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Roberto Spada è stato fermato dai carabinieri della compagnia investigativa di Ostia nella sua abitazione, dopo la violenta testata rifilata al reporter Rai Daniele Piervincenzi.

La Procura di Roma ha emesso un decreto di fermo con l’accusa di violenza privata aggravata dal metodo mafioso, come previsto dall’articolo 7 della legge 203 del 1991. I militari hanno accompagnato Spada in caserma. Successivamente è stato condotto nel carcere di Regina Coeli.

E’ in corso di identificazione un complice di Roberto Spada, anche lui coinvolto nell’aggressione ai due giornalisti della Rai.

Nella giornata di domani, i pm Giovanni Musarò ed Ilaria Calò chiederanno la convalida del fermo al gip. L’interrogatorio di garanzia dovrebbe tenersi sabato.

Secondo i pm, la condotta di Spada, a cui è stata contestata l’aggravante per futili motivi, mostra chiaramente alcune modalità tipiche del controllo del territorio e dell’intimidazione, tipiche della criminalità organizzata di stampo mafioso.

L’azione plateale davanti a numerosi testimoni, per i giudici, mirerebbe a riaffermare la sua figura all’interno del suo territorio. Mentre cercava di allontanarsi dal luogo dell’aggressione, il giornalista non ha ricevuto alcun tipo di aiuto da parte dei testimoni che anzi hanno inveito verso di lui. Spada ha colpito, inoltre, l’operatore che era con Piervincenzi, Edoardo Anselmi, che è rimasto lievemente ferito subendo la rottura degli occhiali.

“Non è un naso rotto che ci può fermare”, ha detto il reporter Rai di Nemo. Piervincenzi si è recato a viale Mazzini per incontrare il dg Mario Orfeo che voleva sincerarsi delle sue condizioni di salute.

L’aggressione avvenuta a Ostia “è un fatto di una gravità eccezionale che dimostra che quel territorio ha bisogno ancora di essere oggetto di attenzioni, di misure significative che abbiamo preso e continueremo a prendere con particolare incisività”. Lo ha dichiarato il capo della Polizia, Franco Gabrielli.

“Il fermo di Roberto Spada è la dimostrazione che in Italia non esistono zone franche”. Questo il commento del ministro dell’Interno Marco Minniti, che ha ringraziato la Procura della Repubblica di Roma e l’Arma dei carabinieri.

 

 

 

 

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