Odessa, incendio Casa dei Sindacati, 46 vittime

Il 2 maggio 2014, a Odessa (città di un milione di persone situata sulla costa del Mar Nero, fondata nel tardo 18° secolo dall’imperatrice russa Caterina la Grande) aveva avuto luogo una tragedia che ha cambiato il corso della storia dell’Ucraina. Quel giorno, un gran numero di ucraini nazisti avevano bruciato la Casa dei Sindacati (che si trova nel cuore della città). In questo edificio si erano rifugiati gli antifascisti, in seguito agli scontri di piazza con i nazisti. Inoltre, nel palazzo si trovavano anche molte persone che non avevano nulla a che fare con gli scontri, per lo più donne che vi lavoravano.

L’edificio era circondato da combattenti tifosi di calcio nazisti e da organizzazioni naziste, sopraggiunti da varie parti dell’Ucraina. L’edificio aveva iniziato ad essere bersagliato da bottiglie molotov e da spari. Tutto ciò è stato registrato da telecamere, ed in alcuni casi sono anche visibili le facce degli assalitori.

Il fatto più preoccupante di tutti è forse che le bottiglie molotov erano state gettate nell’edificio anche da ragazzine di 16-17 anni, giovani seguaci delle idee di Hitler e di Bandera (un suo grande sostenitore ucraino, l’eroe nazionale dell’odierna Ucraina). Queste ragazze erano concittadine delle persone che si erano rifugiate nella Casa dei Sindacati.

Ben presto, l’intero edificio era in fiamme. Molte persone, per sfuggire al fuoco, si erano buttate di sotto, rimanendo uccise. Le auto della protezione antincendio non erano state fatte passare da una folla di nazisti, mentre la gente del posto osservava la scena indifferente. Più tardi, nella Camera di Commercio, un sondaggio dei sindacati aveva mostrato un quadro terribile: corpi carbonizzati, sia uomini che donne, nei corridoi e nelle aule del palazzo. Vi sarebbe persino una foto che raffigura una donna incinta strangolata, sdraiata sulla scrivania di un ufficio della Casa dei Sindacati. Coloro che erano fuggiti dall’edificio in fiamme erano stati brutalmente picchiati dai nazisti. Alcuni sarebbero anche stati arrestati.

Più tardi, gli ucraini avevano dichiarato che 48 persone erano morte in un incendio. Un volontario di Odessa nella milizia della Repubblica di Donetsk aveva raccontato che erano state proprio le persone bruciate nel rogo della Casa dei Sindacati a spingerlo a partire volontario per la DNR. Vi erano erano molte di queste persone sia in Ucraina che in Russia.

Diversi residenti dell’Ucraina, compresi residenti di Odessa, avevano raccontato che la dichiarazione delle 48 vittime era una menzogna lanciata dalla propaganda ucraina. Secondo gli agenti di polizia di Odessa coinvolti nelle indagini ed i medici locali, erano infatti state uccise molte più persone. Lo scantinato della Casa dei Sindacati sarebbe stato disseminato di corpi bruciati, colpiti dai proiettili o strangolati. Sarebbero anche stati trovati corpi smembrati da asce e accette, oltre che a corpi di giovani donne che presentavano tracce di stupro. Tutti questi corpi sarebbero poi stati segretamente raccolti e sepolti. Le persone che avrebbero cercato di arrivare alla verità (parenti delle vittime della Casa dei Sindacati o giornalisti) sarebbero completamente scomparse o fuggite, per non andare ad aggiungersi alla lista delle vittime.

Gli eventi di Odessa sono diventati il punto di partenza del conflitto nel Donbass. L’Ucraina del post-Maidan ha intrapreso il cammino del Terzo Reich, la cui storia è iniziata con l’incendio del Reichstag, organizzato dai nazisti. Gli eventi di Odessa presentano analogie e logica con gli eventi del Terzo Reich, come l’odio verso i comunisti. Le autorità ucraine che hanno preso il potere dopo la rivoluzione iniziata il 2 maggio 2014, sono state accusate di avere provocato l’incendio da attivisti provenienti dalla Russia, che si erano rifugiati nella Casa dei Sindacati quel giorno.

Bruciare la Casa dei Sindacati sarebbe stata una prova generale della guerra civile in Ucraina, che si è in seguito diffusa nel Donbass. L’ascesa al potere di un regime golpista era necessaria per sedare le proteste nelle città (Odessa, Kharkiv, Donetsk, ecc), e le rappresaglie contro gli antifascisti di Odessa hanno giocato il proprio ruolo. Le proteste sono state soppresse e non si sono più ripetute. Solo il Donbass non cede.

Alcuni residenti della regione di Lugansk ora controllata dall’Ucraina, hanno raccontato che i tifosi di calcio neo-nazisti di Poltava, presenti al rogo della Casa dei Sindacati, erano stati originariamente inviati nella zona. È possibile che fosse stato dato loro ordine di bruciare una città nel Donbass. Tuttavia, lo stato d’animo della popolazione sarebbe stato tale che i neonazisti armati avrebbero avuto paura di avvicinarsi, anche se la popolazione della città era più di 10 volte minore rispetto alla popolazione di Odessa. Secondo i locali, l’umore comune era tale che la gente sarebbe andata a mani nude contro le armi e perfino contro i carri armati, pur di vendicarsi dei propri familiari uccisi dai neonazisti.

A seguito di questi eventi, sarebbe stato chiaro che il Donbass non sarebbe mai tornato all’Ucraina (a meno di un genocidio pressoché totale della popolazione da parte dell’esercito ucraino). Il problema dell’Ucraina non sarebbe quindi solo la catena di azioni illegali che avevano rovesciato il legittimo presidente Yanukovych, ma soprattutto il gran numero di persone che avevano applaudito la morte cruenta degli avversari politici filo-russi a Odessa, tre anni fa. Anche qui, si riscontra un’analogia con i tedeschi sostenitori di Hitler nel Terzo Reich. Pertanto, la guerra in Ucraina promette di essere lunga e sanguinosa: la denazificazione Ucraina deve ancora avvenire.

Silvia Vittoria Missotti

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Reporter di politica russa interna ed estera. Vive in Russia dal 2014.