Il Carroccio diventa “nazionale” a piazza del Popolo e la massiccia adesione di militanti e simpatizzanti ne certifica ulteriormente l’ottimo stato di salute. Centinaia di bandiere, tanti dialetti ed oltre 220 pullman pagati dai militanti. Vessilli regionali e nazionali sventolano insieme in una delle piazze simbolo di Roma. I quattro mori sardi e l’aquila a due teste albanese sono a pochi metri di distanza. Qualche metro più in là sventolano le bandiere di Iran e Russia. Assente quasi del tutto il tradizionale verde padano. Predomina il blu e non risuona mai, nella piazza e sul palco, la parola “Nord”.

 

 

 

 

 

Le delegazioni ascoltano in maniera attenta e composta gli interventi dei ministri che si alternano sul grande palco. A rompere il ghiaccio è Giulia Bongiorno, ministro per la Pubblica Amministrazione. A seguire Bussetti, ministro dell’Istruzione, Centinaio, ministro delle Politiche agricole, Fontana, ministro per la Famiglia e la Disabilità, ed Erika Stefani, ministro degli Affari Regionali, accompagnata dai governatori di Friuli Venezia Giulia e Veneto, Fedriga e Zaia. A precedere l’intervento del leader Salvini, è Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri.

Alle 12.20 sulle note di “Vincerò” della Turandot di Puccini, Sale sul palco Matteo Salvini, con la mano sul cuore, avvolto dai fumogeni e accolto dai cori della folla. Chiede ai presenti di osservare un minuto di silenzio in segno di rispetto per le vittime dell’assurda tragedia avvenuta alla “Lanterna Azzurra Clubbing” di Madonna del Piano, nelle campagne di Corinaldo, e annuncia che appena finita la manifestazione, si dirigerà nelle Marche. Fa salire sul palco anche i cuochi italiani che hanno vinto medaglia d’oro ai campionati mondiali della cucina. Parla di “rivoluzione del buonsenso” e sceglie toni pacati. Cita De Gasperi, Wojtila e soprattutto Martin Luther King. “Per farsi nemici basta dire quello che si pensa. C’è bisogno di unità e di concordia”, esclama Salvini, aprendo idealmente il Pantheon leghista al leader per i diritti civili degli afroamericani.

 

 

Ringrazia “Luigi” (Di Maio, ndr) per il lavoro fatto insieme fin qui e ribadisce l’intenzione di portare a termine la legislatura. Attacca i critici di professione e propone provocatoriamente di istituire un albo professionale che li inquadri. Dice di voler tener duro con Bruxelles e punzecchia Macron con un “chi semina povertà raccoglie protesta”. Strappa applausi quando parla di culle piene, di presepe e di tutela dell’identità. Attacca Soros e il suo tentativo di imporre una lingua unica mondiale per avere non donne ed uomini, ma consumatori, schiavi, che vanno al centro commerciale la domenica pomeriggio, non per comprare ma per sognare di comprare qualcosa che è stato prodotto in Cina. Prende di mira le delocalizzazioni e chiede un applauso per gli imprenditori italiani che resistono alle difficoltà. Non manca il riferimento alla riduzione del numero degli arrivi, al taglio dei guadagni dell’industria dell’accoglienza e alla chiusura dei luoghi di spaccio e di morte. “Voi siete l’avanguardia dell’orgoglio, del cambiamento e della dignità di questo Paese”, dice rivolgendosi a chi ha riempito la piazza capitolina in una mite giornata di dicembre.

Tra i tanti striscioni, ve n’è uno che cattura gli occhi e l’attenzione di tanti: “Salvini-Di Maio, insieme fino alla vittoria”. I richiami al centrodestra sono quasi del tutto assenti. Salvini non pronuncia mai i nomi di Berlusconi e Meloni. Ai lati del ministro dell’Interno sono schierati in prima fila i sindaci leghisti.

In attesa dei congressi e delle più volte annunciate modifiche statutarie, la Lega si ritrova e rinnova in piazza, insieme ai suoi militanti. Da Roma arriva un segnale forte tanto agli alleati che agli avversari. A chi parla di sondaggi gonfiati, toccherà prender nota delle oltre sessantamila presenze a Roma, in piazza del Popolo, in un 8 dicembre che potrebbe avere un peso politico notevole. Mentre gli altri partiti sono alle prese con il calo dei consensi e il rischio di ulteriori spaccature, il Carroccio cresce e mette radici in territori ostili, fino a pochi mesi fa.

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