Ancora sangue in Pakistan. Nella giornata di ieri, un kamikaze con addosso 20 chili di esplosivo si è fatto saltare in aria in un parco gremito di famiglie con bambini, a Lahore. L’attentato è stato rivendicato dal gruppo Jamatul Ahrar, già legato al principale gruppo talebano pachistano Tehrik e Taleban Pakistan (Ttp). “L’obiettivo erano i cristiani. Vogliamo inviare questo messaggio al primo ministro Nawaz Sharif che siamo entrati a Lahore. Possono fare quello che vogliono ma non sarà facile fermarci. I nostri attentatori suicidi continueranno questi attacchi”, ha detto un portavoce della fazione, Ehsanullah Ehsan. Spaventoso il bilancio: almeno 72 morti e 359 feriti. Ma il bilancio, purtroppo, pare destinato ad aggravarsi. I soccorritori arrivati sul posto hanno parlato di una “vera e propria carneficina”. Il kamikaze, il 28enne Yousuf Farid, figlio di Ghulam Farid e residente nel distretto di Muzzafargarh, si è fatto esplodere poco distante da alcune altalene provocando la morte soprattutto di donne e bambini. Numerosi i credenti che si erano ritrovati lì per festeggiare la Pasqua. Il premier pachistano Nawaz Sharif è giunto nella metropoli per visitare i feriti e seguire personalmente le indagini. L’area colpita, vasta e con molti ingressi, non era sorvegliata dalla polizia. L’antiterrorismo pachistano ha arrestato 15 persone. Tra queste vi sono anche tre fratelli del kamikaze. Ma non mancano le critiche alle azioni di contrasto al jihadismo, ritenute tardive e poco incisive, soprattutto nel Punjab occidentale, governato dal fratello minore di Sharif. Sono circa 60mila le persone morte per atti di terrorismo in Pakistan dal 2001. Lahore piange i suoi morti, vittime innocenti del fondamentalismo in una Pasqua di sangue.

Ernesto Ferrante
Giornalista professionista, editorialista, appassionato di geopolitica