“Benvenuti nell’era dell’attacco al lavoro e della demolizione del turismo, l’era dei falchi tedeschi pronti ad attaccare con l’austerity. Trent’anni fa tramontava l’Urss, oggi sorge l’Ursula! Il Consiglio Europeo di domani sarà affrontato con la consueta placida ottusità burocratica, con il solito pilota automatico che va incontro alla catastrofe. Imperversa una lingua spenta in cui abbondano parole già consumate come ‘resilienza’ e ‘partenariato’. E non fa eccezione l’intervento senza guizzi del nostro presidente del Consiglio, tutto dentro le strade segnate. E quali strade“. Pino Cabras, deputato e vicepresidente della Commissione Affari esteri e comunitari, guasta l’atmosfera ovattata del partito unico e va all’attacco del premier Draghi, atteso dal Consiglio europeo di domani, 16 dicembre.

Cabras mette nel mirino l’autoritarismo dell’esecutivo sul piano interno e la sua subordinazione totale a Washington in politica estera, con parole pesantissime: “Una gestione del covid sempre più emergenziale, autoritaria, ossessiva, refrattaria a qualsiasi visione alternativa. Siamo entranti nell’era della pandemia totalitaria, che piace alla signora Von der Layen, a suo marito e a tutti i signorotti dei conflitti d’interessi. L’altra strada sbagliata è quella che in men che non si dica può portarci alla guerra. Si stringono infatti i vincoli dell’Unione europea con la NATO, ormai irriconoscibile. Dove ci stanno portando? Possibile che non si voglia fare un bilancio storico e politico sulla NATO di oggi? Siamo nel 2021, l’anno in cui la NATO ha registrato la clamorosa disfatta di un ventennio di invasione dell’Afghanistan. Una disfatta che per l’Italia si aggiunge ad altre sconfitte strategiche degli anni precedenti, quando ha agito da paese vassallo, e non da alleato che difende i propri interessi vitali con uno sforzo di pari dignità. Il caos libico, le sanzioni sempre a nostro danno, e ora la grave crisi energetica, sono il vettore finale di una postura fallimentare, che le premesse di questo Consiglio europeo vogliono aggravare“.

A Draghi, continua l’esponente di ‘Alternativa’, ho detto una cosa paradossale, che proviene da persone pure più giovani di lui: ‘sembra troppo giovane per ricordare’. Draghi, assieme a tutta una doppia generazione di politici europei, sembra non ricordare quanto sia importante la questione degli equilibri strategici nucleari. A differenza delle generazioni politiche europee precedenti, infatti, sono parte di due generazioni che non hanno mai considerato centrale la questione della sicurezza nucleare e del disarmo. Hanno finito per affidare una questione politica primaria alla burocrazia degli specialisti militari. Hanno così dimenticato un tema che un tempo era argomento politico quotidiano per interi popoli. Hanno dimenticato che era un tema vitale, non una questione burocratica da affrontare con l’ennesimo pilota automatico“.

Il deputato sardo marca la sua distanza da chi (la maggioranza dei parlamentari italiani), appiattendosi sulle posizioni di Bruxelles e Washington, non capisce che “non può esserci una sicurezza europea giocata contro la Russia, così come non può esserci una sicurezza russa a scapito della sicurezza europea“. “La Russia, spiega Pino Cabras, è una delle potenze dirigenti dell’azione politica in Europa. Tutti quelli che hanno cercato di cambiare questo stato delle cose con la violenza, si sono scontrati con un sanguinoso fallimento. Se avessero compreso perché nel 1962 gli Stati Uniti non volevano i missili sovietici a Cuba, dietro casa, allo stesso modo capirebbero perché una primaria potenza nucleare non vuole missili a 450 chilometri da Mosca. Chi costruisce solo immagini del nemico e manipola i fatti con attribuzioni di colpa unilaterali, esaspera le tensioni in un momento in cui devono invece prevalere i segnali della distensione. Negli attuali documenti europei sulla crisi ucraina leggiamo invece spinte aggressive che non contemplano punti di vista diversi. Lo spettro delle opinioni è stato ridotto alla visuale di un fucile di precisione“.

Sul covid, sull’economia, sulla pace e sulla guerra, conclude il vicepresidente della Commissione Affari esteri e comunitari, hanno seguito sin qui una linea insensibile che non impara dagli errori. La chiamano ‘mancanza di alternative’. C’è invece un’alternativa: pace sociale, pace europea”.

Ernesto Ferrante
Giornalista professionista, editorialista, appassionato di geopolitica