Mentre infuria il toto-dosi (di vaccini) e dall’estero, a cadenza quasi quotidiana, ci comunicano il nome di qualche nuova variante di Covid appena isolata, l’esecutivo continua ad operare a colpi di gestione straordinaria.

Nell’Italia dei “migliori” si cambiano più regole e quarantene che mutande. Nel frattempo si ingrossano le file di potenziali contagiati e paranoici conclamati all’ingresso di farmacie e laboratori per l’agognato tampone. Essere “negativi” non è mai stato così piacevole e liberatorio. Il nuovo Superenalotto è oro-faringeo.

L’emergenza sanitaria viene affrontata con misure draconiane che trovano nell’eccezionalità della situazione (anche se poi tanto eccezionale non è, se si considera che va avanti da due anni e mezzo) la loro unica legittimazione. In tale stato d’eccezione le libertà e la coerenza formale dell’ordinamento giuridico, sono state più volte sacrificate. Il ruolo delle istituzioni rappresentative è a dir poco irrilevante e un partito vale l’altro al cospetto di un Draghi sempre più grigio e burocrate.

I diritti di cittadinanza sono, di fatto, subordinati al possesso di un lasciapassare. Chi ne è sprovvisto, è in un certo qual modo “bandito” dal consesso civile. “Fascia” dopo “fascia”, va configurandosi un modello di appartenenza alla società civile basato sull’adesione coatta ad un meccanismo burocratico fatto di crediti sociali.

L’emergenza sanitaria, anche per effetto di una variante (la Omicron) molto contagiosa ma per fortuna non molto dannosa, appare sbiadita rispetto all’emergenza sociale dovuta all’inarrestabile contrazione dei diritti individuali in nome di una non meglio precisata sicurezza collettiva a percentuali variabili.

Nella nuova repubblica fondata sull’ipocondria, in cui l’Agenzia delle entrate avrà il compito di controllare chi non è in regola con le vaccinazioni e sanzionare i trasgressori, si sta aggravando in maniera drammatica la crisi economica, per la gioia di compratori e banche.

Il titolo dei Tg è sempre lo stesso: “Nuovo record di contagi”. Poi parte immancabilmente la solita narrazione di guerra. E’ tutto così tristemente scontato nell’Italia pandemica.

In principio hanno detto che grazie alla vaccinazione di massa si sarebbe raggiunta l’immunità di gregge. Poi hanno rettificato in senso peggiorativo: niente immunità di gregge ma almeno avremmo ridotto la circolazione del virus. Nel frattempo è stato introdotto il green pass con tanto di annuncio trionfalistico: grazie a questo miracoloso lasciapassare, i suoi fortunati possessori sarebbero entrati in ambienti di lavoro sicuri. Ovviamente anche questo non è stato più vero, e hanno dovuto farlo dire ai loro virologi di fiducia: la vaccinazione di massa e il green pass non avrebbero ridotto la circolazione del virus, ma almeno avrebbero svuotato i reparti di terapia intensiva. Il continuo della storia è cosa nota.

Il ritorno alla normalità è sempre una sconfessione più in là. Fine pena mai.

Ernesto Ferrante
Giornalista professionista, editorialista, appassionato di geopolitica