Travaso di quantità copiose di bile nelle redazioni dei giornali occidentali dopo l’annuncio ufficiale dell’assegnazione a Pechino dei Giochi Olimpici Invernali del 2022. Innanzitutto va detto che era un’assegnazione scontata: solo due città rimaste in corsa, dopo le rinuncie per motivi vari di Stoccolma, Cracovia, Leopoli e Oslo. Le due sopravvisute erano Pechino, appunto, ed Almaty, la vecchia capitale del Kazakistan.

Una votazione caraterizzata da un piccolo giallo con l’impossibilità di votare elettronicamente, con i membri del Comitato Olimpico Internazionale che sono ricorsi ai più tradizionali carta e penna.

Pechino rispetto ai kazaki poteva contare di un maggior fascino sia a livello economico sia a livello geopolitico, anche se, va detto, Almaty si è dimostrata avversario temibile: una differenza di appena 4 voti, 44 a 40.

Per la prima volta nella storia una città si troverà ad organizzare i Giochi Invernali dopo aver già organizzato quelli Estivi.

Subito dopo l’assegnazione non sono mancate le polemiche dei soliti “esperti” dei giornali lib-dem. Il Foglio Quotidiano ha riservato al sito “china-files” l’articolo, nel quale vengono sciorinata la solita tiritera su diritti umani e smog, con l’aggiunta della grande novità di questi giorni: Pechino è una città senza neve, quindi non può organizzare i Giochi Invernali. Detto che le gare di sci saranno comunque ospitate dalle città di Yanqing (90 km da Pechino) e Zhanjiakou (220 km da Pechino e 130 da Yanqing), che a loro volta saranno collegate alla Capitale da treni super veloci che ridurranno al minimo i tempi dei trasferimenti (poco più di mezz’ora per i cinesi, circa un’ora secondo le stime del CIO), il problema “assenza di neve” è stato sollevato anche dall’impeccabile Michele Serra sul Corriere della Sera. Ad accorrere in soccorso al buon Serra ci ha pensato ilpost.it che ha paragonato le Olimpiadi pechinesi alle altre Olimpiadi invernali da “inferno dantesco”, quelle di Soči. Ovviamente, Russia e Cina, il male del male, coloro che si comprano le manifestazioni grazie potere, autocrazia e abusi dei diritti umani. Ovviamente hanno bellamento dimenticato di citare altre due “Olimpiadi senza neve”, come quelle di Torino 2006 e Vancouver 2010.

Durante le Olimpiadi torinesi, le gare sciistiche si svolgevano a Cesana Torinese, circa 90 chilometri dal capoluogo, Pragelato, 82 chilometri di distanza, e Sestriere, 102 chilometri da Torino, e  mentre Canada si svolgevano a Whistler, 120 chilometri da Vancouver.

Invece di ciarlare di sciocchezze simili, il problema sembra solo uno: nessuno prende coscienza che l’asse dello sport mondiale si è spostato verso est. Ormai quasi solamente le città asiatiche o di paesi emergenti (vedi Brasile), le loro economie e il supporto della loro classe politica, possono imbarcarsi in questi mega eventi.

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