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Campionato: la solita solfa scandita dalla Juventus?

Anche quest’anno il ritornello – o forse verrebbe da dire litania – sembra essere sempre lo stesso. E uguale a quello delle ultime sette stagioni.

A brillare più di tutti sono i soliti due colori. Il bianco e il nero. Quelli della Juventus campione d’Italia e la compagine dalla più lunga dittatura del pallone nostrano.

La settima giornata: la Juve brilla, le sue avversarie iniziano a vincere

Anche la settima giornata di Campionato, infatti, quella che vedeva i bianconeri opposti al Napoli di Carlo Ancelotti, le ha sorriso. Perché lo ha battuto e lo ha fatto precipitare a -6 già a fine settembre. Lo ha fatto mettendo in campo quelle che sono le armi migliori a propria disposizione: la personalità e la sicurezza della grande squadra, la sempre disarmante forza fisica, emersa dal 20′ del primo tempo, l’enorme qualità della rosa (Mandzukic continua a essere un talismano porta fortuna, e per la prima volta ha messo a segno tre reti in sette partite da quando è in Italia) e Cristiano Ronaldo, decisivo sempre quando le gare contano davvero.

I partenopei ci hanno provato. Giocando in modo arrembante nei primi 20′, poi hanno subito la veemente reazione dei padroni di casa alla quale non hanno saputo resistere a lungo. Soprattutto dopo l’inferiorità numerica, senza però mai crollare e restando sempre in partita. Il Napoli, insomma, ha fatto la partita del vorrei ma non posso. Ha messo tutto quello che aveva, certificando, comunque, che un certo distacco c’è.

Il Campionato è già finito? Molti si interrogano. A rispondere ci pensano i numeri. Per la prima volta dal 1930/31, la Juventus vince le prime otto gare della stagione, ed era dal 2005-2006 che non c’erano sei punti di ritardo tra la prima e la seconda. Dodici anni fa la protagonista era sempre la Juventus, in panchina c’era Fabio Capello, vinse quello scudetto restando in testa dall’inizio alla fine, ma le è stato tolto per i famosi fatti di Calciopoli. Come quello dell’anno precedente.

I numeri della settima di campionato

Il settimo turno ha lasciato in rassegna altri spunti di riflessione. Nessuna delle dieci gare in programma è terminata in pareggio, con sette successi delle squadre che giocavano in casa, e tre che sono state corsare (Genoa, Torino e Milan). I bomber, quelli di razza, tranne Ciro Immobile, stanno mostrando enorme fatica a incidere come dovrebbero, anche perché spesso rallentati da problemi fisici. Quasi tutte le grandi hanno fatto il loro dovere. Alcune sorprese delle primissime domeniche hanno ceduto di schianto.

Terzo sorriso per l’Inter, che dopo l’inopinato e sfortunato ko contro il Parma, ha messo in riga Sampdoria, Fiorentina, Cagliari. Tre vittorie diverse che hanno rilanciato i nerazzurri nelle parti nobili della Classifica, a -2 dal secondo posto. Nulla di trascendentale, ma i nerazzurri cominciano a esserci, hanno forse preso un po’ di fiducia nei loro mezzi, Spalletti è meno scriteriato rispetto a un mese fa, e gongola per il primo squillo di Lautaro Martinez, uno dei colpi pregiati del mercato estivo. Il 21enne argentino è andato a segno al primo tiro in porta in Italia. Chirurgico.

Nel derby della capitale, invece, è la sponda giallorossa a godere dopo una prestazione gagliarda e di spessore. Il ritiro forzato dopo la figuraccia di Bologna, forse, ha fatto bene alla banda di Di Francesco, che sembra aver trovato nel 4-2-3-1 l’ancora di salvezza per riprendere il controllo di una nave che sembrava lì per lì per colare a picco. Controllo che non è dato sapere se sia stabile o ancora dentro una fase di burrasca.

La parte biancoceleste, invece, ha confermato, ancora di più, di soffrire le grandi squadre (tre ko contro Napoli, Juventus e Roma), e quindi le partite della maturità. È un limite che la Lazio si porta dietro da tre anni, e che l’anno scorso le è costata una qualificazione in Champions League. E, per di più, Claudio Lotito, sempre attento al portafoglio, potrebbe presto iniziare a chiedersi se non valeva la pena, in estate, privarsi di Milinkovic-Savic a peso d’oro.

Accenni di sorriso da domenica sera sono stampati anche sul faccino di Gennaro Gattuso, che vincendo a Sassuolo con un imponente 4-1 vede la sua posizione traballare un po’ meno. Senza Higuain e con Castillejo al centro dell’attacco, il Milan ha mostrato ancora qualche suo solito problema – 11esima partita consecutiva che subisce reti – e i punti buoni. Idea precisa di gioco – certo, non sempre sviluppata correttamente anche perché Biglia difende più che offende – buone trame offensive, le solite numerose occasioni da goal create, i parecchi errori davanti al portiere avversario. Per fortuna che Suso è tornato a gonfiare la rete dopo 1728 minuti di astinenza, che qualche tiro da fuori area diventa imparabile – tre reti sono arrivate oltre i 16 metri – e che Kessie è tornato a vedere la porta. È la settima volta che lo fa da quando è rossonero, ma soltanto due sono le reti a San Siro (Milan-Spal 2-0, doppio rigore). In attesa che rientri Higuain – vero infortunio o lite con Ringhio? – è già qualcosa. Adesso serve continuità, che le tante gare da disputare a San Siro nel mese di ottobre possono dare.

Dietro Suso – l’uomo del weekend – si piazza sempre l’attaccante polacco del Genoa Krzysztof Piątek, che con la sua doppietta ha fatto due cose. Una: permettere ai grifoni di vincere a Frosinone, e di centrare il quarto successo in sei gare disputate. È la prima volta che accade dal 1932-33. Due: è il primo esordiente, dai tempi di Karl Aage Hansen (parliamo di Atalanta 1949-50) a segnare otto reti nei primi 540′ – più recupero – nella storia della serie A. E Preziosi se la ride ancora di più.

Domenica negativa per il nostro pallone, invece, quella capitata in Fiorentina-Atalanta, vinta 2-0 dai viola. Vuoi per il brutto battibecco tra Pioli e Gasperini, per la simulazione netta di Federico Chiesa in occasione del penalty gigliato, per la nullità del Var.

Alla vigilia della seconda sosta

La tre giorni d’Europa ha però dato fiducia alle avversarie della Juventus: la Roma schianta il Viktoria Plzen, una partita senza storia quella con i cechi, e approfitta della vittoria del Cska sul Real: ora sono tutte lì. L’Inter è in testa a punteggio pieno dopo, la grande vittoria in Olanda ottenuta ai danni del PSV Eindhoven, mentre il Napoli rimette in discussione un girone che sembrava già compromesso, ottenendo una convincente vittoria contro i vice-campioni d’Europa del Liverpool al San Paolo.

Per questa ottava giornata, la Juventus che domina anch’essa il girone di Champions League con due vittorie squillanti, sarà ospite dell’Udinese. I friulani con l’iberico Velazquez sono tornati a proporre un buon calcio, dopo alcuni anni di mediocrità, tuttavia dovrebbe essere molto difficile per la squadra di Pozzo strappare qualche punto ai campioni di Italia. Con un’eventuale vittoria della Juve, i bianconeri eguaglierebbero l’inizio di stagione del Napoli di Sarri, che ottenne otto vittorie nelle prime otto di campionato: il record però resta quello della Roma di Garcia, che nella stagione 2013-2014 ne ottenne dieci nelle prime dieci di campionato.

Dietro i bianconeri, match clou tra Lazio e Fiorentina, gli aquilotti cercano il riscatto dopo due sonore sconfitte con i rivali della Roma, e in Europa con l’Eintracht Francoforte, i viola, sorpresa del campionato cercano quella continuità che potrebbe permettere alla compagine di Pioli di guadagnare un posto in Europa a fine stagione. Il Napoli di Ancelotti invece ospita in casa la sorpresa Sassuolo, che è a soli due punti dai partenopei, una partita che potrebbe essere insidiosa per i padroni di casa.

Roma e Inter sono attesi invece da due testa coda lontano dalle mura amiche, rispettivamente con Empoli e Spal, mentre il Milan dovrà affrontare il fanalino di coda Chievo a San Siro. Queste tre squadre sono attese anch’esse alla prova del nove della continuità, se vogliono coltivare ambizioni europee o addirittura sul campionato, candidandosi come alternative alla Juventus.

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