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Un “Trattato del Quirinale” per rafforzare la cooperazione tra Italia e Francia e consentire a Roma e Parigi di coordinarsi “in maniera sistematica” su questioni bilaterali, con un’attenzione particolare per il settore industriale.

L’idea nata durante un incontro tra il presidente francese Emmanuel Macron e gli studenti della Sorbona, potrebbe diventare presto realtà, assumendo la forma di un trattato, sul modello di quello firmato 55 anni fa all’Eliseo da Konrad Adenauer e il generale Charles De Gaulle.

Macron, arrivato ieri a Roma in occasione del vertice dei Paesi dell’Europa meridionale, oggi ha incontrato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

Il faccia a faccia tra l’inquilino dell’Eliseo e Gentiloni, nell’appartamento del presidente del premier a Palazzo Chigi, è durato oltre un’ora. L’argomento più importante è stato il Trattato del Quirinale.

“Con la Francia abbiamo rapporti importanti, storici e straordinari – ha detto Gentiloni – L’incontro di oggi è stato un’occasione per rinnovare i nostri impegni bilaterali. C’è una cooperazione economica molto importante. Ci sono molti investimenti e abbiamo scambi commerciali per un volume intorno agli 80 miliardi. La Francia è il secondo partner dell’Italia e l’Italia della Francia”.

Il successore di Renzi ha poi delineato meglio il trattato: “Vogliamo dare una cornice più stabile e ambiziosa ai nostri rapporti. Abbiamo deciso di mettere al lavoro un gruppo di persone per un trattato che può rendere ancora più forte e sistematico le nostre relazioni. E’ un trattato rivolto al futuro che può essere un contributo anche per il futuro della Ue. Un Trattato bilaterale italo-francese”.

“Il rapporto tra Roma e Parigi avrà ottica europea e sarà complementare al rapporto franco-tedesco. Quando Francia e Germania non riescono a mettersi d’accordo l’Europa non può andare avanti. Ma quel rapporto non è esclusivo. Il legame con l’Italia ha un’altra storia, legami culturali, un’amicizia speciale e specifica. E non è in concorrenza né inferiore ma perfettamente complementare con quello franco-tedesco. Il rapporto è forte a tutti i livelli e abbiamo voluto dargli una forma nuova con il Trattato del Quirinale”, ha replicato Macron.

Euro-fanatici convinti entrambi, hanno poi intonato i soliti ritornelli. Ha iniziato Macron: “Vogliamo rendere l’Europa più sovrana, unita e democratica. Negli ultimi anni è stata balbuziente perché mancavano le prospettive a lungo termine”.

Nulla di nuovo nelle parole del presidente del Consiglio italiano: “Credo che ci sia da prendere atto di una crescente domanda di Europa nel mondo che ci circonda, a partire dai Balcani e dal Mediterraneo, dove una presenza forte del modello europeo è richiesta. Ma è forte anche più in là dei confini della nostra regione. L’Europa ha un compito fondamentale per i grandi accordi globali, da quelli sul clima alla lotta contro il terrorismo e per la difesa delle libertà. A questa domanda di Europa cercheremo, con il rafforzamento di relazioni storiche tra Francia e Italia che è difficile rafforzare più di così, di dare un contributo nei prossimi mesi. Europa che Macron ha definita ‘balbuziente’ perché priva di una prospettiva comune”.

Il presidente francese ha elogiato l’azione italiana in materia di immigrazione, evidenziando “l’ottimo lavoro nel 2017 per ridurre la destabilizzazione causata dal fenomeno migratorio” e “la decisione dell’Italia per la missione in Niger”.

“Dobbiamo dare una risposta strutturata e solidale al fenomento migratorio, chiarendo e armonizzando le regole. In qusto senso la Francia sta procedendo nel mettere a punto delle riforme con i partner europei, perché al momento c’è un sistema con delle lacune. E sono sicuro che Italia e Francia riusciranno ad armonizzare i sistemi di accoglienza e di asilo”, ha detto Macron.

Dello stesso avviso Gentiloni, che ha sottolineato: “Credo che l’unica cosa che non possiamo promettere ai cittadini europei è che il problema dei grandi flussi migratori si possa eliminare rapidamente con chissà quale ricetta miracolosa. Il problema è gestire le migrazioni e bisogna farlo insieme”.

L’ambito del Trattato del Quirinale sarà definito da sei “saggi”: tre italiani e tre francesi. I tre dell’Italia dovrebbero essere il professor Franco Bassanini, ex ministro e consigliere di Gentiloni, l’ex ministro della Giustizia e attuale rettore della Luiss, Paola Severino, e l’attuale consigliere per l’Ue a Palazzo Chigi, Marco Piantini.

 

 

UN COMMENTO

  1. Credo che un governo ormai gia’ esautorato e in fase di dismissione accordi di questo tipo dovrebbe evitarli, mi sembra un atto grave che condiziona le future politiche dei governi a venire.
    Una mossa in stile Renzi che tra l’altro on ha votato nessuno.
    Abbiamo avuto in questi ultimi cinque anni quattro governi tutti indicati dal presidente della repubblica … tutti con presidenti del consiglio esterni al parlamento e mai votati da nessuno.
    Niente male come democrazia.
    E ora accordi all’ultimo momento con un governo gia’ licenziato.
    Incredibile.

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