Mossack Fonseca

Il 3 Aprile 2016 i principali quotidiani occidentali pubblicavano la notizia di aver messo le mani su 11.2 milioni di documenti riguardanti un presunto leak (fuga di notizie) dallo studio legale Panamense Mossack-Fonseca.

Panama è un paradiso fiscale di primaria importanza per il sistema finanziario americano. Il lungo regno di Noriega, appoggiato da Washington, ha posto le basi sin dagli anni 50’ per la creazione di un nodo vitale nella finanza occulta degli Stati Uniti. A conferma di ciò, nella sola Panama, più di 500 correntisti posseggono passaporto americano. Discorso a parte andrebbe fatto sulla reale cassaforte dei segreti occidentali, contenitore di intrecci inenarrabili tra governi, banche, Narcos, mafie e terroristi. Notoriamente le Virgin Island e le Cayman Island adempiono a questo ruolo.

Curiosamente le rivelazioni non hanno riguardato una sola personalità legata agli Stati Uniti o a paesi Europei. Intervistati sull’autenticità di questa fuga di notizie, l’avvocato Mossack ha raccontato che piuttosto di una fuga di notizie si è trattato di un attacco hacker esterno. A riprova di questa tesi, le dichiarazioni di membri di spicco di Wikileaks lasciavano chiaramente intendere come dietro le rivelazioni ci fosse un’operazione psicologica (PSYOP) per screditare avversari di Washington. Ulteriori analisi e valutazioni sulla successione di eventi lasciano chiaramente intendere come dietro il leak ci sia in realtà un hack della potente NSA.

Sin dalle prime ore appariva chiaro quale fosse il movente dietro a questa voluta e controllata fuga di notizie. Colpire e punire alleati non più indispensabili: Poroshenko, Cameroon, reali Sauditi e in generale una parte dell’oligarchia Pakistana. Parliamo di un fine secondario, in origine i target erano i soliti noti: Putin, Gheddafi, Assad, il Partito Centrale Comunista Cinese e alcune figure chiave in paesi quali Brasile, Venezuela e Islanda. Motivazioni differenti si celano dietro le rivelazioni riguardanti queste figure. Si spazia dalla più ampia rivalsa geopolitica con Russia e Cina, alla necessità di screditare figure come Gheddafi, Assad e Rousseff, rendendo più legittime le azioni di sabotaggio nei loro confronti.

Poche ore dalla pubblicazione e le speranze di portare a termine questa globale opera di diffamazione sono evaporate. Leggendo un qualunque giornale occidentale, si notavano ben poche notizie degne di nota. In questo triste epilogo per i manovratori oltreoceano si cela un fallito tentativo storico di infangare in un colpo solo tutti gli avversari politici di Washington.

Eppure esistono ulteriori livelli per decriptare questa evidente operazione dei servizi segreti americani. La regola base, non scritta, che da sempre sostiene e accompagna la narrazione dei media corporativi è semplice quanto efficace: se una notizia non viene riportata, non esiste. Seguendo questo costrutto, risulta intuibile che uno dei pilastri su cui si fonda la ‘questione morale’ dei panama-papers è la corruzione in ambito politico. Senza rivelazioni del coinvolgimento di figure europee o americane viene abilmente propagandata una falsa verità: nelle democrazie non esiste corruzione. E’ uno dei principali cavalli di battaglia del soft-power americano che combina da sempre menzogne, disinformazione e manipolazione mediatica con il fine di confondere il grande pubblico. Importa che le carte non rivelino alcun legami tra possibili fortune illecite e capi di stato non graditi all’occidente? Ovviamente no. I lettori sono disinformati e privati di informazioni essenziali per potersi formare un’idea in merito. Notizie parziali, abilmente manovrate e palesemente falsificate. Questa è l’etica dietro cui si cela il famigerato “International consortium of investigative journalists” che vaglia gli 11.2 milioni di documenti decidendo cosa pubblicare e cosa censurare.

Il Consorzio Internazionale Giornalisti Investigativi (ICIJ) è l’unica organizzazione a cui è stato dato completo accesso ai documenti (esclusi gli stessi taciuti direttamente dalla NSA), evidenziando quindi la natura disonesta dell’operazione che vorrebbe farci credere essere un leak, piuttosto che un hack. Approfondendo le notizie sull’ICIJ si scopre una serie di collegamenti imbarazzanti che minano alla base l’attendibilità delle notizie stesse pubblicate.

“Il ICIJ afferma sul suo sito di essere un’organizzazione senza scopo di lucro, che tecnicamente può essere vero, ma evita di aggiungere che agisce per il profitto di coloro che lo finanziano e che controllano le sue operazioni. I finanziatori del CFPI sono il Fondo per la Democrazia, la Fondazione Carnegie, la Fondazione Ford, la Fondazione MacArthur, l’Open Society Foundations di George Soros, il Fondo dei fratelli Rockefeller, il Fondo della famiglia Rockefeller e molti altri dallo stesso pedigree. I donatori singoli sono persone come Paul Volcker, ex-presidente della Federal Reserve degli Stati Uniti e molti altri dei potenti dell’élite aziendale e finanziaria degli Stati Uniti. Nel Consiglio consultivo vi sono Geoffrey Cowan, direttore di Voice of America, nominato dal presidente Clinton nel 1994, e nel 1994-96 direttore associato dell’United States Information Agency. Ora è presidente della Fondazione Annenberg che ospita i presidenti degli Stati Uniti nel ritiro in California, un doppione di Camp David, tra cui il presidente Obama. E’ anche membro del Council on Foreign Relations, il think tank statunitense a cui aderiscono diversi ex-capi della CIA, segretari di Stato e figure dei media, col ruolo di promuovere globalizzazione, libero scambio e altre politiche economiche ed estere vantaggiose per i ricchi e potenti degli USA. Il Consiglio consultivo comprende anche Hodding Carter III, ex-assistente del segretario di Stato del presidente Carter e poi giornalista dei principali media occidentali come BBC, ABC, CBC, CNN, NBC, PBS, Wall Street Journal, ed attuale presidente della Fondazione Knight. C’è Edith Everett, presidentessa della Gruntal and Company, una delle più antiche e grandi banche d’investimento di New York; Hebert Hafif, avvocato della dirigenza; Kathleen Hill Jamieson, preside dell’Annenberg School for Communication, esperta nell’uso dei media per scopi politici, come influenzare le elezioni politiche; e Sonia Jarvis, avvocatessa che lavorò con il presidente Clinton. Vi sono anche Harold Koh Hongji, consulente legale del dipartimento di Stato nel 2009-2013, nominato dal presidente Obama, e che nel marzo 2010 intervenne a sostegno della legittimità degli omicidi con i droni. C’è Charles Ogletree, professore di diritto di Harvard e amico intimo del presidente Obama; Allen Pusey, direttore dell’American Bar Association Journal; Ben Sherwood, co-presidente di Disney Media, ex-presidente di ABC News e altro membro del Council on Foreign Relations. Paul Volcker non solo è un sostenitore finanziario ma è anche presente nel Consiglio. A parte la posizione di ex-presidente dellaFederal Reserve (1979-1987), è stato anche presidente del Consiglio consultivo economico degli Stati Uniti, nominato dal Presidente Obama (2009-2011), ex-presidente della Commissione Trilaterale, ha lavorato per la Chase Manhattan Banked è molto vicino alla famiglia Rockefeller. Ci sono anche Harold Williams, ex-presidente dell’US Securities and Exchange Commission (1977-1981) e membro del consiglio di amministrazione di decine di aziende; William Julius Wilson, professore di sociologia presso Harvard e, non meno importante, Christiane Amanpour, a capo della propaganda di guerra della CNN, dove pochi giorni prima era apparsa recitando una farsa d’intervista a un membro dello staff del ICIJ sui Panama Papers, facendo finta di non saperne nulla. Infatti intervistava un membro della sua organizzazione, ma non l’ha mai detto agli spettatori. Per qualche motivo il suo nome non compare sul sito del CFPI ma appare nell’ultimo rapporto annuale dell’organizzazione, del 2014-15. Il Consiglio di Amministrazione comprende Peter Beale, ex-capo di CNN.com, ex-agente di Reuters, redattore del Times di Londra e direttore editoriale di Microsoft; così come Arianna Huffington, presidentessa del Post Media, e Bill Kovach, giornalista del New York Times, per citare solo alcune delle figure istituzionali presenti.
Il punto è questo, non si tratta di un gruppo scandalistico indipendente dedito a verità e democrazia, ma è un gruppo di propagandisti che, sotto la maschera del giornalismo, inganna per conto del governo e dei servizi segreti degli USA.”

Attenzione, non si tratta di rivelazioni o di un’accurata indagine che ha evidenziato legami indicibili. Si tratta di notizie di pubblico dominio che i media mainstream volutamente occultano e tengono nascosto alla maggioranza del pubblico. Non stupisce affatto un atteggiamento del genere, con nozioni di questo tenore, il lettore osserverebbe con tutt’altro occhio critico le mirabolanti (non)rivelazioni contenute nelle carte di Panama-Papers. Molto più onestamente occorrerebbe prendere atto che l’operazione panama-papers è null’altro che una fine operazione dei servizi segreti occidentali, in combinazione con il loro braccio operativo: i media mainstream corporativi.

In fin dei conti non occorre impegnarsi in ipotesi fantasiose o arrovellarsi su quale fosse lo scopo originario di questo hackeraggio. Basta leggere le parole di Bradley Birkenfeld, il più importante whistle-blower finanziario di tutti i tempi, intervistato sulla vicenda:

“Francamente, la mia sensazione è che questa operazione sia opera di un’agenzia di intelligence. Il fatto stesso che vediamo emergere tutti questi nomi, nemici diretti degli Stati Uniti, come la Russia, la Cina, il Pakistan, Argentina e non vediamo un nome americano è molto strano. Se la NSA e la CIA possono spiare governi stranieri certamente non avrebbero problemi a penetrare in uno studio legale come Mossak-Fonseca. Oltretutto selettivamente rivelare informazioni di dominio pubblico che non facciano male agli Stati Uniti è molto rivelatorio sulla vicenda, ma è anche sbagliato. E c’è certamente qualcosa di serio e sinistro in questa situazione. Istintivamente direi che è la CIA alla base di questa operazione, a mio parere.”

UN COMMENTO

  1. Ovviamente come da cospirazionismo puro stile DSM V non potevano che esserci gli USA dietro. Peccato però che la struttura che lo regge è la stessa dell’Internazionale Comunista, The Guardian, Suddeutsche Zeitung, L’Espressso, DailyMail e tanti altri passando poi per blogs anonimi fino ad arrivare ai terroristi che con armi serbe hanno ucciso in un attentato terroristico due membri del partito greco Alba Dorata.

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non accendere flames e di mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected].

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.