Pierre Le Gros a roma

L’artista francese Pierre Le Gros e la sua opera

Quando si parla della Roma barocca la nostra mente parte e comincia ad immaginare l’architettura fantastica di Francesco Borromini ‒ come Sant’Ivo alla Sapienza o S. Carlo alle Quattro Fontane ‒ che usava piccole manierismi, poi non può mancare il nome di Gian Lorenzo Bernini, che, oltre alle opere di architettura, realizzò bellissime statue come quella di Apollo e Daphne.

Lo scultore nato a Napoli aveva una fama che raggiungeva persino il Re di Francia Luigi XIV, il quale chiamò lo stesso Bernini a Parigi perché si occupasse di un rinnovamento del Louvre. Dalle commissioni del Re di Francia si può evincere che esistesse un legame culturale molto forte tra la Francia e l’Italia. Ma esisteva anche una richiesta dell’arte dei francesi in Italia?

Un altro esempio di splendore per un interscambio culturale ci è fornito dalla vita dell’artista Pierre Le Gros ‒ noto come Pierre Le Gros il Giovane ‒ che nacque il 12 aprile 1666 a Parigi ma passò la maggior parte della sua vita artistica in Italia, a Roma, dove morì nell’anno 1719. Per quanto riguarda la Francia e la sua arte Pierre Le Gros viene menzionato come collaboratore dell’opera di decorazione di Versailles.

pierre le gros
Imm. 1: Pierre Le Gros, monumento funebre per Gregorio XV Ludovisi e suo nipote, il cardinale Ludovico Ludovisi (committente non era la famiglia, ma i chierici dei Gesuiti), eseguito nel periodo 1709-1714 , materiale: marmo, Chiesa Sant’Ignazio di Loyola in Campo Marzio, Roma. © Ninja Brockmann

Le Gros si trasferì in Italia nell’anno 1690. Già attorno al 1700 Le Gros era l’artista più ricercato nell’ambito della scultura: la sua fama si basa sulle statue degli apostoli Bartolomeo e Tommaso (1703-1712) che si trovano nella navata della Basilica di San Giovanni in Laterano. Un’opera di valore eccezionale può essere considerata il monumento funebre per Gregorio XV e suo nipote Ludovico Ludovisi (Imm. 1) così come la statua per Stanislao Kostka (Imm. 2) ‒ un gesuita polacco che è stato proclamato santo da Papa Benedetto XIII nell’anno 1726 ‒ che si trova nella chiesa di Sant’Andrea al Quirinale. Le ultime due opere hanno un legame forte l’una con l’altra, dato che entrambe si caratterizzano per il linguaggio straordinario del Le Gros, che si esprime soprattutto tramite la policromia dei marmi.

La prima delle suddette opere però è altrettanto straordinaria, poiché nessun altro monumento funebre dedicato a un Papa aveva mai avuto un linguaggio trionfale come quello rivolto a Gregorio XV. Nel prossimo paragrafo andremo dunque ad analizzare questo monumento, che merita di essere esaminato un po’ più dettagliatamente.

Pierre Le Gros
Imm. 2: Pierre Le Gros, Statua di San Stanislao Kostka, 1703, chiesa di Sant’Andrea al Quirinale, Roma. Opera commissionata dai gesuiti. © Ninja Brockmann

Il monumento funebre per Gregorio XV e suo nipote Ludovico Ludovisi nella chiesa di Sant’Ignazio a Roma

Pierre Le Gros doveva inventare un progetto per il monumento funebre dei due Ludovisi che rispettava le strutture dell’architettura preesistente perché la cappella non era un’architettura ex novo. Per rispondere all’architettura del interno della chiesa Le Gros traspose l’ordine delle colonne all’interno della struttura del suo monumento funebre e tramite questo metodo riuscì a introdurre il monumento nel complesso architettonico della chiesa. L’artista cercò di minimizzare l’impeto delle colonne tramite il mezzo del panneggio, che doveva nascondere i  loro fusti.

Il monumento funebre (Imm. 1) si trova nella cappella destra dell’altare maggiore nell’abside della chiesa, ma l’artista calcolò esattamente la prospettiva dello spettatore, poiché il messaggio che trasmette il monumento cambia con la direzione con la quale ci si avvicina a esso: lo spettatore che si avvicina dal lato del monumento vedrà per primo un putto con uno stemma, un’allegoria della Fama e poi un’allegoria della pace (PAX) assieme all’epigrafe «ALTER IGNATIUM ARIS: ALTER ARAS IGNATIO». L’insieme di questi elementi indica la persona di Gregorio XV e l’epigrafe da solo rivela il motivo per cui Gregorio XV e Ludovico Ludovisi sono stati sepolti in questa chiesa: mentre il cardinale Ludovico Ludovisi fu il committente della fabbrica della chiesa di Sant’Ignazio, fu Gregorio XV il Papa che ha benedetto il santo al quale fu dedicata la chiesa. Vista dal portale di ingresso la statua del Papa si vede di profilo e il gesto della sua mano sembra quasi come se volesse rinviare alle due allegorie della Fama così che possano annunciare la sua gloria.

Questo messaggio ai fedeli cambia però con la prospettiva: quando lo spettatore ammira il monumento funebre, trovandosi nella navata centrale della chiesa, il gesto della sua mano destra deve essere interpretato come un gesto di benedizione verso i fedeli, anche perché l’epigrafe non si vede. L’allegoria della Religio sottolinea questo messaggio, avendo la funzione di rinforzare le preghiere dei fedeli tramite il suo sguardo che osserva l‘azione di colui che prega Dio. Le figure sul lato destro non corrispondono con il concepimento, perciò non sono facili da interpretare: la statua del Papa ‒ vista della prospettiva frontale ‒ sembra fiancheggiata da esse o addirittura protetta come se formassero una mandorla intorno a lui. Sotto di esso c’è invece il ritratto raffigurante Ludovico Ludovisi che è stato effettuato a forma di medaglione.

Pierre Le Gros
Imm. 3: Gian Lorenzo Bernini, monumento funebre per il Papa Alessandro VII., 1672-1678, San Pietro, Roma.
© Büchel, Daniel/Karsten, Arne/Spitzlsperger, Philipp: Mit Kunst aus der Krise? Pierre Le Gros’ Grabmal für Gregor XV. Ludovisi in der römischen Kirche S. Ignazio, in: Marburger Jahrbuch für Kunstwissenschaft 29 (2002) p. 165-198, p. 182, p. 177.

Le Gros fa diventare questo monumento un monumento funebre con un carattere effimero tramite il motivo della tenda pesante fissata sotto il baldacchino: questo elemento del concepimento rappresenta il tempo che potrebbe finire come la tenda che improvvisamente potrebbe cadere.

È anche questo elemento della tenda che ci fa capire qual era uno dei punti di riferimento per l’artista. Tramite la tenda l’artista francese fa finta che il monumento stesso sia staccato dal muro ma non lo è. Un tale monumento non si trova neanche nella tradizione dei monumenti funebri dei Papa. Ci sono solamente pochi parallelismi con l’opera di Le Gros come il monumento funebre per Papa Alessandro VII (1672-1678) (Imm. 3) di Gian Lorenzo Bernini o il monumento funebre dello stesso Le Gros per il cardinale Girolamo Casanate (1706-1708) (Imm. 4) per quanto riguarda la tenda. Rispetto alla policromia il suddetto monumento per Stanislao Kostka (Imm. 2) può essere considerato parallelo.

Il monumento dei Ludovisi nel contesto storico

Pierre Le Gros
Imm. 4: Pierre Le Gros, monumento funebre per il cardinale Girolamo Casanate, 1706-1708, San Giovanni in Laterano, Roma.
© Büchel, Daniel/Karsten, Arne/Spitzlsperger, Philipp: Mit Kunst aus der Krise? Pierre Le Gros’ Grabmal für Gregor XV. Ludovisi in der römischen Kirche S. Ignazio, in: Marburger Jahrbuch für Kunstwissenschaft 29 (2002), p. 165-198, p.182.

Questo monumento funebre è anch’esso particolare perché i chierici dei gesuiti poterono decidere sull’impostazione dell’opera.

La famiglia dei Buoncompagni-Ludovisi dava più valore al prestigio della parte famigliare dei Buoncompagni mentre i gesuiti approfittavano della situazione poiché in questo specifico tempo l’ordine aveva bisogno di una cosiddetta propaganda delle immagini e dell’arte. Allora i gesuiti erano tra i protagonisti di una controversia: mentre il giansenismo sosteneva che i dannati non possano di per sé partecipare alla misericordia di Dio tramite il comportamento personale, i gesuiti erano di parere opposto.

Ad un certo punto questo dibattito teologico raggiunse la politica perché alla fine conteneva anche la domanda su chi poteva decidere tra i teologici francesi e il Papa. I gesuiti erano il battaglione di combattimento del Papa, però non sempre avevano il suo appoggio completo: il Papa criticava i gesuiti riguardo i loro metodi di cristianizzazione in Cina. In questa situazione tutto l’ordine si incontrò a Roma nell’anno 1710 per discutere il procedimento. I membri dell’ordine si decisero a seguire la volontà della Santa Sede a tutti costi. Tramite l’arte che segue una certa tradizione papale l’ordine poteva esprimere questa idea. Il monumento per il Papa Gregorio XV e per suo nipote Ludovico Ludovisi deve essere inquadrato in questo contesto storico.

Tuttavia non si deve dimenticare la prospettiva di Papa Gregorio stesso: il nepotismo aveva un ruolo importante perché, durante il periodo del suo stesso papato, i parenti potevano accrescere la ricchezza e il prestigio della famiglia, fare delle alleanze con altre famiglie o ordini, come nel caso di Gregorio, per avere una posizione forte conto eventuali avversari. Il pontificato di Gregorio XV durò solamente due anni e mezzo e Ludovico Ludovisi non aveva tantissimo tempo per raggiungere questi suoi obiettivi. Nonostante ciò il cardinale riuscì a confermare l’alleanza con i gesuiti tramite la benedizione di diversi personaggi ‒ come Ignazio da Loyola e Francesco Saverio ‒ il 12.3.1622, ma anche tramite questo monumento.

Il collegamento con quest’ordine si basa sul fatto che entrambi ‒ Ludovico Ludovisi e Gregorio stesso ‒ sono stati educati al Collegio Romano della società di Gesù: un collegamento che fu un elemento basilare della strategia politica del Papa. In confronto con Scipione Borghese (il nipote di Papa Paolo V che aveva avuto l’opportunità di estendere il potere della propria famiglia durante i 16 anni del papato dello zio), la posizione dei Ludovisi era relativamente debole: all’inizio del pontificato di Gregorio XV si costruì una base poco consistente contro l’alleanza molto potente della famiglia Borghese, tramite il matrimonio di Ippolita Ludovisi con un membro della famiglia Aldobrandini. Soprattutto su questo punto di vista si spiega l’importanza dei gesuiti ‒ e anche l’erezione del suddetto monumento funebre nella chiesa di Sant’Ignazio ‒ per il potere dei Ludovisi. Il orale della favola è che quanto fatto dalla famiglia Ludovisi si può riassumere con il motto che seguivano i gesuiti (e anche i Ludovisi) ovvero «superare la crisi tramite l’arte».

Pierre Le Gros fu il frutto di un interscambio culturale?

Per quel che concerne l’artista Pierre Le Gros bisogna dire che può essere considerato un esempio di interscambio culturale tra l’Italia e la Francia; un interscambio abbastanza stretto considerando anche la richiesta di Luigi XIV di un progetto berniniano (1664) per la facciata del Louvre o ancora prima la scuola di Fontainebleau (1530-1570 e 1590-1620) di Fancesco I. Solo che in questo caso si tratta di un francese con una certa educazione e tradizione francese che viene in Italia per una formazione professionale assai più ampia e ciò può essere interpretato come conseguenza dei precedenti interscambi culturali.

Per rispondere alla domanda iniziale: di sicuro anche l’arte francese era richiesta in Italia in quel periodo storico, ma in questo caso particolare di Pierre Le Gros è molto più probabile che la fama dell’arte italiana fece desiderare al giovane artista di formarsi in Italia, in particolare, nella Roma barocca.

Bibliografia

Büchel D., Karsten A., Zitzlsperger P. (2002): Mit Kunst aus der Krise?. Pierre Le Gros’ Grabmal für Gregor XV. Ludovisi in der römischen Kirche S. Ignazio, In: Marburger Jahrbuch für Kunstwissenschaft 29, p. 165-198.

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