Perfetti Sconosciuti

La Trama

Alcuni amici decidono di riunirsi per cenare assieme. In fondo è un’occasione per rivedersi, magari per scherzare. Forse anche per discutere di qualche novità gastronomica che nel mare magnum di microaziende e di acquisti solidali si è trovato sul web e si vuole condividere. Eva e Rocco, i padroni di casa, hanno deciso di invitare i propri amici a cena. I rapporti tra loro due non sono idilliaci. Eva è una psicanalista affermata, degna erede di una famiglia di luminari nel campo della medicina. Anche se come scoprirete durante il film in un campo meno nobile… Rocco è un chirurgo, ma non gode della fiducia dei parenti di lei. È un uomo mite e molto portato al dialogo e al confronto, dote che lo porta a mantenere un ottimo rapporto con la figlia ormai adolescente. Durante questa cena non mancano sul tavolo le ormai consone schiere di cellulari disposti sul tavolo come se fossero tante automobili in un cortile di casa. Eva lancia una provocazione a tutti i presenti.

Gli altri ospiti sono Lele e Carlotta. Sono sposati da anni, il rapporto è in crisi. Lele ha un discreto lavoro, ha perso la patente per questioni legati al consumo di alcool. Carlotta lavora ed è madre, vive però una seconda vita dove cerca di rivivere i momenti della sua gioventù. Ci sono poi Cosimo e Bianca, Bianca è una persona sognatrice ed aperta al mondo. Cosimo è una persona in cerca della svolta economica, di quell’affare che possa permettergli di vivere meglio. Portano del vino molto particolare a questa cena, in quanto Cosimo è convinto che il prezzo sia sinonimo di qualità. Arriva per ultimo Peppe, Peppe è l’unico uomo scapolo. È stato provato da eventi nefasti, quali la perdita del lavoro e un divorzio. Appare svogliato, quasi disilluso, come se ormai un lavoro migliore e una prospettiva di carriera non siano più possibili per lui.

I padroni di casa hanno pensato ad ogni particolare. La cena inizia con degli antipasti per poi arrivare a dei primi piatti. Durante questa cena tutti i convenuti avrebbero voglia di parlare tra di loro e in fondo svagarsi. Purtroppo i telefoni cellulari continuano a squillare, turbano questa agognata cena. Eva lancia una provocazione, domanda a tutti se forse un giorno i telefoni parleranno al posto nostro. Domanda anche se forse non siano diventati come degli specchi, ai quali però doniamo noi stessi forse nella nostra interezza. Gli amici annuiscono, Eva insiste e propone un gioco. Propone che per quella sera tutti gli amici renderanno pubbliche tutte le conversazioni dei propri cellulari. Insomma ognuno dei convenuti saprà cosa riceve l’altro, non ci saranno segreti per una sera. Oltretutto non solo ascolteranno le chiamate ma potranno conoscere il contenuto delle conversazioni sui vari social forum. I convenuti non sono molto convinti ma il gioco inizia. Questo gioco rivelerà lati nascosti di ognuno dei presenti, le sorprese non saranno piacevoli per alcuni…

Critica

Il film è ambientato essenzialmente nella casa di Eva e Rocco. Il tema sviluppato ricorda una specie di seguito di un altro film di Paolo Genovese: “Immaturi”. Nonostante ciò il tono utilizzato non appare né nostalgico né eccessivamente caustico nei confronti di alcuni personaggi che sono di fatto delle tipizzazioni. Il linguaggio è schietto e secco, non cade in monologhi troppo lunghi o in toni eccessivamente drammatici.

Un film che appare divertente in molti aspetti di comicità paradossale e meno scontata del film “Immaturi”. Una delle domande che si pone il regista è se i social forum non siano altro che un paravento dietro al quale si nascondono ansie, timidezza e problemi irrisolti, tema fu già affrontato dal regista nel suo film del 2005: “Nessun messaggio in segreteria”. Una sorta di inversione di tendenza per ciò che concerne gli argomenti trattati dal regista stesso, che se nel film precedente, “Tutta colpa di Freud”, parlò in fondo di come se non si ha avuto la grazia di vivere un vero amore manchi qualcosa nella vita, in questo film si esprime, invece il cinismo che si può vivere quando un rapporto sentimentale si logora e come al giorno d’oggi i sotterfugi possano essere molteplici e diversificati grazie ai social.

Sul lato tecnico si può dire che tutti gli attori sono affermati e hanno recitato in diverse altre occasioni cinematografiche in film di successo. Le loro interpretazioni contribuiscono a renderlo un film da vedere. I ruoli da interpretare non erano certamente semplici, nonostante ciò non si può non restare colpiti ad esempio dall’interpretazione di Marco Giallini. Dopo svariate interpretazioni di ruoli duri e di personaggi legati ad ambienti violenti, in questo caso recita un ruolo diverso: è un padre di famiglia attento alla propria famiglia, riflessivo e affettuoso. Kasia Smutniak è una persona autoreferenziale, il suo ruolo non è semplice, ma risulta realistica. Valerio Mastrandrea si conferma e non ce n’era assolutamente bisogno, come un attore affermato e credibile: guascone e poliedrico, è assolutamente credibile nel ruolo di marito dalla doppia vita. Anna Foglietta svolge un ruolo alquanto difficile, è una moglie in crisi e una donna che Simonne de Beauvoir avrebbe definito come Femme Rompue (donne spaccata), in questo caso non da motivi politici differenti dai figli ma da una doppia vita che la logora interiormente. Questo ruolo non certo usuale lo interpreta in modo credibile e i sui monologhi sono quelli delle donne infelici, quindi ripeto assolutamente apprezzabile. Alba Rohrwacher aveva già interpretato una parte simile, l’innamorata dolce e persa nel suo mondo. Buona la sua interpretazione forse il personaggio interpretato poteva avere più peso nella sceneggiatura. Edoardo Leo è sorprendente, attore che ha svolto ruoli ben più complessi per questo film ha dovuto attuare se stesso una regressione stilistica. In questo film è un borgataro, nonostante sia un attore con studi molto apprezzati risulta credibile. Giuseppe Battiston svolge un ruolo di un uomo sofferente e combattuto, non è la prima volta. Lo svolse già in un film che fu molto apprezzato come: “Non pensarci”. Questa volta il suo ruolo è caratteristico di una persona che soffre ma che tiene nascosto il proprio dolore e che non lo vive colmandolo di psicofarmaci come nel film citato. Credibile e davvero apprezzabile.

La sceneggiatura è ambientata a Roma, ma essendo ambientato in una casa privata potrebbe essere stata ambientata ovunque. Questa scelta registica rende facile l’identificazione dello spettatore con la vicenda umana proposta. Oltre a ciò Genovese ci regala un’altra particolarità: per non appesantire troppo il film stesso, ci saranno due finali differenti. Una sorta di flash back prefinale che rende il film meno pessimistico e porta lo spettatore a riflettere sui tanti temi trattati dal film stesso. Una delle molteplici domande che propone questo film è se forse non si dia troppa importanza ai social. La risposta la lascio ai lettori, in fondo ormai sono un mezzo davvero importante per svariate ragioni persino lavorative. Se molte persone vivono delle doppie vite la colpa è imputabile solo ai Social Networks e ai telefoni? Il regista ci lascia questo dubbio, oltre a ciò di fronte alle bugie espresse ci regala momenti di pura ilarità. Film che consiglio a tutti coloro che si pongono questa domanda ricorrente e che amano e sostengono il cinema italiano.

Dario Daniele Raffo

PANORAMICA RECENSIONE
Giudizio

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