Sessanta storie di maratoneti, raccolte da Marco Patucchi ed estrapolati dalla rubrica “Mappe” che l’autore tiene su Repubblica Sera. Sessanta storie di uomini e di popoli, dal campionissimo Haile Gebrselassie ai maratoneti “per caso”. La corsa sulla lunghissima distanza è utilizzata, sullo sfondo, come metafora del movimento dei popoli, come punto di partenza e di incontro. Baghdad, Atene, Sartre e Pantani entrano nei racconti e diventano parte di quella storia, la storia dei “marathon runner”.

Il libro si apre con una citazione di Emil Zátopek che introduce il capitolo sulla “corsa perfetta”, quella che tutti cercano, ma forse non esiste. Gebrselassie correva con la mano bassa, in un movimento innaturale, ma che gli apparteneva dai tempi della scuola, quando correva con i libri in mano. Filosofie, tecniche, allenamenti. Ma non solo. Spesso è nella natura stessa dell’atleta che si racchiude la sua corsa perfetta.

Aprendo il libro ad una pagina a caso è probabile trovarci scritto sopra “Kenya”. Ovvero la patria dei maratoneti “naturali”: un milone di ragazzini tra i dieci e i diciassette anni che ogni giorno corrono all’incirca una dozzina di miglia per andare a scuola. Sono un popolo in movimento, un Popolo in corsa.

Popoli in corsa.
Storie di vittorie e di sconfittedi Marco Patucchi
Edizioni Correre, 2016
160 pagine, 18 euro

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Responsabile delle pagine sportive. Nato a Trieste, ha scritto "Con lo Spirito Chollima", "Patria, Popolo e Medaglie", "Vincere con Gengis Khan" e "Due a zero". Gestisce il blog "Chollima Football Fans"