Yulia Efimova piange dopo i fischi a Rio 2016

Dello scandalo doping nello sport russo ci siamo occupati a più riprese sulla nostra testata, vi abbiamo raccontato come le istituzioni politiche dello sport mondiale abbiano preso di mira la Russia come paese piuttosto che gli atleti coinvolti individualmente e abbiamo costruito qualche ipotesi sui motivi che hanno spinto lo sport a rappresentare la Russia come il “cattivone” del doping.

Premesso che il doping nello sport è un danno grave alla salute degli atleti oltre che alla credibilità e alla cultura dello sport professionistico e che chiunque ne faccia pratica debba essere severamente punito, la Federazione Russa a partire da un’indagine della Wada del 2014, è stata accusata di praticare del vero e proprio “doping di stato” programmato e sistematico.

Ci si chiede tuttavia perché visto che i casi di doping clamorosi o meno sono da anni appannaggio di qualsiasi tipo di atleta proveniente da un po’ tutte le nazioni, proprio la Russia e non altri sia stata accusata di farne un utilizzo a livello di stato, come facevano o si pensava che facessero i paesi dell’est o meglio del Patto di Varsavia.

Tutto ciò non si spiega soltanto con il pregiudizio che i paesi dell’Est, soprattutto quelli invisi all’Occidente, subiscono dall’era della cortina di ferro.

Tuttavia bisognerebbe ricordare che più che i sovietici erano paesi come la Germania dell’Est a fare uso massiccio di sostanze come gli steroidi anabolizzanti altamente dannose per il fisico di un atleta, tanto da causare disfunzioni varie se non addirittura dei tumori. La DDR subiva molto nel secolo scorso il confronto con la Germania Ovest, e il doping somministrato dai funzionari della DDR ai propri atleti doveva garantire a Berlino la possibilità di confrontarsi con i cugini dell’ovest.

Quello che spesso non viene detto dalla stampa e da chi si avventura in alcune ricostruzioni storiche è che in quel periodo, specialmente negli anni ’80, l’uso di steroidi era pratica diffusa non solo nella Germania Ovest (dove era tolleratissima da Schauble), ma nell’intero occidente, allo stesso modo che dall’altra parte della barricata.

Il problema attuale del doping nello sport è dato soprattutto dalla sua crescente sofisticazione. Infatti differentemente dalle credenze comuni, il doping è solo marginalmente qualcosa che ha a che fare con sostanze psicotrope facilmente rintracciabili come era in origine e che eventualmente renderebbe il fenomeno facilmente ridimensionabile.

Il doping è in realtà un qualcosa che è al limite tra la cura medica e il miglioramento delle prestazioni degli atleti, che grazie ad alcuni trattamenti possono migliorare la loro rapidità di recupero, la loro potenza, la loro capacità di sforzo e così via. La narrazione che viene fatta oggi del doping relativo alla Russia è ancora legata ai metodi che si usavano nel secolo scorso, dove si ricorreva soprattutto a massicce dosi di sostanze anabolizzanti, volte a far crescere la quantità di ormoni già presenti nell’uomo come il nandrolone, il testosterone etc.

Sostanze che avevano conseguenze fisiche ben visibili soprattutto sulle atlete, che apparivano ai tempi sin troppo mascolinizzate e forti. Celebre è il caso di Heidi Krieger, lanciatrice del peso e del disco della DDR, che era talmente imbottita di ormoni maschili che oggi si chiama Andreas…

Ai nostri tempi nonostante si siano fatti grandi passi avanti nella censura del doping nello sport, il doping con nuove sostanze sempre più complesse e metodi per aggirare i controlli, resta sempre una spada di Damocle sulle spalle delle competizioni sportive. In particolar modo, le discipline basate sulla forza e resistenza atletica piuttosto che sulla tecnica specifica, come l’atletica leggera, il ciclismo, il nuoto rischiano di veder trasformate le loro gare in una farsa, basti citare il clamoroso caso di Lance Armstrong al quale sono stati annullati sette Tour de France, una macchia difficilmente cancellabile nper la credibilità dell’UCI, o le numerose squalifiche clamorose nell’atletica, da Ben Johnson ad Alex Schwazer e ai numerosi sospetti che questi casi clamorosi hanno lanciato sui risultati degli ultimi 30 anni almeno.

È proprio sull’atletica leggera che è basato il famoso Rapporto Mclaren della Wada che sebbene coinvolga nella sua indagine sul doping diversi paesi come Francia, Germania, Kenya, Spagna e la stessa Italia, ha fatto della Russia (e della Turchia) gli unici capri espiatori. Condannando così Mosca a partecipare in maniera ridotta alle Olimpiadi di Rio di agosto 2016, rinunciando completamente alle gare di atletica, mentre è stata del tutto esclusa dalle Paralimpiadi. Non una bella pagina di sport escludere degli atleti che già lottano nella vita di tutti i giorni per colpe che non hanno, solo perché sono russi.

Un provvedimento che ha causato la rabbia e il ritiro definitivo dal professionismo della campionessa di salto con l’asta femminile (e detentrice del record mondiale) Elena Isinbaeva, e lo spettacolo indecente dei fischi del pubblico olimpionico, corredato dagli insulti dei suoi colleghi, che causarono il pianto della nuotatrice dei 200m in stile rana, Yulia Efimova, dopo la conquista del gradino più basso del podio.

Di questo e di altri particolari si occupa il piccolo pamphlet di Enrico Vigna, “Russia, Paralimpiadi, Olimpiadi, Wada… nel merito dei fatti” edito dalla casa editrice La Città del Sole.copertina russia, pralimpiadi, olimpiadi, wada... nel merito dei fatti.

Il testo scritto con il metodo dell’indagine giornalistica pone alcuni dubbi in primis sulla natura pubblico-privata della Wada, società regolata dal diritto svizzero, ma con sede in Canada e l’influenza che alcuni paesi occidentali possono avere nell’influenzare quest’istituzione a discapito degli altri. Inoltre si cerca di portare luce su un rapporto, quelli di Mclaren che secondo l’autore sembra non essere così convincente.

Innanzitutto le prove presentate dal rapporto sarebbero prive di consistenza, così come le testimonianze. Il rapporto infatti si basa sulla parola di tre “pentiti”, Grigory Rodchenkov, ex direttore del Centro Anti-Doping della Federazione Russa, Vitaly Stepanov, ex membro della RUSADA (Agenzia russa dell’antidoping) e sua moglie Yulia Stepanova, atleta specialista degli 800m piani, che per i motivi ben documentati dall’autore risultano poco credibili e “interessati” nel loro pentimento.

Infine il testo analizza come l’ostruzionismo nei confronti della Russia può essere spiegato da motivazioni politiche soprattutto da parte di Washington, che avrebbe voluto ospitare i mondiali di calcio che si terranno in Russia nel 2018 e ha avuto i bastoni tra le ruote di Mosca, ma anche come una delle mosse strategiche della precedente amministrazione Obama per perpetuare lo scontro nei suoi confronti e cercare di isolarla sottraendole consensi a livello internazionale.

Un’ampia e documentata analisi che vale la pena di leggere su un argomento che meriterebbe di essere nuovamente approfondito in futuro, “a bocce ferme”, ma sul quale è meglio cominciare capirci qualcosa.

Mirco Coppola

Russia, Paralimpiadi, Olimpiadi, WADA… nel merito dei fatti – Aspettando i Mondiali di calcio Russia 2018 – A cura di Enrico Vigna; La Città Del Sole, 2016. Pagine: 66, ISBN: 978-88-8292-441-6

UN COMMENTO

  1. Grazie della Sua recensione dottor Coppola. Ho ordinato il piccolo testo via Amazon e sono curioso di leggerlo. Potrei chiederLe la gentilezza di mettermi in contatto con l’Autore? Come saprà io sono (stato) l’allenatore di Alex Schwazer dal marzo 2015 fino alla sua recente squalifica per doping. Siamo profondamente convinti che si sia trattato di una manipolazione nella quale i russi potrebbero non essere stati estranei. Ogni informazione potrebbe esserci preziosa.
    Grazie e un cordiale saluto.
    Alessandro Donati

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