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L’11 maggio, a Varsavia, si è tenuto un altro processo contro Mateusz Piskorski, politico e politologo e leader del partito polacco d’opposizione Zmiana. Questi era stato arrestato da agenti della sicurezza interna il 18 maggio 2016, giorno del suo compleanno, ed è in carcere da allora. La settimana scorsa, durante il processo, il giudice ha stabilito di prolungare la sua detenzione per altri tre mesi circa, accettando la richiesta dell’ufficio del Pubblico Ministero.

Piskorski era stato accusato di spionaggio per conto della Russia in cambio di denaro, ma non sono state trovate prove che confermino l’accusa: la sua detenzione, quindi, è definibile solo come preventiva. Recentemente, inoltre, sarebbe anche stato picchiato da un responsabile della sicurezza in prigione.

Per via della sua incarcerazione per mancanza di accuse formali, la Polonia era stata accusata da Bruxelles di violazione della democrazia. La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, infatti, recita che “ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi si possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera”. La Polonia, in quanto Stato membro dell’Unione Europea, avrebbe quindi infranto il diritto alla libertà di espressione.

Le attuali autorità polacche sono apertamente schierate a favore della NATO e contro la Russia; Piskorski, invece, è un sostenitore della de-americanizzazione dell’Europa e dell’idea di un’ “Europa da Lisbona a Vladivostok,” implicando un cambio strategico di alleanze in favore della Russia.

Konrad Rękas, il numero due del partito Zmiana, ha detto che dopo l’arresto di Piskorski vi era stato un raid nelle case dei membri del partito ed un controllo dei loro computer. Ha inoltre definito l’arresto del suo collaboratore come “un tentativo di intimidire coloro le cui visioni sulla politica estera, interna e socio-economica differiscano da quelle del governo”.

Janusz Sanocki, membro del Parlamento polacco, scrive che “Piskorski ha sostenuto apertamente l’opzione russa, che essenzialmente lo squalifica come spia russa. Una spia russa dovrebbe piuttosto presentare pubblicamente dichiarazioni ferocemente anti-russe.” E rileva anche che Piskorski, come giornalista e politico, “non ha avuto accesso ai segreti ufficiali, non ha officiato nel Ministero, e quindi la sua utilità come spia sembra essere trascurabile.”

Tatiana Zhadanok, europarlamentare lettone, ha garantito per Piskorski, scrivendo che “qualora le misure preventive in forma di detenzione vengano revocate, Mateusz Piskorski risponderà ad ogni richiesta di apparizione di fronte alle autorità giudiziarie e non ostacolerà i procedimenti in atto.”

Nel frattempo, la stampa polacca mantiene il silenzio sul caso Piskorski. Allo stesso modo, le autorità del Paese hanno lasciato senza risposta il richiamo di Bruxelles riguardo alla violazione della democrazia. Ed il leader del partito Zmiana è diventato il primo prigioniero politico polacco.

Silvia Vittoria Missotti

UN COMMENTO

  1. Aaaa si si questa è la meravigliosa Europa … a cui ogni essere dovrebbe aderire … grandioso … però si possono dire solo le cose previste dal ministero della verità!!! che meraviglia immagino che ci sarà la una lunga fila per entrare in Europa!!! Questa è la democratica Polonia cristianissima naturalmente e i sacerdoti si stanno stracciando le tonache per questo sventurato … che ha osato (udite udite) dire la sua opinione …. e poi dicono che in corea del nord non c’è libertà … invece in Polonia è il paradiso terrestre!!

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