Luigi Di Maio

Vittorie alle comunali a parte, è stato la scomparsa di Casaleggio l’evento che ha rivitalizzato il dibattito sulla natura politica e il futuro del Movimento da lui ideato. Tre anni dopo l’exploit delle politiche, il movimento cinque stelle è infatti cosa ben diversa da quell’accozzaglia di dilettanti allo sbaraglio catapultati a Roma quasi per caso. La natura, ben strutturata ed autonoma, dell’istituzione parlamentare ha costretto un movimento, che rifiuta genericamente gerarchia ed autorità, a formare un embrionale struttura organizzativa. Allo stesso tempo “la ferrea legge dell’oligarchia” ha darwinianamente fatto emergere delle figure dominanti, degli aspiranti leader.

Da mero fenomeno di protesta, il movimento sembra stia sempre di più acquisendo una forma, sebbene ancora in larga parte vuota di contenuti politici, mediaticamente riconoscibile e rilevante sul versante dell’offerta politica del paese. Sondaggi alla mano, il Movimento cinque Stelle sembra inoltre aver consolidato la propria base elettorale attorno ad un buon 30% dell’elettorato al netto dell’astensione.
Lo step successivo è capire quando il movimento sarà pronto per essere un partito di governo a tutti gli effetti. Qui sta il paradosso dell’antipolitica.

Per raccogliere il voto di protesta M5S ha tatticamente evitato qualsiasi tipo di connotazione politica, né di destra né di sinistra, né libertario né conservatore, né liberista né statalista, ecc… Un movimento di indignazione popolare si può perfettamente reggere poggiando solo su slogan ed argomenti pre-politici come l’onestà e la morale pubblica, ma un partito di governo, anche il più populista, deve connotare il proprio discorso pubblico attraverso qualche minimo contenuto politico. Se il movimento avrà la forza di affrontare questo progressivo cambiamento ontologico sarà pronto per essere un competitor reale per il governo del paese.

In questo senso la tattica più facile da seguire per riempire di contenuti l’offerta politica del movimento è quella dello specchio. L’opportunità da cogliere per la costruzione dell’identità politica del movimento sarà dettata infatti dai fallimenti del governo in carica. Da buona opposizione dovrà costruire i propri contenuti politici specularmente ai punti deboli del governo Renzi. Pressing sulla questione del problema degli istituti di credito e sui decreti “salva-banche”, taglio degli sprechi e pressione fiscale, corruzione pubblica, microcredito e referendum costituzionale sono alcuni esempi che indicano che questo percorso è stato già fisiologicamente intrapreso.

Ma le questioni politiche essenziali per accreditarsi definitivamente all’elettorato come forza non solo protestataria ma affidabile, dato che si vota sempre guardandosi le tasche, sono due: la questione del risparmio e un volto presentabile.
La campagna elettorale vincente deve saper affiancare ad uno spirito innovatore e di discontinuità un lato rassicurante ed autorevole. Senza entrare nel tecnico lo dimostrano chiaramente le vittorie, di Obama, Regan, Tatcher, Berlusconi, e Renzi (europee) stesso. La vittoria al ballottaggio dell’Appendino a Torino più che della Raggi a Roma è indicativa in questo senso.
Affiancare all’impeto da fustigatori dei “crimini” della casta, il volto pulito di un Di Maio sempre meno anti-sistema e attento ai bisogni di quella grande fetta dell’elettorato italiano composto da risparmiatori medi e piccoli, che assicuri una stabilità nella discontinuità, può essere la ricetta giusta per evitare il contraccolpo, stile Occhetto 1994, alle prossime legislative.

La via non è la più semplice ma neanche è tra le più impervie. Basta superare passo dopo passo i limiti della forma movimento ed assumere una pur debole consistenza politica. Il prossimo step sarà il referendum costituzionale di Ottobre, che abbinato all’Italicum sarebbe una manna dal cielo per il Movimento cinque Stelle, partito che, come i ballottaggi di domenica hanno chiaramente ribadito, è a dichiarata vocazione maggioritaria. Se si faranno spingere dall’entusiasmo e dalla fretta di far cadere il Governo Renzi ingaggeranno una campagna serrata per il No al Referendum, altrimenti, cosa più probabile, opteranno per una linea morbida strategicamente più matura e pienamente politica.

Luca Scaglione

3 COMMENTI

  1. Ma infatti non volevo parlare di altri partiti, di ideologie, o di categorie che forse oramai sono poco adatte a descrivere sia gli schieramenti che i “contenuti politici” stessi. Volevo sottolineare come M5S sia un movimento genericamente di protesta antisistema, per sua natura scevro di “contenuti politici” riconoscibili (onestà, corruzione cattiva e casta brutta non sono argomenti di carattere politico). Allo stesso tempo si rileva un processo minimo d’istituzionalizzazione nel sistema parlamentare e dei partiti che può sempre di più far accreditare i cinquestelle come forza di governo, non più solamente di protesta. Sono dinamiche in atto, staremo a vedere. Non volevo in alcun modo dare un personale ( e irrilevante) giudizio politico.

  2. Un articolo molto interessante. MARCO,anch io penso che, a partire dalla seconda repubblica italiana ad oggi, non ha più alcun senso parlare di ideologia. Il PD oggi ne è un esempio eclatante, così come il movimento populista emerso nell ultimo ventennio in tutta Europa e i giovani Partiti Pirata che si diffondono a macchia d olio. Se oggi i giovani continuano a pensare con le lenti ideologiche del passato allora si può sostenere che il M5s rimanga incolore per essere sempre più un “catch all party”. Ma se noi giovani,oggi, fossimo tutti piu disincantati e accettassimo la fine dele grandi ideologie,allora il M5s potrebbe essere l unica speranza politica,con contenuti politici nel senso più arcaico del termine, che riguardano solo la cosa pubblica, senza accuse di nazismo o di comunismo che bloccano l operare dei governi e nascondono le scelte politiche segrete

  3. Ma cosa si intende per “contenuti politici” così tanto mancanti al M5s? Quale partito ne ha? Viene in mente Gaber nella canzone “cos’è di destra, cos’è di sinistra…” forse la gente comincia a pensare che l’ideologia politica non è altro che una presa per i fondelli e un modo, come altri, per dividere le persone e metterle contro se stesse. Perlomeno credo che una parte di semplici elettori ci sia arrivata, mentre il giornalismo no (purtroppo)…

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