Pars Today è il servizio radiofonico internazionale dell’IRIB. Radio Italia nota anche come Radio Italia IRIB, è la radio in lingua italiana della Voce della Repubblica Islamica dell’Iran (Pars Today). Radio Italia è nata il 9 agosto 1995 allo scopo di aprire una finestra sull’Iran, la sua storia, la sua cultura e la sua tradizione religiosa. Qualche giorno fa ha intervistato, il nostro direttore responsabile, Ernesto Ferrante, sul caso Assange.

In apertura, Ferrante ha rivolto un saluto affettuoso agli ascoltatori iraniani, anche per il delicato momento che sta vivendo il Paese, purtroppo di nuovo al centro delle pericolose e “morbose attenzioni” degli Usa, per i misteriosi fatti accaduti nel Mare di Oman, in concomitanza con la visita in Iran dopo 40 anni del premier giapponese Shinzo Abe.

Gli Stati Uniti e i loro agenti politici nella Regione, come al solito, accusano l’Iran di essere dietro l’attacco senza averne alcuna prova. “È perfettamente ovvio cosa sia successo lì”, ha detto il segretario di stato Usa Mike Pompeo. Secondo lui, “questi sono attacchi della Repubblica Islamica dell’Iran”.

“Non c’è dubbio: la comunità di intelligence ha una grande quantità di dati e prove, il mondo vedrà la maggior parte di loro”, ha aggiunto il segretario di Stato.

Nei giorni scorsi, in spregio della libertà di pensiero e di stampa, Twitter ha annunciato che sta rimuovendo 4.779 account associati o sostenuti da Teheran perché diffonderebbero “contenuti di notizie globali, spesso con un angolo che ha favorito le visioni diplomatiche e geostrategiche dello stato iraniano”. I padroni di Twitter l’hanno definita “una inaccettabile manipolazione della piattaforma”.

Di seguito l’intervista, ascoltabile a questo indirizzo 

Rifugiato per quasi sette anni nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, Assange è stato arrestato l’11 aprile scorso dopo che Quito gli aveva revocato l’asilo. E Ultimamente la Gb ha anticipato ok a estradizione Assange in Usa.

– Nel corso della sua detenzione lui è stato deliberatamente esposto a gravi forme di trattamenti o punizioni per diversi anni. Come sono le condizioni di salute di Assange?

Secondo Nils Melzer, esperto indipendente delle Nazioni Unite, che ha visitato Assange in carcere il 9 maggio scorso, il fondatore di Wikileaks è stato “deliberatamente esposto a gravi forme di trattamenti o punizioni per diversi anni”. Melzer ha sottolineato il carattere “intenzionale, concertato e sostenuto” degli abusi inflitti a Assange.

Assange, la cui salute sarebbe “deteriorata in modo significativo”, a fine maggio è stato portato d’urgenza in un reparto medico della prigione di Belmarsh. A renderlo noto è stato Wikileaks secondo cui vi sono “gravi preoccupazioni” per l’australiano che ha “perso drammaticamente peso” durante le sue sette settimane di detenzione. Le sue condizioni sarebbero peggiorate a tal punto da far fatica anche a parlare.

– Alcuni ipotizzano che l’idea è che la morte del fondatore di Wikileaks sia un’opzione migliore rispetto ad un processo che attira inevitabilmente l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica? Lei che ne pensa?

Le rispondo citando proprio una frase molto nota di Assange: “Se le guerre possono iniziare con le bugie, allora la pace può iniziare con la verità”. Un processo, anche se con una condanna già scritta, dovrebbe in ogni caso svolgersi con delle garanzie e con il diritto per gli avvocati del giornalista australiano di difendere il proprio assistito, esibendo prove ed atti che potrebbero risultare indigesti per gli Stati Uniti e far traballare il castello accusatorio edificato dalla macchina della propaganda a stelle e strisce.

– Perché Assange spaventa così tanto l’America?

Julian Assange non è un traditore o, come qualcuno ha detto una ‘spia di Putin, è un uomo coraggioso che ha rischiato in prima persona per difendere e far conoscere la verità. Ha già passato sette anni come rifugiato politico, privato delle proprie libertà. Ha pagato a caro prezzo il suo conto per aver osato svelare al mondo molte verità scomode, tra le quali i crimini di guerra degli USA nella guerra contro l’Iraq, giustificata sulla base di accuse e prove false e le torture in Afghanistan.

Assange ha recato un contributo molto importante alla libertà, svolgendo il suo compito di diffusione delle notizie, senza conoscere le quali è arduo comprendere certe dinamiche internazionali. L’organizzazione, nel 2010, 3 anni dopo la sua entrata in scena, rese di pubblico dominio oltre 251mila documenti diplomatici statunitensi, molti dei quali etichettati come “confidenziali” o “segreti”. Da non sottovalutare è anche il “peso” della diffusione del manuale delle procedure operative standard del 2003 per Guantanamo e alcuni scritti segreti di Scientology.

Un affronto troppo grande per il sedicente “impero del bene”. Ma il primo emendamento della Costituzione americana sulla libertà di parola, di stampa e di riunirsi pacificamente che fine ha fatto? Insieme all’esistenza di Julian Assange si sta consumando quella del giornalismo d’inchiesta indipendente.

– Perché Julian Assange non deve essere estradato negli Stati Uniti.

– A suo parere che fine avrebbe il fondatore di Wikileaks?

Su Julian Assange, oltre alle accuse di abusi sessuali da parte di due donne di Stoccolma, poi sgonfiatesi progressivamente, pendono 17 nuovi capi di imputazione negli Stati Uniti per la pubblicazione nel 2010 di informazioni classificate del Pentagono e del dipartimento di Stato che gli aveva passato l’ex analista militare Chelsea Manning. Da anni stanno cercando di annientare con ogni mezzo il fondatore di WikiLeaks.

L’australiano è accusato di “cospirazione per aver commesso un’intrusione informatica accettando di infrangere una password di un computer del dipartimento della difesa degli Stati Uniti e di aver rubato documenti classificati”.

Dagli Stati Uniti è rimbalzata più volte una parola che fa tremare le vene nei polsi. Ad Assange potrebbe essere contestata la violazione dell’Espionage Act, una legge del 1917 pensata per i traditori che passano informazioni al nemico.

La Manning era stata condannata nel 2013 a 35 anni di carcere in base all’Espionage Act, prima di essere graziata dall’ex presidente Barack Obama. Le pene previste vanno dalle multe economiche alla condanna a morte.

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