Vito Petrocelli è fuori dalla commissione Esteri del Senato.

La Giunta del regolamento di palazzo Madama ha dato parere favorevole allo scioglimento della commissione Esteri presieduta dal senatore del M5S, colpevole di “lesa maestà atlantica”.

La convergenza punitiva delle forze che sostengono il governo “washingtoniano” presieduto da Mario Draghi, è stata totale. A Petrocelli, che aveva votato contro l’invio delle armi all’Ucraina, è costato carissimo il tweet “Per domani buona festa della LiberaZione”, con la zeta maiuscola in chiaro riferimento alla lettera diventata simbolo dell’operazione speciale delle truppe russe. Non l’ha difeso nemmeno il suo Movimento di appartenenza, ancora una volta “non allineato” solo a chiacchiere.

Nei giorni scorsi 20 componenti della commissione su 22 (sono rimasti in carica lo stesso Petrocelli e Emanuele Dessì di Cal) hanno presentato le dimissioni e non sono stati sostituiti. Per questo motivo si è deciso, nella conferenza dei capigruppo, di chiedere un parere alla Giunta. Dopodiché è entrato in scena il presidente del Senato.

Casellati ha invitato i gruppi parlamentari a designare i componenti della nuova commissione Esteri.

Lo scioglimento (per la prima volta nella storia repubblicana) di una commissione permanente del Parlamento italiano, è un colpo di mano, un attacco violentissimo alla credibilità delle istituzioni parlamentari.

Vito Petrocelli rappresentava con dignità e decoro i tantissimi cittadini che si oppongono all’escalation bellica dell’Italia in Ucraina.

Il 31 marzo scorso, è opportuno ricordarlo sempre, il Senato ha reso definitivamente legge, dopo l’approvazione alla Camera, il decreto per l’invio delle armi in Ucraina, una delega in bianco data al governo fino al 31 dicembre 2022. Delega che ha reso l’Italia co-belligerante.

Ill Presidente Petrocelli ha difeso la via della pace e delle trattative, attenendosi ai chiari dettami al riguardo della Costituzione.

La sua destituzione mina alle fondamenta il pluralismo politico, partecipativo e di idee, e sbugiarda i partiti, a partire dal principale artefice, il Movimento 5 Stelle.

Dopo aver sostenuto e votato la delega in bianco che ha reso l’Italia co-belligerante prima alla Camera e poi al Senato e dopo che il suo ministro degli esteri ha co-firmato il 22 aprile un secondo decreto per nuove armi secretate, i membri della Commissione Affari esteri del M5S si sono prestati alla messa in scena che ha portato all’annunciato scioglimento della Commissione esteri.

Una punizione politica per chi si è opposto all’invio delle armi, che riduce al lumicino le speranze di un’Italia schierata per la pace e per il negoziato.

Su twitter l’ex presidente della Commissione ha definito quanto accaduto una “vendetta politica” nei suoi confronti da parte “dei due partiti più guerrafondai del Parlamento”. Sarebbe superfluo aggiungere altro. E’ la triste realtà dei fatti.

Ernesto Ferrante
Giornalista professionista, editorialista, appassionato di geopolitica

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