Dopo una settimana di spasmodica attesa e di scontata pretattica finalmente è andato in scena il primo round della finale di Copa Libertadores. Si è giocato in uno Estadio Universitario gremito in ogni ordine di posto, con una buona rappresentanza anche di tifosi ospiti. Già durante gli inni l’atmosfera è da brividi, con gli occhi della tigre raffigurati in un drappo che copriva l’intera gradinata del primo anello di una delle due tribune.

Padroni di casa intenzionati a rovesciare l’andamento delle squadre messicane nelle finali del torneo più prestigioso dell’America del Sud. Nei due precedenti né il Cruz Azul, né il Chivas, sono riuscite a sollevare il trofeo. Proprio contro il Chivas nel 2010 giocò, segnò e trionfò Rafael Sóbis, all’epoca attaccante dell’Internacional, oggi al Tigres.

El Tuca Ferretti deve fare a meno di Aquino, sostituito dal veterano Damian Álvarez ex dell’incontro, e ripropone Ayala al centro della difesa rientrato dalla squalifica. Dall’altra parte invece Gallardo stupisce tutti con l’inserimento di Viudez dal primo minuto preferendolo al Pity Martínez. Arbitro dell’incontro è il paraguaiano Arias.

Sin dal primo minuto si capisce la trama dell’incontro; il Tigres cerca di verticalizzare in velocità mentre il River Plate ispirato da Kranevitter ha una manovra basata più sulla qualità. I messicani, preparati a questo, controllano bene gli attacchi degli argentini e appena possono provano a colpire sfruttando soprattutto la fascia destra con Damm che fa vedere i sorci verdi a Vangioni. Al 17′ l’ex freccia del Pachuca mette in crisi l’esterno sinistro del River che devia il cross disegnando involontariamente una parabola imprendibile che per sua fortuna scheggia la traversa di un impotente Barovero. Tre minuti più tardi ancora Damm, ancora Vangioni in crisi, cross perfetto per Sóbis che di testa colpisce la palla, paradossalmente troppo bene, mandandola tra le braccia di Barovero trovatosi sulla traiettoria. La prima frazione non vede altre azioni degne di nota con le difese abili a prendere le misure disinnescando la pericolosità degli attaccanti. Nell’intervallo Gallardo è costretto a togliere Viudez e Mora, sostituiti con Bertolo e il Pity Martínez. Per Viudez un fastidio alla coscia destra dovuto probabilmente alla mancanza di minuti, per Mora invece un fastidio al tendine del ginocchio sinistro. Il fatto che al posto di quest’ultimo non siano entrati Cavenaghi o Saviola lascia pensare che tutto sommato al tecnico del River il pari sta bene.

Secondo tempo che comincia con un leggero predominio per Ponzio e soci, ispirati da un buon Kranevitter ma né Alario, né Martínez riescono a pungere. Passati i primi dieci minuti il pallino del gioco torna in mano al Tigres ma i ragazzi di Ferretti, come i loro avversari, hanno le polveri bagnate, in primis Sóbis e Gignac, e sono capaci di rendersi pericolosi soltanto con una punizione di Juninho al 79′ mandata in corner da Barovero e con il solito Damm . L’esterno, servito da Dueñas, entra in area da destra, salta il portiere ma non riesce a concludere poiché troppo defilato e il conseguente assist viene intercettato da Vangioni che nel frattempo aveva rinunciato a rincorrerlo per l’ennesima volta preferendo proteggere l’uscita del proprio portiere. Non succederà più nulla da qui alla fine se non un paio di mischie in area argentina prontamente sventate dai difensori. Particolare importante la squalifica che sarà inflitta a Mercado per il match di ritorno: fallo su Gignac nel primo tempo e giallo inevitabile. Nel dopopartita Gallardo ha definito il match molto difficile per i suoi giocatori che son dovuti passare dal freddo argentino al gran caldo messicano. Al ritorno però lui stesso ammette di non potersi nascondere dietro a niente e di sapere benissimo che giocherà da gran favorito. Velato ottimismo in casa Tigres dove tutti sono consapevoli di avere i mezzi necessari per espugnare il Monumental, però resta un po’ di rammarico per non aver sfruttato le occasioni create.

Non servono calcoli, non contano i gol fuori casa, conta soltanto vincere: la ida si è chiusa 0-0, la vuelta sarà un’altra cosa!

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