Il bla-bla liberale è finito
Il Primo Ministro ha insistito sul fatto che la crisi dei rifugiati mette fine all’era del “bla-bla liberale” e sottolinea che ciò fornisce una nuova opportunità al pensiero cristiano-nazionale per riconquistare il suo predominio non solo in Ungheria ma anche nel resto d’Europa.
“Questa è la prima crisi d’identità positiva in cui stiamo vivendo”, secondo Orbán, riferendosi alla crisi dell’identità liberale, dicendosi convinto che prosperare e “vedere noi stessi come il bene in senso liberale” in Europa è ora impossibile. “La filosofia liberale ha condotto a un’Europa debole che prova a difendere il suo benessere ma allo stesso tempo non ne è capace”, ha aggiunto.
Al contrario dell’Ungheria, l’Europa è attualmente controllata dai liberali, i quali detengono anche la maggior parte dei canali che convogliano e interpretano il pensiero dei conservatori, che costringono i politici conservatori ad adattarsi a questo sistema controllato da persone diverse da loro. “Questo è quello di cui soffre la Destra Europea”, secondo Orbán.

Ipocrisia organizzata

Nel suo discorso, tenutosi nel villaggio di Kötcse nei pressi del Lago Balaton alla presenza di un selezionato gruppo di artisti, accademici, uomini d’affari e politici di destra, Orbán ha definito il liberalismo “un’ideologia ipocrita all’interno di un pensiero organizzato dal sistema” e ha etichettato la politica estera liberale come “un’ipocrisia organizzata” dove ogni azione spacciata per corretta è in realtà motivata dal denaro, dal petrolio e dalle risorse. “Sicuramente non hanno fatto bene a bombardare misericordiosamente l’Iraq e la Siria a tappeto, anzi è stata la peggior cosa che potessero fare”, ha detto, mentre vogliono dire al mondo di stare dalla parte giusta. L’identità cristiana sottolinea una chiara gerarchia di importanza: prima di tutto, siamo responsabili per i nostri figli, poi per i nostri adulti, le nostre case, poi per la nostra patria e infine per qualsiasi altra cosa, ha enfatizzato Orbán, sottolineando che la situazione attuale dimostra che sia i confini sia la composizione etnica e culturale della nazione devono essere protetti e che ogni tentativo di cambiarli artificialmente con la forza deve essere respinto.

Patriottismo quotidiano

Parlando dell’importanza di un’economia forte, il Primo Ministro ha sottolineato il “patriottismo quotidiano”, un termine da lui descritto come un “istinto vitale” e come la quotidiana routine nel produrre in Ungheria o assumere forza lavoro ungherese.
“Se non siamo capaci di marcare le differenze comunicazionali, culturali e altro, se siamo incapaci di rendere quotidianamente attraente il nazionalismo per i giovani e non in questo modo disorganizzato e radicale che mi fa venire veramente i sudori freddi. Dunque, se siamo incapaci di fare questo in un linguaggio giovanile che è differente, noi non vinceremo questa battaglia”, consapevole del fatto che “non abbiamo avuto molto successo in quest’ambito”.

Traduzione di Giulio Zotta

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