Negli anni ‘90 del secolo scorso si è verificato in Italia un processo di privatizzazione con l’intento di ridimensionare la presenza pubblica nell’intero sistema produttivo del Paese. Lo Stato all’epoca aveva in carico il 16% della forza lavoro del Paese; controllava l’80% del sistema bancario, tutta la logistica (treni, aerei, autostrade), la telefonia, le reti delle utility (acqua, elettricità, gas), pezzi importanti della siderurgia e della chimica, il principale editore del Paese (la Rai) e ancora, assicurazioni, meccanica, elettromeccanica, fibre, impiantistica, vetro, pubblicità, spettacolo, alimentare. Persino supermercati, alberghi e agenzie di viaggi.

L’idea delle privatizzazioni in Italia fu discussa a bordo dello Yacht reale “Britannia” all’inizio della seconda Repubblica che coincise anche con l’ingresso nell’Unione Europea.

Alla riunione parteciparono, oltre ad alcuni banchieri inglesi, anche un gruppo di dirigenti ed economisti di stampo neoclassico italiani: Herman van der Wyck, Presidente Banca Warburg, Lorenzo Pallesi, Presidente INA Assitalia, Jeremy Seddon, Direttore Esecutivo Barclays de Zoete Wedd, Innocenzo Cipolletta, Direttore Generale di Confindustria, Giovanni Bazoli, Presidente Banco Antonveneto, Gabriele Cagliari, Presidente ENI, Luigi Spaventa ed il Direttore Generale del Ministero del Tesoro, Mario Draghi.

Mario Draghi riuscì a limare le contraddizioni normative che ostacolavano il mercato e riuscì ad influenzare il Governo Amato che tramite il decreto del 1992 nº 333 trasformò in SpA le aziende di Stato IRI, ENI, INA, ENEL e sempre nello stesso anno, tramite la legge nº 352, venne tramutato in SpA l’ente Ferrovie dello Stato.

Nel 1999 D’Alema privatizzò Autostrade cedendo in blocco ai Benetton sia il servizio sia di fatto l’infrastruttura.

L’ultimo ente pubblico caduto sotto la scure delle privatizzazioni è l’ENAV (Ente Nazionale Assistenza al Volo), uno degli enti civili ATC (Air Traffic Control) più avanzati al mondo, che secondo i piani del Governo, diventerà la prima società di controllo del traffico aereo al mondo quotata in borsa. A questo link potete avere un quadro più completo delle privatizzazioni avvenute in Italia.

In Europa c’è chi ha privatizzato più di noi ovvero Regno Unito e Spagna; la Gran Bretagna, dal 1979 in poi, ha messo sul mercato ogni asset possibile mentre la Spagna è stata la prima nazione europea a liberalizzare massicciamente la telefonia o gli aeroporti.
Per “sistemare i conti”, il governo di Mariano Rajoy ha addirittura concordato di privatizzare anche gli ospedali. Chi ha privatizzato meno in Europa sono i due Stati che chiedono agli altri rigore ed austerità, Francia e Germania.

La privatizzazione totale che si è messa in moto svilisce nel profondo l’essenza propria delle istituzioni. La funzione sociale viene sostituita dal valore di mercato con un danno alla collettività intera.

Simone Ongari.

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