Un massacro pianificato in ogni dettaglio. Per seminare morte e terrore, per ferire non solo Colombo, la capitale dello Sri Lanka, ma per inviare una minaccia terribile alle comunità cristiane sparse in tutto il mondo. Sette gli attentatori kamikaze che nel giorno di Pasqua hanno compiuto la strage in chiese e hotel dove sono morte almeno 290 persone e ne sono rimaste ferite circa 500.

Sei esplosioni si sono verificate in simultanea alle 9.30 del mattino, ora locale. Un’ora dopo c’è stata una settima esplosione in un albergo nel sobborgo di Dehiwala che ha causato la morte almeno di due persone. Poi ne è seguita un’ottava nel quartiere di Dematagoda.

Nella tarda serata di ieri un ordigno esplosivo è stato trovato e disinnescato su una strada di accesso all’aeroporto internazionale vicino la capitale. Oggi un portavoce della polizia ha riferito che sono stati trovati 87 detonatori a basso potenziale esplosivo nella Bastian Mawatha Private Bus Station a Pettah, un quartiere di Colombo.

Tra le vittime ci sono anche almeno 36 stranieri. Fra queste anche tre dei quattro figli del miliardario danese Anders Holch Povlsen, 46 anni, proprietario della catena di abbigliamento internazionale Bestseller e maggiore singolo azionista di Asos, uno dei siti internet più conosciuti per lo shopping online di abbigliamento. A riferire della morte dei figli del magnate è stata la Bbc.

Contrariamente a quanto scritto con supponenza da qualche media italiano, ad uccidere i cristiani in preghiera, definiti adoratori della Pasqua e non comunità da chi (Obama, Hillary Clinton e relativi codazzi) in altri casi è attento anche all’uso del minimo termine per non urtare presunte suscettibilità, è stato con molte probabilità un gruppo jihadista locale, parte di “una rete internazionale senza la quale la strage non sarebbe riuscita”, come ha dichiarato il sottosegretario al governo, Rajitha Senaratne. I responsabili dei sanguinosi attacchi a ripetizione erano membri del National Thowheed Jamath.

 

 

Gli attentati di ieri non sono stati ancora rivendicati, ma secondo Rita Katz, direttrice del Site, sono numerosissimi i post sulle esplosioni sui canali media affiliati all’Isis, in cui vengono anche pubblicate preghiere affinché “Allah accolga” gli attentatori.

Il governo dello Sri Lanka ha disposto ieri il blocco temporaneo di tutti i social network “per il tempo necessario a chiudere le indagini” e per evitare il diffondersi di fake news o di informazioni che potrebbero ostacolare le indagini.

Un cristiano su nove, nel mondo, è vittima di gravi forme di persecuzione. Da gennaio, sono già 4.136 i fedeli uccisi per questioni legate al loro credo. Undici al giorno. Altri 2.625 sono stati imprigionati. E c’è chi ancora nega l’esistenza di una questione che dovrebbe essere affrontata senza reticenze o stucchevoli equilibrismi dialettici. I cristiani sono sotto attacco. Lo si dica chiaramente. E lo si scriva a caratteri cubitali, senza ipocrisie buoniste. La Chiesa alzi la voce, Bergoglio si ridesti. Prima che sia troppo tardi.

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