roberto burioni

Roberto Burioni, il medico specializzato in Immunologia e professore di Microbiologia e Virologia al San Raffaele, ha rifiutato l’invito del segretario del Partito Democratico a candidarsi alle prossime elezioni politiche.

Il medico, diventato famoso sui social network per la sua battaglia condotta a seguito del decreto Lorenzin contro gli antivaccinisti, era stato invitato da Matteo Renzi ad entrare nelle liste del PD a Milano: “deciderà lui” aveva detto alla stampa l’ex premier. Oggi con un comunicato su twitter l’accademico ha annunciato di aver declinato la proposta.

Nel comunicato si legge che la campagna a favore della prevenzione dalle malattie virali e infettive e “contro l’oscurantismo” continuerà anche senza scendere in campo nell’agone politico.

In effetti il professore sebbene abbia raggiunto un grande momento di notorietà con le polemiche sul decreto Lorenzin conduce la sua battaglia sui vaccini già da qualche anno. Come avevamo scritto anche su questa testata il problema del calo delle vaccinazioni al di là della bontà o meno del decreto Lorenzin (che può apparire troppo restrittivo e coercitivo), è un dato importante del nostro paese in maniera preoccupante.

L’intervento della Lorenzin delicato come un elefante in una cristalleria si è reso necessario dal dato delle epidemie da morbillo: l’Italia è diventato negli ultimi anni il paese europeo maggiormente colpito da questa malattia, se togliamo il caso ancor più grave della Romania. Una totale sfiducia degli italiani nelle istituzioni che la politica non riesce a cogliere, ma che è spesso cavalcata da complottisti ed estremisti della società, che arrivano addirittura a fare guai peggiori dei politicanti con le loro scempiaggini antiscientifiche.

È recente infatti la polemica proprio del Burioni nei confronti di Marco Travaglio, in una lotta che spesso si tramuta in polemica politica, dove il direttore de Il Fatto Quotidiano porta acqua al suo mulino, quello dei Cinquestelle e Burioni quello del PD. Tuttavia l’opera di divulgazione social di Burioni spesso altezzosa e snob è stata utile a far capire alcune cose. Certe malattie non possono essere sottovalutate e se sono state debellate in Occidente è stato grazie alla prevenzione.

Un punto che Travaglio invece vuole rispedire al mittente: “quando sono nato io il morbillo era considerato come un tagliando” ha dichiarato il giornalista, attaccando Burioni, che sul morbillo si è speso molto in questi mesi. Il medico del San Raffaele ha mostrato spesse volte casi in cui chi è stato colpito dal morbillo ne è uscito fuori con degli handicap o delle menomazioni gravi. La risposta del medico a Travaglio comunque non si è fatta attendere: “Travaglio è nato nel 1964 – ha spiegato lo specialista – nel 1964 sono morti 242 bambini di morbillo”.

Una risposta che dimostra che nelle scienze la maggior parte delle volte i fatti e i numeri non sono interpretabili. Una verità che però fa arrabbiare i complottisti della medicina alternativa e tutti coloro che vorrebbero cavalcare elettoralmente e politicamente tale fenomeno, come lo stesso Travaglio.

Burioni comunque ha già scritto diversi saggi divulgativi sull’argomento prima che di tutto il clamore mediatico. Uno di questi, pubblicato nel 2016, è “Il vaccino non è un’opinione”, l’ultimo invece è “la congiura dei somari”, un titolo un po’ forte che testimonia il modo in cui il medico milanese si è calato nella parte del cattivone razionalista. Sperando che il messaggio passi e non abbia l’effetto contrario di radicalizzare troppo il dibattito.