Appena 58 delegati presenti su 468 aventi diritto, iniziata e rinviata dopo un’ora per mancanza del numero legale e scandita dalle dure contestazioni provenienti dalla sala. L’assemblea provinciale del Pd Napoli è stata un misto di disastro e farsa.

“Se qualcuno pensa che l’unico responsabile sia Venanzio Carpentieri è intellettualmente disonesto”, ha detto il segretario Venanzio Carpentieri parlando di se stesso in terza persona. “Nessuna indicazione di voto per nessuno dei candidati al ballottaggio”. Questo il suo messaggio in vista dei ballottaggi, tema centrale della discussione.

Amareggiata e delusa Elisabetta Gambardella, presidente provinciale del partito democratico, che denuncia il disinteresse diffuso dei colleghi di partito: “Limitarsi a esprimersi sui social network e non venire qui, in assemblea, è straordinariamente grave”. Un riferimento nemmeno troppo velato ad Antonio Bassolino che ha disertato l’incontro. Presenti invece Giorgio Piccolo, Antonio Marciano, Michela Rostan e Massimo Paolucci, i suoi fedelissimi, che non le mandano a dire: “Non c’è limite all’autolesionismo. Per la prima volta si è fatto ricorso alla richiesta di numero legale finanche per evitare il dibattito nell’assemblea metropolitana del Pd. Irresponsabili senza fine. I registi del disastro in fuga dal confronto negli organismi dirigenti. Serve urgentemente la rifondazione del partito a Napoli ed in Campania. Siamo al capolinea”.

Mai guai del partito non finiscono qui. C’è chi come Gianluca Daniele, consigliere regionale, ha annunciato pieno sostegno a Luigi de Magistris e chi, invece, come Anna Ulleto, candidata al Consiglio comunale (scatterebbe in Consiglio in caso di vittoria di de Magistris), è alle prese con grane giudiziarie non da poco, dopo il decreto di perquisizione eseguito presso le abitazioni e le sedi dei comitati elettorali delle due indagate, emesso dal pool reati contro la Pubblica amministrazione della procura di Napoli, coordinato dal procuratore aggiunto Alfonso D’Avino, nell’ambito di un’indagine del pm Francesco Raffaele.

L’ipotesi di reato è associazione per delinquere finalizzata alla corruzione elettorale. Il sospetto degli inquirenti è che i candidati abbiano ricevuto voti in cambio di promesse di inserimento nel programma lavorativo Garanzia Giovani, finanziato dalla Regione Campania.

Si scrive Pd, si legge disastro.

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