Art.47 Cost.

“La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito.

Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.”

Basterebbe solo la citazione dell’articolo 47 della nostra Costituzione per terminare ogni discussione riguardo a ciò che è accaduto alle quattro banche “salvate” dal Governo (Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti e CariFerrara), che hanno visto i piccoli risparmiatori che avevano sottoscritto azioni, titoli aventi comunque un certo grado di rischio, e soprattutto obbligazioni subordinate (chiamate così perché vengono remunerate dopo le obbligazioni principali, dette “senior”) , in teoria più sicure. Quante volte noi abbiamo dovuto sopportare gli spauracchi di chi ci diceva “fuori dall’euro i risparmi degli italiani si azzereranno” ? Eccovi, cari risparmiatori, come l’Euro protegge i vostri soldi!

Il Governo ha giustificato il provvedimento dicendo che “sono cambiate le regole” dei salvataggi bancari. Ed in effetti hanno ragione:  i governi della zona Euro hanno costituito la cosiddetta “Unione bancaria”, la quale si compone di due “meccanismi”: Il  “Meccanismo di vigilanza unico”, operativo dal 4 dicembre del 2014, il quale prevede  l’assunzione da parte della Banca centrale europea dei compiti di vigilanza bancaria, esercitati attraverso le Autorità nazionali, e il “Meccanismo di risoluzione unico”, il quale  sarà operativo dal 1 gennaio 2016, che può prevedere il rischio del “bail-in”, del quale abbiamo già parlato in un articolo precedente. Come ci ricorda Claudio Borghi Aquilini, che di solito è un segugio a scovare certe “chicche”, il  19 dicembre del 2013, subito dopo la riunione dei ministri delle Finanze dell’Unione europea che approvò l’Union banking, l’allora Presidente del Consiglio Enrico Letta se ne uscì fuori con un tweet che  potremmo ironicamente chiamare “profetico”:

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Ma perché si è reso necessario che l’Europa approvasse una Unione Bancaria, che secondo le intenzioni  di chi la ha approvata doveva “spezzare il legame tra rischio sovrano e fragilità dei sistemi bancari nazionali”? Semplicemente perché, come dice il Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Enrico Zanetti, “sono cambiate le regole”. Quali regole però? Per rispondere a tale domanda abbiamo ancora una volta bisogno dell’aiuto di Claudio Borghi Aquilini, attuale responsabile economico della Lega Nord, che in una recente intervista ha detto una cosa fondamentale:

“Il problema è che in Europa siamo passati da un sistema dove le banche ricevevano la provvista della propria attività dai risparmiatori, mentre la garanzia della Banca Centrale, a un sistema in cui le banche ricevono il denaro per la loro attività dalla Banca Centrale e la garanzia dai risparmiatori. La Banca Centrale è passata così da garante a garantita. E’ un sistema che non sta in piedi e che va ricostruito dalle fondamenta. ”

Lo stesso Claudio Borghi Aquilini, invitato a dibattere sull’argomento al programma “Piazza Pulita” su LA7 (i cui interventi principali potete trovare qui), ha ricordato che negli Stati Uniti (come in tutti gli altri Stati “normali”) i risparmi dei cittadini sono garantiti dalla Federal Reserve. Pertanto, in Europa, doveva essere la BCE che doveva assumersi il ruolo di garante dei risparmi dei cittadini europei. Ma siccome in Europa non c’è nessuno Stato che, come recita la nostra Costituzione nazionale “incoraggia e tutela il risparmio”, dove questa tutela si esplica obbligando la Banca Centrale a garantire i risparmi dei cittadini, allora la Banca Centrale Europea non ha alcun obbligo verso i cittadini e si limita a tutelare il sistema bancario, facendo concorrere anche i risparmiatori nel salvataggio delle banche stesse. In effetti, dal 1 gennaio 2016, le “nuove regole” prevedranno che in caso di rischio fallimento, concorreranno al salvataggio della banca in questione non solo gli azionisti e gli obbligazionisti subordinati, ma anche gli obbligazionisti “senior” e i correntisti  i cui conti sono superiori a 100 mila euro (per la maggior parte si tratta dei conti correnti delle imprese, usati per la gestione dell’attività: gli imprenditori salveranno le banche con gli stipendi dei loro dipendenti!). I conti correnti fino alla soglia dei 100 mila euro dovrebbero essere garantiti. Da chi? Non certo dalla Banca Centrale, ma dal sistema bancario attraverso il cosiddetto “fondo di risoluzione”. Ma, nessun Istituzione superiore garantisce la completa sicurezza delle banche che andranno a costituire il fondo. Capite quindi che la situazione è davvero preoccupante e complessa, oltre che, per quanto riguarda il caso italiano, palesemente incostituzionale.

A poco quindi servirà la Commissione d’inchiesta proposta dal Movimento 5 Stelle e spalleggiata da Forza Italia, con la quale si intende indagare sullo stato del sistema bancario italiano e “limiti della vigilanza operata da Bankitalia e Consob”. Infatti, Padoan e Renzi si sono subito dichiarati favorevoli a questa ipotesi perché sanno benissimo che nella maggior parte dei casi, queste Commissioni hanno le mani legate e portano risultati inconcludenti.

Il Ministro Padoan ha inoltre dichiarato che il Governo sta studiando un intervento per rimborsare i risparmiatori che hanno visto azzerate le proprie obbligazioni subordinate, dicendo che si tratta di “riconoscere che un gruppo di cittadini è in difficoltà economica, e quindi è equivalente ad una misura di sostegno alla povertà e non interferisce con il meccanismo finanziario”. Probabilmente, aggiungiamo noi, il PD si è accorto che la vicenda delle quattro banche fallite, che ricordiamolo, erano gestite da fondazioni  facenti capo allo stesso Partito Democratico, e il decreto “salva banche” del Governo, hanno penalizzato soprattutto cittadini che hanno sempre votato per il centro-sinistra e che ora, dopo quel che è successo, potrebbero non farlo più. Allora un eventuale rimborso (sacrosanto per noi) potrebbe essere un’arma politica efficace per riportare questi elettori all’ovile democratico. Tuttavia, dall’Europa fanno sapere che non acconsentiranno a nessun utilizzo da parte dell’Italia del fondo richiesto perché quella dei risparmiatori italiani non é una “crisi umanitaria provocata da alluvioni o altri disastri”.

Una brutta faccenda, insomma, che si tinge di morte: Luigino D’Angelo, pensionato 68enne di Civitavecchia, lo scorso 28 novembre si è tolto la vita dopo aver scoperto di aver perso tutti i suoi risparmi, 110mila euro e un lingottino d’oro, investito in Banca Etruria. La procura di Civitavecchia ha avviato un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio. Il Sig. Luigino si aggiunge alla lista di tutti coloro che in questi anni, a causa di un sistema economico-finanziario sbagliato, hanno perso la vita. Speriamo che questo incubo duri ancora per poco.

A conclusione di questo articolo, ci limitiamo a consigliare i risparmiatori italiani preoccupati dopo quel che è successo in questi giorni, di consultare il parere di associazioni e consulenti qualificati e di informarsi bene prima di sottoscrivere qualcosa che gli venga consigliato dalle banche.

Marco Muscillo

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