Probabilmente nell’odierno dibattito sulle unioni civili, che non vanno solo ed esclusivamente a beneficio degli omosessuali, a qualcuno certi passaggi non sono risultati abbastanza ben chiari, col risultato di produrre conclusioni dalla dubbia attendibilità. L’errore di fondo che viene compiuto da coloro che s’oppongono alle unioni civili così come da coloro che invece le sostengono in maniera indefettibile, infatti, è lo stesso; ed è quello di credere che l’omosessuale sia un essere a sé stante, una sorta di creatura mitologica estranea a tutte le problematiche sociali di noi comuni mortali.

Invece no; l’omosessuale è uno di noi. Può essere il vicino della porta accanto, quello con cui ogni mattina ci scambiamo un saluto quando c’incontriamo sul pianerottolo. Può essere il benzinaio che ci fa il pieno alla macchina o l’edicolante che ci vende il giornale. Nel mio caso, visto che sono un fumatore, può essere anche il ragazzo della tabaccheria che mi vende le sigarette. Smettiamola di pensare che l’omosessuale sia una categoria astratta, una sorta di alieno venuto da chissà quale pianeta per porci gravose questioni d’ordine politico o giuridico.

Sarebbe opportuno sottolineare come, da questo punto di vista, i famosi “Gay Pride” non siano affatto rappresentativi del cosiddetto mondo LGBT. Al contrario, per la gran parte degli omosessuali, bisessuali e transessuali i “Gay Pride” servono solo a confermare presso la maggior parte dell’opinione pubblica (ovvero presso coloro del cui consenso ci sarebbe bisogno per qualsiasi cosa che vada a beneficio della comunità omosessuale, bisessuale e transessuale in Italia) i peggiori luoghi comuni sul loro conto. Questo perché omosessuali, bisessuali e transessuali proprio non si rispecchiano e non si riconoscono in certe “carnevalate”, dove strani e bizzarri soggetti girano vestiti in modo improponibile, neanche fossimo al Carnevale di Rio de Janeiro, adornati di tanga, di falli finti e di completini sadomaso. L’idea d’essere accostati a simili personaggi, per la maggior parte degli omosessuali, dei bisessuali e delle transessuali in Italia, è semplicemente oltraggioso.

Che ci piaccia o non ci piaccia, costoro sono infatti nella maggior parte dei casi persone non dichiarate, che da molti punti di vista hanno o potrebbero addirittura covare opinioni omofobe e transfobe. E che, se non si dichiarano, è proprio per il timore di vedersi accostare (certo, involontariamente, ma pure dannosamente) a quei tristi commedianti che nei “Gay Pride” danno decisamente un pessimo spettacolo di sé. Perchè, oggettivamente, un gay o un bisessuale o una transessuale non sono fenomeni da baraccone: al contrario, sono persone che hanno attraversato o che stanno attraversando un complesso e spesso doloroso percorso personale ed interiore.

Ed ecco che qui ritorno al tema delle “unioni civili”. Gli LGBT non sono delle figure mitologiche, ma persone come noi, e che pertanto esattamente come noi hanno il problema della disoccupazione, dell’elevata pressione fiscale, della mancanza di sicurezza nelle città, dell’immigrazione senza più controllo, e così via. Anche per loro, esattamente come per noi, queste sono le priorità. Le unioni civili sono sicuramente un tema importante, ma gran parte di loro s’accontenterebbero anche solo dei cari vecchi PACS, purché s’eviti d’impallare ed ingolfare il parlamento ed il dibattito politico su questi temi concentrandosi invece sulle vere problematiche che affliggono tutti gli italiani.

La verità è che parte della classe politica e del mondo dell’informazione, in Italia, stanno montando un caso infinito sulle unioni civili perché non si parli d’altre tematiche dove sono colpevoli oppure impotenti: dalla sicurezza all’immigrazione, dal lavoro al trattato di libero commercio con gli USA, e così via. Questi sono i veri temi di cui si dovrebbe parlare in Italia: ed anche i cosiddetti “LGBT”, quelli che non fanno la carnevalata ma che cercano un lavoro, o s’impegnano per un titolo di studio, o che sgobbano in fabbrica, gente del popolo insomma, la pensano in questo modo.

La pensano come noi perché sono parte di noi. Non confondiamo una categoria (il gay, il bisessuale, la transessuale) con una classe sociale (quella che un tempo si sarebbe chiamata “alta borghesia” benestante, indifferente ai problemi popolari). A cadere in questo errore, non faremmo un favore a nessuno, men che meno a noi stessi.

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