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Asmara, città multireligiosa, vista dall'alto.

La Comunità Eritrea in Italia e nel mondo vive con angoscia il nuovo attacco mediatico internazionale ordito contro l’Eritrea in cui si riporta la falsa notizia di “28 morti e più di 100 feriti ad Asmara” in una protesta antigovernativa. A riportare per primo la notizia è stato un giornalista etiopico della Associated Press (AP) che cita come fonte il funzionario di un gruppo di opposizione militare che risiede in Etiopia.

In precedenza il tweet di Yemene Gebremeskel, Ministro dell’Informazione Eritreo, aveva chiarito la vicenda: “Una piccola manifestazione di una scuola di Asmara è stata dispersa senza nessun incidente”. A conferma di questo nessuna Ambasciata occidentale, compresa la Farnesina, ha riferito di morti o di feriti; lo ha anche ribadito alla BBC in Tigrigna il numero due dell’Ambasciata Italiana di Asmara Diego Solinas. La prima a fungere da agenzia stampa è stata l’Ambasciata degli Stati Uniti che sul suo sito allertava i suoi concittadini in Eritrea.

La fake news è partita da Addis Abeba con lo scopo di deviare l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale da quello che sta invece succedendo in Etiopia. I morti che ci sono ma che colpevolmente vengono ignorati anche dalla stampa italiana sono gli Oromo e gli Amhara che quotidianamente muoiono sotto i colpi delle armi da fuoco, che sparano ad altezza d’uomo, dei militari Agazi del regime TPLF. In questi anni le loro proteste pacifiche finite in tragedia, avvenute in Oromia, hanno visto la morte di migliaia di manifestanti.

La Comunità Eritrea esprime tutta la sua preoccupazione riconoscendo un ennesimo attacco mediatico internazionale su uno scivoloso terreno religioso volto a destabilizzare l’Eritrea colpevole di essere uno stato laico. Se una scuola coranica impone alle ragazze di indossare il velo il Ministero dell’Istruzione Eritreo ha il legittimo diritto e dovere di obbligare tutti gli studenti, di qualsiasi fede essi siano, ad indossare la divisa scolastica non confessionale. Dunque perché pubblicare queste gravissime fake news inventando morti e feriti? Si vuole forse fomentare un conflitto interreligioso in Eritrea dove da secoli convivono in armonia cristiani e musulmani che hanno combattuto insieme per liberare l’Eritrea dall’Etiopia?

Vista la gravità della falsa notizia che la stampa italiana ha deciso di divulgare, la Comunità Eritrea chiede a tutta la stampa italiana, all’Ordine dei Giornalisti e alla Carta di Roma di verificarne la fonte e di presentare le prove che avvalorino la loro decisione di pubblicare tale notizia. In caso contrario, la Comunità chiede che venga rettificata la notizia a mezzo stampa e senza contro rettifica.

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Nato a Pisa nel 1983. Direttore Editoriale de l’Opinione Pubblica. Esperto di politica internazionale e autore di numerosi saggi.

2 COMMENTI

  1. L’articolo di Filippo Bovo evidenzia che ci sono sempre i creatori di false notizia atte ad alterare la verità. L’integralismo islamico in Eritrea non c’è. Si vuole forse i mestatori all’opera ? Se il velo è proibito, tale rimane. Strano comunque l’interesse dell’Etiopia che si intravede tra le poche notizie apparse, nel più completo disinteresse della stampa nazionale indaffarata i tutt’altri problemi.. Un’ Eritrea in pace evidentemente non può fare notizia. Bisogna leggere le notizie nel Canton Ticini. Cordialità Bruno Sulli.

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