L’opera scultorea che più rappresenta la condizione umana: stiamo parlando de Il pensatore di Auguste Rodin, emblema della modernità e di una nuova era. L’Ottocento si chiude con una presa di coscienza dell’uomo, la consapevolezza delle proprie potenzialità e dell’importanza della soggettività. L’uomo moderno pensa, agisce e questo lo rende vivo ma la frenesia dei primi tempi vacilla con l’arrivo del nuovo secolo. La crisi dell’identità in un periodo di profonda incertezza investe l’uomo che inizia a meditare e a cercare risposte nella religione, nella scienza, nell’Umanità.

Lo scultore francese Rodin, definito il padre della scultura moderna, con il suo Pensatore sembra ritrarre l’uomo del suo tempo. L’opera monumentale, in bronzo, risale ai primissimi del Novecento. In un atto di coraggio Rodin rompe con la tradizione del passato, dopo averla accuratamente studiata, aprendosi alla contemporaneità. Il soggetto ritratto “scende dal piedistallo” e dalla posa statica delle sculture neoclassiche. È nudo, molto realistico, ma il suo artefice non si è soffermato sulla resa dei particolari. Non ci mostra le vene pulsare o la carne viva, come i gradi artisti dei secoli precedenti. Rodin ci mostra un uomo comune, seduto in una posizione anche poco elegante ma vera. È una resa originale e moderna ma che conserva alla base quei rimandi alla tradizione antica nelle pose delle sculture malinconiche e in atteggiamento pensieroso. Il pensatore mantiene il gesto consueto della mano su cui si abbandona il volto durante la riflessione.

La nascita dell’opera è legata ad una commissione per la porta di bronzo del Musée des Arts Décoratifs a Parigi: programma iconografico della Porta dell’Inferno erano le immagini dantesche della Divina Commedia. Proprio da Dante nasce il nostro Pensatore. La scultura doveva sormontare la porta, seduta su una roccia, e doveva rappresentare Dante che in meditazione davanti al mondo infernale, osservava e rifletteva sulla condizione dei dannati. Ma Rodin lo concepisce come un personaggio autonomo e la scultura prende vita. Diventa l’uomo contemporaneo che riflette sulla condizione dell’umanità.

Fu Michelangelo, il maestro che più di chiunque altro ammirava, il suo riferimento per le sculture. Il duca Lorenzo de’ Medici di Urbino nella sagrestia di San Lorenzo, a Firenze, viene ritratto dal genio del Rinascimento con lo stesso atteggiamento pensoso che caratterizza la scultura di Rodin. Seguono entrambe una precisa tipologia iconografica che fa riferimento alla vita contemplativa. Dal Buonarroti, durante un viaggio in Italia, riprese anche l’uso del non finito che rese il suo stile innovativo: l’artista francese sceglie di non rifinire la figura ritratta e di lasciarla spesso grezza per aumentarne il significato simbolico che sta alla base della concezione creativa. Rodin preferisce statue poste senza piedistallo, poggiate a terra fra gli uomini, assumendo così una dimensione più umana e reale, e il nudo delle sculture esprime l’erotismo in chiave moderna: la bellezza interiore che è l’essenza dell’uomo, l’intelletto umano e il suo pensiero critico.

Il titolo originario dell’opera era inizialmente Il poeta in riferimento all’Alighieri ma ben presto Il pensatore diventa l’emblema e la rappresentazione della riflessione umana in generale. Quel “Cogito Ergo Sum” che aveva teorizzato Cartesio secoli prima, che molti poeti e letterati riprendono e che agli inizi del Novecento Auguste Rodin immortala.

Rodin e Cartesio… La frase “Cogito Ergo Sum” di Cartesio racchiude un concetto che nasce all’interno della sua opera filosofica Discorso sul metodo. Il significato letterale della frase latina è “Penso, dunque sono”. Secondo Cartesio il dubbio è alla base della vera conoscenza perché solo mettendo in discussione le vecchie conoscenze si può arrivare ad un principio resistente ad ogni dubbio, un principio solido che può diventare la base per le altre conoscenze. Il “Cogito Ergo Sum” è senz’altro un principio resistente ad ogni dubbio da cui è possibile partire. È un criterio di verità, lo percepiamo con massima chiarezza e per Cartesio ciò che percepiamo in modo chiaro e distinto, è vero.

Cartesio ritiene che la conquista del sapere non sia né difficile e né impossibile, a patto che si rispettino alcune regole nella ricerca di tale verità, cioè che si adotti un metodo di ricerca adeguato. Afferma che tutti siamo dotati di “buon senso”, cioè la capacità di discernere il vero dal falso e di accostarsi alla verità, ma il problema sta nel come viene applicato dai singoli. Per applicare correttamente il “buon senso” è fondamentale la “conoscenza”; infatti Cartesio, in vista del bene generale dell’umanità ed appena venuto in possesso di qualsiasi tipo di conoscenza, tenta di renderla nota il prima possibile. Egli inoltre enuncia delle regole del metodo che presenta come il frutto di tutta la sua vita. Ad Auguste Rodin, dunque, vanno riconosciuti il merito ed il primato di aver saputo trasformare in scultura le parole e i concetti espressi secoli prima da Cartesio.

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