Putin ordina la distribuzione di svariate tonnellate di cibo in Siria. Il militare russo, colossale nella sua uniforme color ocra sabbia, tiene in braccio un biondo bambino siriano, che nella piccola mano stringe un pacchetto di gallette, il soldato tira fuori un pacchetto di caramelle, il bimbo le guarda con occhi sgranati.

Questa scena è stata ripresa a inizio di aprile in Provincia di Aleppo nel villaggio di Balat, ma sono ormai dozzine le comunità che hanno ricevuto tonnellate e tonnellate di derrate alimentari russe consegnate secondo il programma di aiuti umanitari lanciato da Mosca parallelamente alle sue altre iniziative di sostegno alla Repubblica Araba Siriana.

Mentre i paesi della NATO e dell’UE non solo non fanno niente per aiutare la stabilizzazione siriana, ma anzi, si accordano sul fornire milioni e milioni di Euro al sostenitore di terroristi, Recep Erdogan, Putin agisce sia sul piano militare, su quello politico-diplomatico e su quello umanitario.

Solo negli ultimi giorni lotti da circa 5 tonnellate di aiuti sono stati distribuiti in ciascuna località: a Badu e a Jabriya in Provincia di Homs, ad Abteen in Provincia di Aleppo e a Ruheiba nel Governatorato di Damasco. Gli aiuti consistono in carne e pesce inscatolati, zucchero, farina, legumi e pane fatto con ingredienti importati. Per i bambini sono previste razioni speciali di latte condensato, biscotti e anche dolci e caramelle.

Personale medico militare russo, inoltre, costruisce piccoli ambulatori e postazioni di pronto soccorso in grado di alleviare il carico di lavoro delle strutture sanitarie siriane, spesso in condizioni critiche.

Naturalmente per continuare in questa preziosa opera umanitaria, Putin deve sperare che il cessate-il-fuoco dichiarato a febbraio duri il più possibile, cosa che é già stata smentita dalla ripresa dei combattimenti in certe zone di Latakia, Aleppo, nella Piana di Al-Ghaab e nella sacca Nord della Provincia di Homs seguita alle recenti elezioni parlamentari siriane.

Paolo Marcenaro

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