“E’ stato come in un film di guerra. Sono stato sbattuto a terra a causa della forza dell’esplosione. Quando mi sono rialzato, ho visto che c’erano corpi dappertutto. Non so dire se fossero morti, ma sembravano morti. Erano ricoperti di sangue ed erano feriti. La prima cosa che ho fatto è stato correre nell’arena per cercare la mia famiglia”.

A parlare è Andy. Aveva portato moglie e figlia al concerto della popstar Ariana Grande alla Manchester Arena ma si è ritrovato nel bel mezzo di quello che purtroppo non è un “film di guerra” ma una guerra vera, reale.

Come in un mercato di Baghdad, come in una cattedrale del Cairo, come in un quartiere di Aleppo.

In Europa è in corso una guerra che solo il mainstream politico, giornalistico ed intellettuale si rifiuta di vedere e raccontare.

Tra la paura, le luci accecanti dei lampeggianti e le grida di dolore si fa largo di nuovo quella parola, terribile, piantata come un paletto nel cuore: kamikaze.

La North West Counter Terrorism Unit sta indagando. Non è stato lo scoppio di palloncini o l’esplosione di un altoparlante. E’ stato un atto di guerra. E’ di nuovo terrorismo. Come a Londra, Berlino, Parigi, Bruxelles, Oslo, Madrid, Copenaghen, Nizza.

Le languide carezze patinate di Riad hanno lasciato il posto alle corse a perdifiato di uomini, donne e bambini in fuga da quell’orrore che gli untori di morte del salafismo e del wahhabismo, grazie alla mollezza, al finto buonismo e all’ipocrisia delle classi dominanti europee, possono spargere come veleno ovunque.

Il terrorismo cresce rigoglioso, come una mala pianta, all’ombra dei silenzi e di un non meglio precisato umanitarismo, al caldo di quegli accordi commerciali che fanno ingrassare i camerieri dei banchieri travestiti da politici e i faccendieri dell’alta finanza.

I grandi e piccoli “califfati” e la “Sharia Police” di Wuppertal, Malmo, Birmingham e Molenbeek sono i segni tangibili di una resa incondizionata al fondamentalismo.

Se qualcuno non l’avesse ancora capito, quello immancabilmente dipinto come un atto criminale di uno “squilibrato”, radicalizzato o meno, si chiama guerra.

La più subdola delle guerre. Quella che in nome della “libertà”, dell’accoglienza indiscriminata e della “tolleranza” dei “buoni”, continua a seminare morte, sofferenza ed intolleranza, trasformando le nostre città in prigioni della paura, in trincee metropolitane a ridosso della linea del fuoco.

UN COMMENTO

  1. Non c’è dubbio che in Europa andrebbe iniziata un opera di “normalizzazione” per il rispetto delle leggi civili europee e mettere al bando qualsiasi forma di legislazione parallela di qualsiasi tipo, compresa quella ebraica, in Europa debbono valere SOLO le leggi civili approvate dai parlamenti liberi ed eletti.
    Questo eviterebbe che si possano insinuare forme di governi paralleli con norme e comportamenti completamente illegali che ledono i diritti civili e di parola.
    E’ ora di finirla con questa permissività con la scusa del rispetto delle tradizioni di chi viene da noi: CHI VIENE DA NOI DEVE RISPETTARE LE NOSTRE LEGGI COME NOI DOBBIAMO RISPETTARE LE LORO QUANDO VISITIAMO I LORO PAESI.
    Quindi basta burqa, basta obblighi contro le donne, basta gente che urla con il dito alzato contro i nostri valori …se non gli vanno bene se ne vadano …
    Cosa c’entra questo con l’attentato? C’entra eccome … quello che vediamo è il frutto di anni di “tolleranza” senza regole che ora sta minando alla base le nostre società.
    C’e’ una buona parte di società islamica che vive da noi che vorrebbe mandare a gambe all’aria il sistema democratico …questi gruppi sono finanziati dall’Arabia Saudita e da paesi simili … forse bisognerebbe iniziare a fare controlli accurati e individuare chi manovra sotto e iniziare a espellere in maniera pesante chi NON SI CONFORMA ALLE NOSTRE LEGGI .
    Ai migranti che arrivano nessuno spiega che sono in un paese che non è il loro che sono TENUTI AL RISPETTO DELLE NOSTRE REGOLE. Punto.
    se non iniziamo gli episodi che vediamo si susseguiranno ancora …

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