Matteo Salvini ha sbagliato tempi e modi della crisi politica. Si è avvicinato alla spina del governo per staccarla senza prima asciugarsi le mani bagnate da un consenso crescente ma “liquido”, di opinione ma non ancora parlamentare. Nel momento di massima debolezza del premier Conte, sfiduciato di fatto dai pentastellati sulla Tav, e con le sedicenti sinistre interne ed esterne a M5S e Pd in affanno, il leader del Carroccio si è cacciato da solo nell’angolo, resuscitando e rivitalizzando la compagnia di giro che da mesi brigava dentro e fuori Palazzo Chigi per “costruire” una nuova maggioranza M5s-Pd-Leu.

Una consorteria rivestita di muffa e lustrini arcobaleno, benvoluta dal quartetto Soros, burocrati di Bruxelles, traghettatori di nuovi schiavi e partito dei giudici. Punti cardinali della bussola dell’anti-sovranità a cui il ministro dell’Interno con la sua improvvida mossa, peraltro non concordata in maniera adeguata come dimostra l’intervista di Giorgetti al CorSera, sta consentendo di indicare la rotta politica.

Il costituendo fronte parlamentare che affosserà la mozione di sfiducia a Conte presentata dalla Lega ha due obiettivi dichiarati: evitare il voto e distruggere Salvini.

Procrastinando il ritorno alle urne, tanti miracolati salverebbero le proprie poltrone, destinate ad essere tagliate non da una legge costituzionale ma da un calcio nel sedere, metaforicamente parlando, da parte degli elettori. Il tempo, poi, potrebbe far sgonfiare l’effetto traino del “Capitano” che, senza la poltrona e i poteri di ministro, sarebbe esposto quotidianamente agli attacchi di chi schiuma rabbia da mesi e alla volubilità di un elettorato i cui consensi sono sempre più fluttuanti e volatili.

Dell’asse M5s – Pd ha scritto oggi con dovizia di particolari anche “Open” di Mentana, tutt’altro che ostile ai “dem”. I mentaniani hanno parlato di “un lavorio febbrile, che ha coinvolto i big delle due parti, ma anche alcuni tessitori, da Bettini a Spadafora, e non solo”, ipotizzando anche la composizione del nuovo governo dell’ammucchiamento.

A Palazzo Chigi andrebbe Raffaele Cantone, il magistrato napoletano fino a poche settimane fa a capo dell’autorità nazionale anticorruzione. Per Giuseppe Conte ci sarebbe quel posto di commissario europeo fino a pochi giorni fa promesso alla Lega, e che lo stesso premier uscente aveva ottenuto nelle trattative di Bruxelles. Conferme per quasi tutti i ministri M5s uscenti, eccetto Danilo Toninelli. Per il Pd rientrerebbero al governo Orlando e Franceschini. Ritorno dietro le quinte anche per Matteo Renzi, riportato al centro della scena dallo scivolone di Salvini, che indicherebbe per un ministero Lorenzo Guerini e forse Raffaella Paita. Per il Viminale, gli openisti hanno fatto il nome di Franco Gabrielli.

Un’ulteriore conferma, nonostante le smentite più di forma che di sostanza dei grillini, è arrivata dal capogruppo dei deputati Pd, Graziano Delrio, che ai microfoni di Radio Capital, intervistato da Massimo Giannini nel suo “Circo Massimo”, ha definito “bacio del rospo” quello tra le due forze. Secondo il rappresentante del Partito Democratico, servirebbe “un accordo alla tedesca, come CDU e SPD, una cosa scritta”.

Con l’equilibrato Luigi Di Maio, soverchiato dai Fico, dai Morra e dai Di Battista, per effetto indiretto dello strappo salviniano, la strada appare ormai tracciata, a meno di clamorosi colpi di scena prima dell’ultima curva. Sul web e nelle strade è palpabile la delusione per la fine di un’esperienza di governo che ha rappresentato una novità assoluta per genesi, caratterizzazione politica e radicamento popolare.

I suturatori (anche il premier Conte negli ultimi tempi è entrato a far parte della categoria dopo un inizio brillante) già in azione con il patto in Europa che ha permesso ad Ursula Von der Leyen di essere eletta a capo della Commissione europea, si fregano le mani nell’attesa di completare un’opera che piacerà molto a francesi e tedeschi.

Con il “cattivone” alle corde, il potere passerà ai “più buoni”, di cui Giorgio Gaber cantava le “gesta” con queste parole, più attuali che mai: “La mia vita di ogni giorno è preoccuparmi di ciò che ho intorno, sono sensibile e umano probabilmente sono il più buono. Ho dentro il cuore un affetto vero per i bambini del mondo intero, ogni tragedia nazionale è il mio terreno naturale perché dovunque c’è sofferenza, sento la voce della mia coscienza. Penso ad un popolo multirazziale ad uno stato molto solidale che stanzi fondi in abbondanza, perché il mio motto è l’accoglienza. E’ il potere dei più buoni è il potere dei più buoni. Son già iscritto a più di mille associazioni. E’ il potere dei più buoni e organizzo dovunque manifestazioni”.

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