[…]noi, i tre Patriarchi residenti a Damasco – dove abbiamo sentito fortemente la sofferenza del popolo siriano, di tutte le religioni e denominazioni – alziamo le nostre voci in questo appello umanitario, chiedendo la revoca delle sanzioni economiche imposte al popolo siriano, che resta attaccato alla propria patria e alla civiltà che esiste da migliaia di anni.

Questo si legge all’interno di un comunicato rilasciato dai principali tre patriarchi cristiani di culto orientale di Damasco: Ignazio Efrem II della Chiesa Ortodossa Siriaca, Giovanni X Yagizi della Chiesa Greco-Ortodossa e Gregorio III Laham della Chiesa Greco-Melkita (i Cattolici di rito greco), nel quale, con molti argomenti ragionevoli e ben articolati, i tre invocano la fine di un regime sanzionatorio insensato e crudele, che ha reso la vita dei cittadini siriani ancora più dura e incerta di quanto le tribolazioni seguite all’aggressione terrorista degli ultimi cinque anni non avessero già potuto fare.

Purtroppo siamo già certi che tale appello, per quanto condivisibile dal punto di vista umanitario e razionale, cadrà inascoltato, e questo perché gli Stati che hanno aderito alle sanzioni contro la Siria sono gli stessi che hanno scatenato contro di essa le orde takfire, oppure sono succubi e sottomessi a questi e alle loro elites dominanti.

Le sanzioni infatti erano solo una parte del micidiale “uno-due” che avrebbe dovuto trasformare la Siria in una nuova Libia: uno Stato-fallito preda di milizie e bande, un buco nero di Caos e instabilità che avrebbe permesso alle potenze occidentali, Stati Uniti in primis, di coltivare gruppi armati estremisti da scatenare contro la Russia di Vladimir Putin e contro il progetto cinese della Nuova Via della Seta, esattamente come la CIA e la NATO hanno “coltivato” i terroristi albanesi dell’UCK contro la Serbia di Milosevic e gli estremisti di Basaev e simili contro la Cecenia tra la metà degli anni ’90 e la prima decade del 2000.

Se il Governo e il popolo siriano vogliono trovare partner commerciali sicuri devono volgersi verso Mosca (che sta già importando notevoli quantità di verdure e frutta siriani) e soprattutto verso Teheran e Pechino, visto che un Medio Oriente stabile, pacifico, prospero è negli interessi del blocco eurasiatico e non in quelli della Cartagine Atlantica.

Paolo Marcenaro