I risultati degli esperimenti di laboratorio, condotti in collaborazione tra Istituto Spallanzani e Istituto Gamaleya, hanno documentato che oltre il 70% delle persone vaccinate con Sputnik V mantengono un’attività neutralizzante contro la variante Omicron che perdura in buona parte anche a distanza di 3-6 mesi dalla vaccinazione.

“Questi risultati, appena usciti in preprint, risultano estremamente incoraggianti e utili per definire nuove strategie vaccinali in rapporto alla evoluzione delle varianti di Sars-CoV-2“, affermano gli specialisti dello Spallanzani.

Lo studio comparativo preliminare e molto ridotto nei numeri, pubblicato dal portale Medrxiv, ha mostrato che i livelli di anticorpi neutralizzanti contro Omicron, individuati nelle persone vaccinate con il farmaco russo Sputnik V, non diminuiscono allo stesso modo di chi ha ricevuto il vaccino Pfizer. Parliamo del 74,2% di efficacia contro la nuova variante, in chi ha ricevuto due dosi del vaccino prodotto dal Fondo di investimento russo e dall’Istituto Gamaleya, e del 56,9% per coloro che hanno fatto Pfizer/Biontech.

In sintesi, rispetto al vaccino Pfizer, Sputnik V aveva 2,1 volte più anticorpi neutralizzanti contro Omicron e 2,6 volte più anticorpi a tre mesi dalla vaccinazione.

“L’approccio più efficace, come già dimostrato in diversi studi, è una dose di richiamo eterologa sperimentata nella vaccinazione contro il Covid-19 con il vaccino Sputnik V”, si legge nello studio pubblicato sul sito MedRxiv.

Ernesto Ferrante
Giornalista professionista, editorialista, appassionato di geopolitica