Che cos’è, esattamente, la Chiesa di Cristo? Nel nostro paese, data anche la forte tradizione ed eredità cattolica, in generale tutto ciò che non abbia a che fare con la Chiesa Cattolica appare come qualcosa di misterioso e di cui, in molti casi, anche diffidare. Tuttavia, il quasi monopolio goduto dal Cattolicesimo nel nostro paese non ha impedito, nel corso degli anni, che si formassero ed affermassero anche culti alternativi, sia di matrice cristiana ma non cattolica, sia d’altro tipo ancora, legati quindi alle religioni più disparate.

Per Chiesa di Cristo intendiamo un insieme di congregazioni cristiane, generalmente autonome ed indipendenti le une dalle altre, ma accomunate fra di loro da una discreta varietà di visioni e pratiche religiose comuni. Non parliamo, dunque, di una Chiesa come quella Cattolica o quella Ortodossa, con una gerarchia di tipo piramidale che va dal sacerdote sino al Papa o al Patriarca, ma di un insieme di comunità di credenti in ognuna delle quali il punto di riferimento è un pastore che gode di un carisma e di un ruolo guida. Non le unisce una figura superiore, che sia un Vescovo o un Pontefice, ma solo una comune interpretazione della Bibbia e la refrattarietà a seguire altre autorità che possano stabilire dei limiti o degli indirizzi su quella stessa interpretazione, così come sulla liturgia, sulla dottrina, ecc.

Si tratta, in verità, di un fenomeno piuttosto comune per non dire proprio caratteristico del Protestantesimo, di cui la Chiesa di Cristo è una delle espressioni forse più “puriste”, scaturite dal Movimento di Restaurazione sorto negli Stati Uniti al principio del XIX Secolo. Questo movimento, formato da cristiani di diverse denominazioni, intendeva per l’appunto “restaurare” il Cristianesimo delle origini, precedente a qualunque “denominazione”, e pertanto ricreare la prima Chiesa, quella fondata da Gesù Cristo insieme agli Apostoli. Proprio per questo si parla di “Chiesa di Cristo”, un movimento che di fatto va a collocarsi oltre al Protestantesimo.

Già al principio, in Pennysilvania, sotto la guida di Thomas Campbell e del figlio Alexander, il movimento entrò in forte collisione col Cattolicesimo, definito come un “pericolo”, così come con tutte le altre denominazioni protestanti, e pur condannando ferocemente il “settarismo” finì paradossalmente con l’incarnarlo a propria volta.

Al pari di altri movimenti della galassia protestante, nel corso dei decenni successivi, fino ad oggi, questo movimento del ramo Battista ha conosciuto una discreta espansione dapprima nel mondo anglosassone e, successivamente, anche in altre parti del mondo, ad esempio nelle regioni dove fino ad allora il predominio del Cattolicesimo (Europa continentale, America Latina) o delle dottrine orientali (Cina, Sud Est Asiatico) era stato praticamente inaggirabile. 

Naturalmente una forte penetrazione di queste “nuove forme” di Cristianesimo si è registrata anche in Africa, in parte sin dal periodo coloniale, penetrando grazie alla presenza politica europea, e continuando quindi anche successivamente, con crescente successo. L’Africa odierna è una sorta di “nuova frontiera” per vari movimenti religiosi, sia musulmani che protestanti, che crescono a spese non soltanto del tradizionale Animismo ma anche dell’Islam e del Cristianesimo preesistenti, risalenti ai primi invasori europei od arabi ormai sempre più lontani nella storia. Seguendo lo stesso principio, i movimenti protestanti si sono affermati anche nei paesi un tempo colonie spagnole o portoghesi, dall’America Latina alle Filippine fino alla lontana Timor Est, ed ancor più nelle ex colonie britanniche, sparse dalle Antille all’Oceania.

In Cina, la Chiesa del Nuovo Testamento sorse per esempio a Hong Kong, durante il protettorato britannico, per iniziativa di Kong Duen Yee nel 1963; negli anni dell’apertura economica e delle grandi riforme seguite al 1978, essa cominciò a guardare anche all’entroterra, alla Cina interna, dove in effetti stavano cominciando a sorgere nuove comunità protestanti clandestine, ostili o comunque estranee alla Chiesa delle Tre Autonomie vicina a Pechino. Nel 1995, quattro anni prima che Hong Kong ritornasse sotto la sovranità di Pechino, quest’ultima inserì la Chiesa del Nuovo Testamento nella lista dei movimenti da tenere sott’occhio, dato che il suo comportamento ambiguo e non rispettoso della legislazione nazionale in materia religiosa costituiva di fatto un potenziale pericolo sociale.

Successivamente, altri episodi ben più gravi legati a sette e culti “non controllati” come il Falun Gong o la Chiesa di Dio Onnipotente dimostrarono come, effettivamente, non fosse il caso di chiudere troppo gli occhi su certi movimenti che svolgevano la loro vita religiosa all’oscuro dalle istituzioni e dalla maggior parte degli altri cittadini, e nella cui segretezza poteva quindi avvenire virtualmente di tutto. Non a caso, sempre in quegli anni, anche altri movimenti come i “Bambini di Dio”, noti poi come “La Famiglia”, o la “Chiesa dell’Unificazione” o ancora la “Chiesa di LingLing” o la “Chiesa del Pieno Scopo” e tante altre ancora vennero messe sotto la lente d’ingrandimento o considerate proprio pericolose.

Tale comportamento, inizialmente criticato da molti osservatori sia asiatici che occidentali, ha in seguito trovato maggiori comprensioni, e in vari paesi come il Giappone, la Corea del Sud o ancora la Russia e persino alcune nazioni dell’UE si è cominciato a parlare della necessità di sottoporre certi movimenti religiosi sotto un quantomeno cauto controllo, oppure, come nel caso dei Testimoni di Geova in Russia, di contrastarli in maniera molto più aperta e diretta. Ci sono, tuttavia, anche molte resistenze, soprattutto da parte degli ambienti politici occidentali più vicini all’idea che la libertà di culto debba essere difesa a tutti i costi, anche al costo di minimizzare eventuali abusi od opacità che pure in certi ambienti religiosi chiusi sono avvenute e continuano ad avvenire.

A tal proposito in Italia il dibattito continua ancora a rimanere aperto, per non dire apertissimo. La Chiesa di Cristo, per esempio, nel 2014 risultava avere poche sedi, poco più di una decina, mentre oggi sarebbero non meno di 65; ma accanto a questa realtà, che nel nostro paese non pare essersi caratterizzata per comportamenti lesivi della legge, almeno apertamente, ne hanno proliferato anche molte altre, più o meno riconducibili alla vasta galassia protestante, spesso con metodi di proselitismo molto attivi e persino aggressivi che non si svolgono soltanto in strada ma, soprattutto, nel web ed in particolare nel popolato mondo dei social. 

Un aspetto che non andrebbe dimenticato, a proposito del successo che queste “nuove Chiese” hanno avuto in Italia, è il contributo ricevuto dagli immigrati di altri paesi, che già praticavano tali culti in patria e che di conseguenza continuano a praticarli anche nel nostro paese. E’ un fenomeno che molti di noi conoscono soprattutto guardando alla crescita delle moschee e del loro numero di fedeli nelle nostre città, ma che in misura minore e più nascosta avviene anche per quanto riguarda le chiese protestanti. Come dicevamo, molti culti protestanti erano già radicati o sono in via di forte radicamento in realtà come il Sud America o l’Estremo Oriente, ed infatti in molte di queste chiese in Italia non è difficile individuare persone che provengono da quei paesi.

Ciò è senza dubbio un aspetto positivo, poiché ognuno di noi ha necessità di punti di riferimento e di aggregazione, ancor più se si trova a vivere in un paese straniero; ma al tempo stesso non ci esula dal dover seguire con un po’ più di attenzione la vita religiosa di queste persone e delle realtà religiose o spirituali che frequentano, anche perché fra di loro vi sono per esempio persone che hanno fatto richiesta di asilo politico per motivi legati alla persecuzione che la loro fede aveva ricevuto in patria. Se ciò è vero, va benissimo, ma se tale “persecuzione” è avvenuta perché si trattava di un culto messo al bando per azioni che avevano turbato l’ordine pubblico e sociale, o che risultavano comunque criminali, allora il discorso cambia nettamente. Vale per i cristiani e vale per i musulmani, e per tutti gli altri.

Del resto molti di questi movimenti, cominciando da quelli protestanti o evangelici, spesso sono saliti alla ribalta a causa di comportamenti dannosi per coloro che ne erano entrati a far parte, dal senso di colpa che veniva indotto nei membri sino a situazioni di vero e proprio plagio, o ancora minacce e ricatti psicologici nei confronti di chi tentava di allontanarsene. Di tanto in tanto i nostri giornali ne parlano e mettono in luce gli effetti che predicazioni troppo aggressive o assolutiste possono avere sulla salute psicofisica di chi si trova a far parte di quella che, in ultima analisi, è pur sempre una setta.

In questo senso, dato che ci troviamo di fronte a movimenti pur sempre settari o comunque suscettibili di divenir tali, non possiamo esimerci dal rapportarci ad essi con senso di cautela e spirito critico, esattamente come del resto si fa con le religioni rivelate e i suoi funzionari di culto: certe situazioni di abuso o di violenza sulla persona, facilitate dal trovarsi in un ambiente chiuso, non sono dopotutto esclusivo appannaggio della Chiesa Cattolica, anche se in questi casi la reazione dei media e dell’opinione pubblica è per ovvie ragioni e diciamo anche per fortuna più attenta ed immediata.

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