Vladimir Putin ha spiazzato ancora una volta tutti, ordinando il ritiro della “maggior parte” delle forze russe dalla Siria. Informato Assad, sorpreso Obama, battuto ancora una volta dallo scacchista del Cremlino con una decisione che toglie in un sol colpo agli States e ai loro alleati i pretesti per porre “precondizioni” attraverso i loro emissari al tavolo dei negoziati ripresi oggi a Ginevra tra governo e opposizioni.

L’inviato speciale dell’Onu, Staffan de Mistura, ha parlato di “momento della verità” ma è chiaro che la mossa di Putin scompagina i piani di chi, come lo stesso diplomatico svedese naturalizzato italiano, continua ancora ad intonare il solito ritornello della “transizione politica”.

Il ritiro russo inizierà domani. Il capo del Cremlino, citato dalle agenzie russe, ha dichiarato da diplomatico coi fiocchi quale si è dimostrato sul campo che “gli obiettivi sono stati raggiunti e le forze russe hanno creato le condizioni per far iniziare il processo di pace” e il loro ritiro può essere “una buona motivazione per dare inizio ai negoziati politici tra le forze del paese”.

Bashar al Assad, secondo quanto riferiscono fonti vicine al Cremlino, avrebbe assicurato a Putin di “essere pronto a iniziare il processo politico il più presto possibile”. In una posizione di assoluta forza, aggiungiamo noi, anche grazie all’avanzata poderosa delle sue truppe che, nei primi mesi del 2016, hanno riconquistato parte dei territori occupati dai tagliagole, beneficiando dell’efficace sostegno logistico russo.

L’annuncio fatto dal presidente russo, ha colto di sorpresa la Casa Bianca. Il portavoce John Earnest, si è limitato a sottolineare come gli Usa abbiano ribadito a più riprese che “il prolungato intervento militare di Mosca per sostenere il regime di Assad rendeva progressivamente più difficile gli sforzi per una transizione politica”. Esattamente l’appiglio che Putin ha rimosso con un tempismo perfetto. Il peso delle trattative e la colpa di un loro eventuale fallimento, graveranno adesso su altri attori politici.

Illuminante è a tal proposito quanto detto dal portavoce del presidente russo, Dmitri Peskov, in risposta a chi troppo frettolosamente parla di disfatta del terrorismo in Siria. “Di fatto, ha affermato Peskov, nessun Paese è stato capace di sconfiggere il terrorismo. La leadership legittima della Siria continuerà naturalmente a combattere contro il terrorismo nel Paese”.

Nessuna nuova Yalta, dunque. Al contrario di quanto sostengono alcuni buontemponi da web con pretese da strateghi geopolitici. L’asse tra Russia e Siria è solido. Gli Usa e le fedeli “opposizioni” al tavolo svizzero non possono più sbagliare. E in caso di passi falsi o folgorazioni infauste sulla via di Damasco, la base navale di Tartus e l’aeroporto russo di Hemeimeem (che continuerà ad essere pienamente operativo), nella provincia di Latakia, sono due motivi più che validi per addivenire a più miti consigli.

 

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