Il Ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi.

In vista della Conferenza Italia-Africa, che si svolge oggi a Roma e che è organizzata dal governo italiano, il Ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi ha incontrato ieri i suoi omologhi di Eritrea ed Etiopia, Osman Saleh e Workneh Gebeyehu.

E’ stata la seconda riunione, dopo quella organizzata a latere a New York in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a cui è poi seguita, solo due settimane fa, la visita ufficiale del primo ministro Giuseppe Conte ad Asmara e Addis Abeba. Tale assidua frequentazione vuole testimoniare l’impegno italiano a favore del processo di pace ed integrazione fra i due Stati del Corno d’Africa, per vent’anni divisi da un confronto fratricida, un processo che oltretutto sta già dando positivi risultati per ambo le parti e che adesso s’è esteso anche agli altri due importanti attori della regione, Gibuti e la Somalia.

Non a caso è stata proprio la Somalia, una nazione che dal 1991 ha conosciuto una continua divisione interna ad opera di faide e signori della guerra succeduti al crollo del regime di Siad Barre, ma che al tempo stesso è profondamente legata all’Eritrea e all’Etiopia da immensi aspetti storici e culturali, una delle principali tematiche di cui i tre ministri hanno voluto occuparsi nel corso del loro incontro. In primo luogo Enzo Moavero ha ribadito la volontà dell’Italia di sostenere crescita economica e sviluppo sostenibile tanto in Eritrea quanto in Etiopia, con una strategia articolata che mira a comprendere numerosi settori ed iniziative.

La prima cosa è la cooperazione nel campo dello sviluppo industriale e degli investimenti, con progetti mirati in particolare sulle infrastrutture in modo da avvantaggiare i collegamenti fra i due paesi, ma un altro aspetto è anche la produzione d’energia da fonti sostenibili e rinnovabili, di cui entrambi i paesi sono assai ricchi. Non vanno dimenticate, per esempio, le immense risorse nel campo della geotermia, su cui peraltro l’Italia vanta un’esperienza ultrasecolare, e parlando di collegamenti non bisognerebbe trascurare la capacità ugualmente comprovata del nostro paese nella realizzazione di complesse ed ardite opere infrastrutturali, di cui del resto anche l’Eritrea può fornire una testimonianza con gli incredibili ponti della ferrovia fra Asmara e Massaua, e via discorrendo.

Un altro aspetto è costituito dall’impellenza di dover rafforzare i collegamenti commerciali fra Italia, Eritrea ed Etiopia, anche in vista di un futuro progetto volto alla realizzazione di un’area di “libero scambio” che coinvolga l’intera regione del Corno d’Africa. Anche in tal caso i benefici per gli altri soggetti regionali, Gibuti e Somalia, sarebbero semplicemente immensi e di una portata ancora tutta da calcolare oggi come oggi, e tali comunque da valorizzare oltremodo il loro potenziale strategico.

Il terzo punto, infine, è la collaborazione culturale, in modo da creare una maggiore e migliore conoscenza reciproca, uno strumento vantaggioso per correlare maggiormente le varie economie fra di loro ed allo stesso tempo prevenire altri possibili dissapori, voluti come sempre è avvenuto per volontà di mani esterne. Un solido ed efficace intervento nell’ambito dell’istruzione e della formazione professionale può vivacizzare tutti e tre i settori produttivi dei paesi del Corno d’Africa, ovvero agricoltura, industria e servizi, donando loro nuove ed ulteriori possibilità in termini di crescita e competitività. Si avrà così una migliore resa dell’economia e al contempo un potenziamento di settori chiave come la sanità e l’istruzione.

Tutte queste iniziative costituiranno nuove ed importanti opportunità per le giovani generazioni, che potranno quindi trovare nei loro paesi nativi maggiori opportunità di crescita personale e professionale, con una simmetrica riduzione in un ragionevole arco di tempo del fenomeno migratorio. L’emigrazione, d’altronde, sottrae ai paesi del Corno d’Africa energie umane preziose, menti e braccia valide e capaci, che possono garantire a quelle economie e a quelle società futuro e prosperità. E’ dunque fondamentale spezzare questo circolo vizioso, proprio intervenendo direttamente su quei paesi.

Proprio per sostenere tutto questo, i tre ministri si sono particolarmente soffermati sull’indispensabilità di rimuovere le sanzioni che tuttora gravano sull’Eritrea, volute nel 2009 e poi rafforzate nel 2011 in base ad accusate già da tempo ampiamente smentite ed in ogni caso rese anche politicamente superate dagli eventi occorsi da luglio ad oggi.

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