Sale forte al cielo il grido di dolore e di indignazione “antirazzista” degli “accoglienti” di casa nostra. Tra uno spritz ed un incenso, comodamente adagiati su una cassetta della frutta che fa tanto alternativi o ben protetti dietro ad un altare. Feticisti dell’apertura e dell’ipocrisia, con i soldi di papà o con i vantaggi “concordatari”.

E’ la generazione dei “pentiti”, per usare le parole di Alain De Benoist, che con i mantra immigrazionisti tenta maldestramente di dissimulare la propria adesione incondizionata al sistema capitalistico. Guai a parlare di sfruttamento del lavoro vivo in nome della logica del profitto o di esercito industriale (importato) di riserva: volgari bestemmie per queste animelle belle consacrate al culto dei barconi.

Quinto di Treviso, Casale San Nicola a Roma, Acerra nel napoletano. Tre realtà apparentemente così diverse eppure così drammaticamente simili. L’Italia di questi ultimi anni, è primatista di emergenze. I poveri sono circa 5 milioni, la capacità di spesa degli italiani ha fatto segnare un -13,4% in 11 anni e negli ultimi 3 anni sono più che raddoppiati i suicidi (nel 2014 sono state complessivamente 201 le persone che si sono tolte la vita per motivazioni economiche, rispetto ai 149 casi registrati nel 2013 e agli 89 del 2012) ed il numero di sfratti per morosità continua a crescere.

Se a livello complessivo l’incremento si attesta sui cinque punti percentuali, in alcune regioni ci si trova di fronte ad aumenti da capogiro: è il caso del Molise (+86 per cento), delle Marche (+37), del Trentino (+32) e della Sardegna (+23 per cento). Chi smette di pagare l’affitto nove volte su dieci lo fa per circostanze indipendenti dalla sua volontà (licenziamenti, cassa integrazione, separazioni, lutti e malattie).

Numeri di un’apocalisse sociale che sfugge solo ai dispensatori “a progetto” dei bollini di “razzismo”. Ci si strappa i capelli per la “risorsa” appena arrivata sul nostro territorio ma si volta la faccia dall’altra parte alla vista del proprio concittadino, costretto a chiedere l’elemosina e a vivere in auto, dopo una vita di lavoro. Il migrantismo compulsivo, è anche una turba psichica ma è soprattutto un disegno studiato a tavolino, come ha dimostrato recentemente “Mafia Capitale”. I quasi 40 euro al giorno per migrante, ingrassano una ben precisa filiera dell’accoglienza che sull’emergenza vive e prospera. E prefetti, magistrati e forze dell’ordine lo sanno bene. Oltre le vetrine mediatiche, vi è una realtà impietosa, fatta di città dormitorio e di migliaia di famiglie esasperate che lottano ogni giorno per aggiungere una cena ad un pranzo.

Il profilo dei soggetti a rischio povertà è cambiato: non più minori e anziani come per lungo tempo è stato ma persone comprese nella fascia di età intermedia tra i 40 e i 59 anni con incrementi percentuali di oltre il 70% nella fascia 50-59 anni. E’ l’Inps a dirlo. Sull’orlo del baratro ci sono le famiglie monoparentali under 60 che hanno registrato il 57% in più di poveri; le famiglie numerose di soli adulti, “tra i quali i poveri sono aumentati dell’80%”; le coppie senza figli under 60 (50% in più di poveri). Anche i figli, più di 2, espongono ad un rischio povertà maggiore dato che, come si legge in uno degli ultimi “Rapporti” Inps, “si registra una crescita dei tassi di povertà al crescere del numero di figli”. E se, su base territoriale, il tasso di povertà è molto più alto al Sud rispetto al Nord (43% contro il 14%), è soprattutto il Nord-Est l’area del paese che ha fatto registrare gli incrementi proporzionalmente maggiori del numero di poveri (+61 per cento), seguita dal Centro (+50 per cento) e dal Nord-Ovest (+33 cento).

Non vi può essere accoglienza in un simile contesto. La solidarietà senza concrete opportunità, è solo un’ipocrita litania borghese recitata per occultare condotte funzionali a quegli apparati nazionali e sovranazionali che lucrano sui traffici di esseri umani. La storiella delle migrazioni spontanee, inganna sempre meno persone. Le aggressioni imperialiste a Libia e Siria, giusto per citare due casi recenti, e le rotte degli sbarchi che ne sono conseguiti, rispondono a precisi “piani”.

Cialtroni di lungo corso, boccaloni incontinenti ed onanisti da social, si sono subito a affrettati a bollare le proteste popolari di questi giorni, come recrudescenze dei “soliti” e “cari” “ismi” che valgon bene ancora scranni, vitalizi e gettoni di servile presenza, tra una pausa mare ed uno spacco tra un evento mondano e l’altro. Ma la verità è un’altra: la gente vive un profondo disagio ed il vuoto, l’assenza delle istituzioni e dei partiti, l’ha spinta a difendersi in maniera diretta ed autonoma. Piacerà poco ai guerriglieri degli aperitivi ed alle solite cer-bottane ambulanti, ma dalle periferie è giunto un segnale inequivocabile, seppur ancora embrionale, di resistenza territoriale.

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