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Parliamone... Sabato

Argomentazioni da bar di paese spacciate per servizio pubblico pagato con il canone, una colossale figuraccia, tante polemiche, le scuse del direttore di RaiUno e del presidente di viale Mazzini, infine la chiusura. Si è conclusa nel peggiore dei modi la vita televisiva di “Parliamone… Sabato”, la trasmissione in onda sul primo canale Rai e condotta da Paola Perego nell’occhio del ciclone dopo la  puntata durante la quale si parlava di donne dell’Est.

“La minaccia arriva dall’est. Gli uomini preferiscono le straniere”, questo il titolo della rubrica finita nell’occhio del ciclone. Peggio ancora il sottotitolo: “Sono rubamariti o mogli perfette?”. Diversi ospiti noti in studio (tra gli altri Marta Bravi, il direttore di Novella 2000 Roberto Alessi, l’attore Fabio Testi, l’ex Miss Italia Manila Nazzaro e due ragazze ucraine) e poi la grafica con i sei punti che spiegherebbero la preferenza degli uomini italiani per le donne dell’Est: il fisico marmoreo dopo la gravidanza, l’essere sexy, il perdonare il tradimento, l’essere disposte a far comandare il proprio uomo, l’essere casalinghe perfette e il loro non fare capricci.

“Occhio alla Perestrojka”, a confronto, è un documento antropologico e sociale di enorme pregio accademico. “Gli errori si fanno, e le scuse sono doverose, ma non bastano”, ha spiegato il direttore generale della Rai, Antonio Campo Dall’Orto.

Le scuse sono arrivate anche dal direttore di Rai1, Andrea Fabiano: “Ribadisco l’impegno per un’offerta sempre ispirata ai valori del servizio pubblico”.

“Occorre agire ed evolversi. La decisione di chiudere ‘Parliamone… Sabato’ non è infatti solo la semplice e necessaria reazione ai contenuti andati in onda lo scorso sabato, contenuti che contraddicono in maniera indiscutibile sia la mission del servizio pubblico che la linea editoriale che abbiamo indicato sin dall’inizio del mandato”, ha aggiunto Fabiano.

“Il programma di Paola Perego è stato chiuso. Grazie a tutti per le mille segnalazioni”, ha twittato Roberto Fico, Presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai.

“Un siparietto disgustoso di cui come dipendenti, come donne e uomini della Rai ci vergogniamo. Una lista di luoghi comuni, violenti, beceri e umilianti”, l’ha definito in una nota l’Usigrai.  

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