Siamo dunque nuovamente al cospetto della festività della Pasqua, probabilmente la più importante solennità del Cristianesimo, perché se a Natale Gesù Cristo è nato, a Pasqua egli è addirittura risorto, il che è ancora più sensazionale. Notevoli, in ogni caso , sono i legami con la Pasqua ebraica, la Pesach, in aramaico Pascha, parola che indica il “passaggio” (e cos’è d’altronde la vita stessa, se non un passaggio fra una vita che la precede ed un’altra ancora che la segue?), che celebrava la liberazione degli Ebrei dall’Egitto per mano di Mosè, con l’immolazione dell’agnello ed il rito del pane azzimo. Anche in quel caso, si celebrava una sorta di resurrezione: quella del popolo ebraico dopo una lunga cattività, sotto l’egizio “Faraone”.

Sulla falsariga del Pesach del libro dell’Esodo, a loro volta i cristiani scelsero di celebrare quella data come simbolo del loro passaggio ad una vita nuova, dopo la liberazione dal peccato per mezzo del sacrificio della croce patito da Gesù Cristo e la dimostrazione d’una futura risurrezione, praticamente una nuova alleanza fra l’Uomo ed il suo Creatore. Del resto, anche per gli Ebrei, l’attraversamento del Mar Rosso significava la purificazione dell’anima esattamente come per i cristiani lo sarebbe poi stato il sacrificio di Gesù Cristo: questo, almeno, secondo l’interpretazione di Filone d’Alessadria.

Tuttavia, ancor prima dell’avvento del Cristianesimo, ed in contemporaneità o persino in precedenza rispetto all’Ebraismo, la Pasqua era già celebrata, nelle vesti di festività pagana. Per il paganesimo norreno, ovvero germanico e nordeuropeo, l’antenata della Pasqua era la festa di Ostara, che celebrava l’equinozio di Primavera, ovvero la rinascita della natura dopo la stagione invernale, e che veniva chiamata anche con altri nomi come Eostre, Eastre o Eostar. Era dedicata alla divinità germanica Eostre, associata alla vita, alla fertilità e alla rigenerazione, esattamente come la romana Vesta, la slava Siwa o la greca Estia (ma, perché no, anche all’altra dea greca, Eos, rivale di Afrodite, annunciatrice dell’alba e del Sole che sorge, e che i Romani chiamavano Aurora e gli Etruschi Thesan). In genere queste festività venivano celebrate con accoppiamenti a cui partecipavano almeno due o più persone, a simboleggiare l’unione fra divinità maschili e femminili. Anche la storia di Estia, od Ostara che dir si voglia, condannata dalla rivale Afrodite ad innamorarsi perennemente di mortali dopo che s’era unita col suo compagno Ares, simboleggiava in un certo qual modo il collegamento fra elemento umano e divino.

Ostara era in ogni caso la divinità del mese d’Aprile, ed anche per questo gli Anglo-Sassoni la chiamavano Eostre-monath. Giunto il Cristianesimo, la sua festività venne inglobata assumendo ovvero mantenendo il nome di Ostern per i tedeschi e di Easter per gli anglofoni: nomi tuttora in uso, come ben sappiamo. Comprensibilmente, però, data anche la nuova morale introdotta dal Cristianesimo, i riti orgiastici vennero meno (o, meglio, passarono in taluni casi alla clandestinità, divenendo quei riti sabbatici e non che nell’Alto e Basso Medioevo furono poi perseguitati come pratiche di stregoneria).

Anche i vari animali che simboleggiano la Pasqua non sono “scelti” per caso: l’agnello, per esempio, simboleggia la purezza di Gesù ma ancor più anticamente, insieme al capretto, si collegava alla divinità arborea di cui, del pari, condivideva il nutrimento offerto dai boschi; e anche nel caso della tradizione ebraica il suo significato abbastanza noto. Mentre, per quanto riguardava il coniglio, o meglio ancora la lepre, una leggenda voleva che in origine fosse un uccellino che la già citata dea Eostre aveva trasformato in lepre per meglio affrontare l’inverno, pur mantenendo comunque la capacità di continuare a deporre le uova. E qui s’approda al mito stesso dell’Uovo, che simboleggia l’origine di tutto e del tutto, ovvero il principio del Mondo, del Cosmo, dell’Universo, della Vita…

In ogni caso, prima ancora di certi riti centro e nord europei, andrebbero considerati quelli collegati alle divinità mediterranee e mediorientali come Ishtar o Astarte o Iside, dai Fenici ai Babilonesi, riconducibili a Lilith, che il mito vuole essere stata la prima vera donna di Adamo, ma che a questi si ribellò perché non l’accettava al suo pari; già allora, infatti, si parlava di una festività riconducibile alla Pasqua. Anche in tutti questi casi si ha nuovamente il mito dell’Uovo, il punto di partenza e d’arrivo d’ogni umana Cosmogonia.

Perché questa è in definitiva la Pasqua: Cosmogonia, mito, leggenda e storia delle origini del Mondo e del Cosmo.

E, dunque, Buona Pasqua a tutti voi.

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