Matteo Renzi

Gli italiani sono accorsi in massa (quasi il 70% di affluenza) per bocciare la riforma della Costituzione voluta da Matteo Renzi e dal suo Governo. Come nel referendum del 2006, la Costituzione repubblicana resta un pilastro fondamentale e imprescindibile per il popolo italiano.  Un evento che resterà scolpito nella storia d’Italia.

Nonostante una campagna referendaria monopolizzata integralmente dal fronte del SI e dal Presidente del Consiglio, onnipresente nei salotti televisivi, il popolo italiano ha rifiutato la riforma Renzi-Boschi-Napolitano che avrebbe minato dalle fondamenta la Costituzione democratica vigente, aprendo le porte ad una massiccia privatizzazione delle “utilities” (acqua, gas, energie) comunali e regionali.

La personalizzazione del Referendum si è rivelato un boomerang per Renzi che sin dai primissimi giorni della campagna referendaria l’ha trasformata in un plebiscito sulla sua persona e sull’operato del suo governo. La maggioranza degli elettori non ha creduto alla propaganda del fronte del SI, preferendo l’attuale architettura costituzionale dove i Senatori sono scelti direttamente dal popolo a suffragio universale.

Il processo di demolizione della Repubblica concepita fra il 1946 ed il 1948 è iniziato nel 1992 con l’intervento giudiziario che ha cancellato i partiti storici della Prima Repubblica, è proseguito con lo smantellamento dei diritti sociali e con l’adozione dell’euro – sancendo, di fatto, la fine della sovranità monetaria – ed aveva come suo fine la manomissione della Costituzione approvata nel 1948. Il famoso report della JPMorgan indirizzato al Governo italiano chiedeva di sbarazzarsi della Costituzione repubblicana definita troppo “socialista e antifascista”; questa richiesta è stata sconfitta nelle urne.

Se il voto odierno rappresenta una bocciatura per il Governo presieduto da Matteo Renzi, lo stesso vale per i burocrati di Bruxelles e la cancellerie europee – Germania in primis – che sono scesi in campo supportando il fronte del SI paventando immani tragedie economiche qualora la riforma fosse stata bocciata, attraverso una sistematica campagna mediatica di terrorismo psicologico. E’ stato così lanciato un segnale chiaro all’Unione Europea dell’austerità e alle istituzioni finanziare d’oltreoceano.

Oltre ad essere un voto di principio con notevoli connotati politici, la vittoria del NO infligge un duro colpo al protagonismo di tutti quegli artisti, sportivi e intellettuali italiani che in massa si sono schierati per la pesante riforma della Costituzione, confermando la loro distanza dal contesto sociale del popolo italiano.

Quali scenari politici si apriranno dopo la bocciatura della riforma costituzionale? Come già dichiarato, Renzi nelle prossime ore salirà al Quirinale e rassegnerà le sue dimissioni da Presidente del Consiglio. A fronte delle dimissioni dell’esecutivo, si potrebbero aprire le porte per un governo tecnico (Padoan?) o per uno di coalizione con l’unico scopo di riformare la legge elettorale Italicum, e come extrema ratio lo scioglimento delle Camere con conseguente voto anticipato.

In ogni caso, sarà il Presidente della Repubblica a gestire la delicata fase di transizione che si aprirà. Il Presidente Mattarella dovrà avere la forza morale e patriottica di tenere unita la Nazione e il popolo italiano dilaniato dalla contesa referendaria, allo scopo di ricucire un’Italia divisa. Siamo un Paese maturo e con una democrazia consolidata, e abbiamo tutti gli strumenti per proseguire sulla strada della democrazia e della sovranità evitando qualsiasi rovina economica e istituzionale.

Antonello Tinelli

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