Dopo l’esplosione della bomba intercettazioni, nel mondo politico italiano la tensione regna sovrana. Gli azzurri vogliono vederci chiaro; Renzi, invece, ha visioni tendenti al nero. Il prossimo defenestrato potrebbe essere lui. Del resto, come insegna la vicenda del Cavaliere, la strada dai messaggi in codice al calcio nel sedere, è breve.

E intanto, gli Usa dicono la loro, in gergo diplomatico, attraverso il portavoce del dipartimento di Stato Mark Toner: “Come già detto in precedenza, non conduciamo alcuna attività di sorveglianza di intelligence a meno che non vi sia una specifica e valida ragione di sicurezza nazionale. E ciò si applica a cittadini ordinari come a leader mondiali”.
“Il presidente, aggiunge Toner, è stato chiaro sul fatto che, a meno che non vi sia uno stringente motivo di sicurezza nazionale, non monitoreremo le comunicazioni di capi di Stato e di governo dei nostri amici e alleati. Gli Stati Uniti e l’Italia godono di una lunga amicizia basata sui nostri valori condivisi e su una storia di cooperazione nel portare avanti interessi comuni in tutto il globo. In quanto alleati e partner, continueremo a lavorare a stretto contatto con l’Italia per proteggere la sicurezza collettiva dei nostri due Paesi e dei nostri cittadini”.

Una conferma, anzi due: Berlusconi, oltre ad essere spiato, era anche considerato poco affidabile dagli statunitensi, a dispetto delle dichiarazioni di facciata. Le ricostruzioni eurocentriche della cacciata dell’ex premier, ci hanno sempre convinto poco. Questa UE, è un’articolazione periferica dei centri di comando con sede a Washington. Anche gli avvenimenti di quei giorni, lo dimostrano ampiamente: gli americani intercettano il premier, le banche tedesche vendono titoli di Stato italiani facendo impennare lo spread e Napolitano si occupa materialmente di completare la destrutturazione politica del governo berlusconiano, come ha rivelato Amedeo Labocetta, ex deputato del Pdl e poi per un breve periodo anche di Fli, nel suo libro “Almirante, Berlusconi, Fini, Tremonti, Napolitano. La vita è un incontro”, prima supportando Fini e poi, visto l’esito fallimentare del tentativo, portando dalla sua parte il ministro dell’Economia Tremonti e diversi parlamentari pidiellini.

“Avevo assistito in diretta, scrive Laboccetta, all’organizzazione di un golpe bianco orchestrato dalla prima e dalla terza carica dello Stato…”. La frase “Berlusconi va politicamente eliminato. E Napolitano è della partita. Il presidente della Repubblica condivide, sostiene e avalla tutta l’operazione”, proferita da Fini ai suoi, non era uno sfogo di rabbia ma un disegno antinazionale ben preciso.
La lettera che il 5 agosto 2011, l’allora presidente della BCE Jean Claude Trichet e il suo successore Mario Draghi inviarono a Berlusconi chiedendo ulteriori interventi sul sistema pensionistico, la riduzione dei costi del pubblico impiego, la revisione delle regole sui licenziamenti, il taglio dei salari ed una riforma costituzionale che rendesse più stringenti le regole di bilancio, era l’avvertimento finale dopo settimane di parole sibilline.

Un copione che per Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, si sta ripetendo, stavolta a danno di Renzi. “Le rivelazioni sono fatte anche per colpire Renzi. Quello che è successo sulle banche qualche settimana fa, sul mercato finanziario del nostro Paese, ha spiegato, sul mercato borsistico, ha lo stesso sentore di allora, lo stesso sentore del 2011”. Alza il tiro e mira al bersaglio grosso, il leader della Lega Matteo Salvini, che attacca gli spioni a stelle e strisce: “Gli Stati Uniti sono troppo presenti in Italia e questa situazione deve cambiare” e chiede “rispetto per il lavoro degli alleati” da parte degli americani. Pura utopia, se si considera la servile e perdurante genuflessione del nostro paese al cospetto del gendarme atlantico. Dai droni in doppiopetto del 2011 a quelli di Sigonella di oggi. Sempre dalla stessa parte: quella dei padroni d’oltreoceano.

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