Ancora poche ore e poi ci sarà l’annunciato strappo. La direzione del Pd certificherà la fine della creatura partitica veltroniana a vocazione maggioritaria e la nascita di uno o più soggetti alla sua sinistra. La fine della grande illusione renziana e il richiamo sempre più forte del proporzionale hanno spinto i colonnelli scontenti a levare gli ormeggi.

Nessuna rivoluzione all’orizzonte, sia chiaro, ma un ricollocamento e nuove liste per poi contrattare da posizioni più forti ed autorevoli, patti e condizioni per stare insieme in una coalizione di centrosinistra e tentare la scalata a Palazzo Chigi. Roberto Speranza ha già fatto sapere che non parteciperà alla direzione. Lo stesso faranno gli otto bersaniani. Non saranno presenti perché la direzione eleggerà la commissione che dovrà stabilire regole e tempi di un percorso congressuale che non condividono.

Mentre Roberto Speranza e Enrico Rossi vanno dritti per la propria strada, c’è chi teme il triplo avvitamento carpiato di Michele Emiliano. Tenta una cucitura in extremis Andrea Orlando che con Gianni Cuperlo e Cesare Damiano, cerca un’intesa con altri esponenti del partito per presentare una candidatura alternativa a quella di Renzi e lancia contemporaneamente l’ennesimo appello all’unità con l’impegno a dare battaglia dall’interno, dando la disponibilità anche a candidarsi alla segreteria se questo servisse per impedire fughe dal partito. “Le responsabilità le abbiamo tutti. La scissione è sbagliata e aiuterebbe la destra”, afferma il guardasigilli.

Enrico Rossi, presidente dem della regione Toscana, non è intenzionato più ad aspettare: “Io non voglio stare nel partito di Renzi. Sto pensando di rispedire la tessera alla mia sezione. Ora dobbiamo lavorare a un altro soggetto politico con l’intento di rafforzare il quadro del centrosinistra, che potrà allargare l’area di consenso e di raccolta di voti anche andando in casa di Grillo”. “Noi non distruggiamo la casa di nessuno. È stato alzato un muro: non attizziamo ancora di più questo messaggio di ieri”, ha aggiunto Rossi.

La scissione, a quanto pare, non dovrebbe avere ripercussioni sull’esecutivo Gentiloni. E’ lo stesso “scissionista” ad annunciarlo: “Il governo non è detto che vada in difficoltà. Si costituirà un gruppo in Parlamento, che si chiamerà non so come, e penso che sarà a sostegno del governo”.

L’ex premier Enrico Letta, invece, ha affidato a Facebook le sue riflessioni: “Guardo attonito al cupio dissolvi del Pd. Mi dico che non può finire così. Non deve finire così. Mentre tutto a Roma sembra finire mi guardo indietro. Voglio dire con forza che non rinnego, anzi sento forte l’orgoglio di aver partecipato alla nascita dell’Ulivo prima e del Pd poi. Quella è una storia positiva. Lo è stata grazie ai suoi gruppi dirigenti e nonostante i suoi gruppi dirigenti. Ma è una storia che è stata soprattutto scritta da elettori e militanti, che vedo oggi sgomenti. Leggo, anche io sgomento, le cronache compulsive di questa fine accelerata. È così facile distruggere! Quanto più difficile è il Costruire. A distruggere ci si mette un attimo, a costruire, una vita. Ricostruire da tutte queste macerie, per chi ci si metterà, sarà lavoro ai limiti dell’impossibile”.

Poi un riferimento al suo sfratto per mano renziana da Palazzo Chigi, tra gli applausi anche di chi domani saluterà il Pd: “Mi viene spontaneo pensare che per i casi del calendario proprio tre anni fa ero preso da altro sgomento, lasciando Palazzo Chigi dall’oggi al domani e cominciando una nuova vita, fuori dal Parlamento e dalla politica attiva. Quello era uno sgomento solitario. Oggi sento la stessa angoscia collettiva di tanti che si sentono traditi e sperano ancora che non sia vero. Tanti che chiedono di guardare all’interesse del Paese e mettere da parte le logiche di potere. Mai avrei pensato tre anni dopo che si potesse compiere una simile parabola. Proprio nel momento in cui l’Europa, in crisi più che mai, avrebbe bisogno dell’impegno creativo degli ulivisti e democratici italiani. E proprio nel momento in cui il nostro Paese appare lacerato e in cerca di nuove ispirazioni per uscire dalle secche nelle quali si trova”.

“Oggi, conclude Letta, non ho altro che la mia voce, e non posso fare altro che usarla così, per invocare generosità e ragionevolezza. No, non può finire così”.

UN COMMENTO

  1. Quella del PD è la logica conseguenza di un progetto nato male e proseguito peggio fino a dibentare un monologo,quello di Renzi,dove il resto del partito era costituito da un seguito silenzioso e ossequiente.
    La minoranza ha aspettato anche troppo a prendere ( non ancora) la decisione più logica e ovvia: il PD non è più da tempo un partito della sinistra storica ma una emanazione personale di Renzi.
    Io non ho mai creduto a questo progetto anche prima di Renzi perchè ne vedevo lo sviluppo, un partito attaccato al potere che non disdegnava inserire anche personaggi condannati pur di racimolare voti e prendere posti di potere.
    Ora , se le cose sembrano così, la parte di sinistra che ancora c’è in questo partito dovrebbe andarsene e si potrebbero riaprire le speranze della formazione di una sinistra vera e non lasciando il PD nelle mani dei faccendieri e praticoni perbcui era nato. Veltroni può dire quello che vuole, lui è stato uno di “padri” di questo progetto disgraziato, e in fondo la fine di questo progetto è la fine anche di una idea di sinistra finto-americana,fatta di chiacchere e di idiozie ma molto attenta ai posti di potere e soprattuttona come accaparrarselo. Da sindaco i romani se lo ricordanombene Veltroni,uno dedito a convegni,cinema viaggi,libri,e altre idiozie ma di amministrazione capitolina Zero.
    Alp Arslan

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non accendere flames e di mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected].

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.