La guerra civile jugoslava è soltanto l’ultimo triste epilogo di un paese che è stato unito nonostante le difficoltà culturali, religiose e nazionali. Quando si parla della storia di questo paese non si può tralasciare questi fatti e soprattutto a non pensare alle aspirazioni occidentali che come un tiepido vento di scirocco soffiavano sul fuoco nazionalista, mai domo, delle varie repubbliche slave.

Finita la seconda guerra mondiale tanti croati e molti serbi, tutti anticomunisti, lasciarono queste terre e si trasferirono in Australia. Proprio qui, nel 1961 a Sidney, nasce il movimento terroristico croato chiamato HRB1. Lo scopo principale di questo movimento era la liberazione della Croazia dal comunismo e dalla Jugoslavia e la restaurazione del NDH2.

Le azioni intraprese dal HRB erano tutte di natura terroristica: bombe nei cinema, nei treni, attentati contro le ambasciate, consulati e i personaggi di spicco.

Tuttavia l’azione più importante intrapresa da questo gruppo avviene nel 1972 e prende il nome di “Operazione Phoenix” o “Gruppo di Bugojno”3.

Fallita la “primavera croata”4 e successivi arresti a danno dei politici della repubblica croata convincono gli esponenti del HRB che il terreno per la seccessione è seminato e che dovevano muoversi velocemente. Così iniziano subito le pianificazioni e i studi neccessari per intraprendere l’operazione.

Aiutati dai servizi segreti occidentali la prima parte delle preparazioni si svolsero in Australia per poi spostarsi nella Repubblica Federale Tedesca. Qui i fratelli Ambrozije e Adolf Andric, – capi dell’organizzazione-, ricevono le armi ed insieme ad altri 18 terroristi passano in Austria per ultimare i preparativi.

I servizi segreti jugoslavi erano a conoscenza delle intenzioni e riescono ad infiltrare un proprio agente all’interno del gruppo terroristico5. Quest’ultimo riesce a passare tutte le informazioni importanti per cogliere in fragrante i 19 terroristi croati, ma qualcosa va storto. Proprio il giorno prima dell’inizio dell’operazione, il gruppo viene scoperto da soldati di frontiera austriaci e dopo uno scambio di colpi, vengono costretti ad attraversare la frontiera jugoslava facendo cosi saltare intera contro-operazione dei servizi segreti.

Una volta entrati in Slovenia, vestiti in uniformi e con armi dell’esercito americano, rapiscono un camionista e si fanno portare direttamente in Bosnia ed Herzegovina a Bugojno, roccaforte degli USTASA6 durante la seconda guerra mondiale, dove sicuri dell’appoggio della popolazione locale sarebbe iniziata l’indipendenza del popolo croato.

A tutti questi eventi Tito reagisce chiamando la difesa popolare (del posto) e non i specialisti. Le sue intenzioni erano chiare: voleva che i terroristi vengano presi dalle milizie popolari a maggioranza croate per evitare le problematiche nazionaliste che potevano scaturirsi da li a breve. Furono richiamati circa 350 soldati JNA, 300 poliziotti e 3.400 milizie territoriali, azione neccessaria nel controllo del territorio e della popolazione locale onde evitare brutte sorprese.

I primi scontri tra le milizie e i terroristi avvengono il 25 giugno del ’72 nella montagna Radusa, qui il gruppo viene diviso in due e non avendo l’appoggio della popolazione iniziò la dispersione. Le milizie popolari divisi a gruppi di 3 persone e distanti uni dall’altri di 200 mt settacciarono interno territorio scontrandosi più volte con i terroristi.

In pochi giorni furono uccisi 15 terroristi e morirono altrettanti soldati jugoslavi. Solo 4 estremisti furono fatti prigionieri e successivamente vennero condannati7 dal tribunale militare di Sarajevo.

Nonostante le prese di posizione da parte del governo, di Tito e le successive creazioni delle forze speciali antiterrorismo, questo fatto storico fu solo l’inizio di quello che sarebbe successo da li a pochi anni: la fine della Juugoslavia e una delle peggiori guerre civili del ventesimo secolo.

Articolo di V.M.

1HRB – HRVATSKO REVOLUCIONARNO BRATSTVO- vuol dire Fratellanza revoluzionaria croata.

3Bugojno: città in Bosnia ed Herzegovina a maggioranza croata.

5Lo scrittore slavo Djordje Licina ha scritto un best seller con il nome “Ventesimo uomo” che parla proprio dell’agente infiltrato: Scribd

6Truppe naziste croate durante la seconda guerra mondiale.

7Tre furono condannati a morte, mentre Ludvig Pavlovic prese 20 anni di carcere. Nel ’91 fu liberato dagli croati e partecipò alla guerra civile bosniaca morendo nel ’92 durante lo scontro con l’esercito jugoslavo.

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