Francesco e Kirill

MOSCA – L’incontro del 12 febbraio tra Papa Francesco e il Patriarca Kirill della Chiesa russa ortodossa a Cuba ha indubbiamente suscitato entusiasmo e nuove speranze sia tra i cattolici che tra i russi ortodossi. Le due Chiese, separate dal “Grande Scisma” da ben mille anni, avevano già compiuto un primo passo verso il riavvicinamento il 7 dicembre 1965, con la revoca delle rispettive scomuniche; questo ultimo incontro è stato il passo successivo.
La firma della Dichiarazione Congiunta e la concordanza su diversi punti di caldo interesse al giorno d’oggi – dalla politica alla società alla famiglia, – ha reso l’incontro positivo e ha aperto le porte a nuove aspettative. Nonostante le informazioni divulgate in merito a livello internazionale non siano particolarmente numerose, è possibile individuarne alcune linee comuni.

Secondo quanto riportato dalle fonti mediatiche russe, l’incontro tra i capi delle due Chiese ha rappresentato non solo una dimostrazione di unità teologica, ma anche – e volendo leggere tra le righe, soprattutto, – solidarietà politica per la situazione in Medio Oriente contro il terrorismo e per la situazione in Ucraina. L’atteggiamento amichevole e fraterno di Papa Francesco nei confronti del Patriarca è stato percepito con simpatia e rispetto.

Innanzitutto, il luogo dell’incontro: Cuba, in buoni rapporti con la Russia e Paese che il Papa ha sostenuto durante la recente fase di disgelo con gli Stati Uniti. Il fatto che il Papa abbia deciso di incontrarsi proprio qui con il Patriarca Kirill è stato molto apprezzato, dato che per le prossime elezioni presidenziali statunitensi sono in concorso anche due discendenti di emigrati cubani, ferventi cattolici e russofobi e per i quali i russi sperano che l’incontro non sia stato incoraggiante.

In secondo luogo, la discussione sulla situazione in Medio Oriente ha portato a galla non solo la solidarietà per le vittime cristiane del terrorismo in Siria e nelle zone limitrofe, ma anche la più delicata questione dell’atteggiamento dell’Occidente nei confronti degli attuali problemi: agli occhi dei russi, in un tempo in cui gli Stati occidentali sembrano più impegnati nella campagna di propaganda contro la Russia che a risolvere i propri problemi interni, la concordia dei due capi di Chiesa è stata un ulteriore passo in avanti verso la riconciliazione.

Infine, molto apprezzato è stato l’intervento del Papa riguardo alla situazione in Ucraina, dove è stato istituito il “Patriarcato di Kiev” che si distanzia dai canoni della Chiesa Ortodossa e che ha conseguentemente creato non pochi problemi e dispute all’interno della comunità religiosa locale. Papa Francesco ha senza indugio preso le parti della Chiesa Ortodossa di Mosca, auspicando che la scissione tra le due Confessioni in Ucraina rientri presto nelle usuali norme canoniche.

Su un piano più generale, per le fonti russe questo incontro ha rappresentato non solo un passo verso la riconciliazione tra due Confessioni, ma anche verso un’alleanza dalla prospettiva del Vaticano: in un mondo in cui le forze centrifughe del globalismo di matrice anglosassone ed il terrorismo islamico rischiano di indebolire la Cristianità come religione, l’iniziativa di incontro del Vaticano è importante come dimostrazione di unità e cooperazione.

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