L’etimologia del nome che indica la nostra patria è stato oggetto d’indagine fin dall’Evo antico. Alle origini l’Italia era, insieme alle altre terre occidentali, indicata dai Greci come Esperia (in greco ῾Εσπερία, “occidente”), ma con l’evoluzione delle conoscenze geografiche greche questo termine finì per rimanere solo in ambito poetico e per indicare la sola Spagna (Hesperia ultima). Altro termine utilizzato, e che rimase solo nella poetica (ad esempio in Virgilio, Georgiche), era Saturnia Tellus (ovvero “terra di Saturno”) a sottolineare il mito che vedeva Saturno quale primo sovrano giunto nel Lazio dopo che Giove lo cacciò dal regno celeste. Sbarcato sulle coste del Lazio Saturno trovò Giano che era sul colle Gianicolo, e che lo accolse indicandogli come sede il monte che per questo sarebbe stato chiamato Mons Saturninus, e che molto tempo dopo avrebbe preso il nome di Campidoglio.

Il primo ad informarci sulle origini mitiche del termine Italia fu Dionigi di Alicarnasso trasmettendo le parole di Antioco di Siracusa. In origine il sud Italia era abitato dal popolo degli Enotri (che occupava l’attuale Calabria, la Basilicata centrale e meridionale ed una parte del salernitano), che si stanziarono in quelle terre circa 16 generazioni prima della Guerra di Troia, cioè attorno al XV Sec a. C. Originari dell’Arcadia gli Enotri prendevano il nome dal re Enotro, figlio di Licaone, e fratello di Peucezio (che diede nome al popolo dei Peucezi, uno dei tre popoli che componevano gli Japigi, cioè gli abitanti della Puglia). Un giorno salì al trono dell’Enotria il re Italo, il quale trasformò gli Enotri da nomadi ad agricoltori stabili, diede le prime leggi ed istituì i sissizi (i pasti comuni). Inoltre egli fondò la città di Pandosia Bruzia (identificata con l’attuale Acri in provincia di Cosenza) dalla quale regnava quale capitale del suo popolo. Per tutte queste innovazioni gli Enotri decisero di chiamarsi Itali, in onore di Italo, e chiamarono la loro terra Italia. Secondo un’altra versione del mito, dopo la morte del re Italo, gli Enotri si scissero in tre gruppi seguendo tre diversi re e formando gli Itali, i Morgeti e i Siculi.

Un’altra proposta fu quella di Domenico Romanelli, il quale riprese l’ipotesi antica di una relazione tra il nome Italia e i tori. Secondo questa ipotesi il sud Italia era chiamato già cosi dal greco Ouitoluìa, da cui il termine Italòi (al plurale, Italòs), termine con i quale i coloni achei giunti in Calabria indicavano il popolo dei Vituli. I Vituli erano una popolazione che abitava il territorio a sud dell’istmo di Catanzaro, il cui nome deriva dal toro (osco-umbro uitlu, da cui il latino uitellus, il vitello). Quindi, secondo questa ipotesi, Ouitolulìa significava “terra dei Vituli” o “terra dei tori”. A supporto di questa ipotesi esiste la sopravvivenza di numerosi toponimi nell’area con nomi reclamanti il bove (Tauriana, Taureana di Palmi, Gioia Tauro, Taurianova, Terranova Sappo Minulio, Bova, Bovalino, Itala, etc.), oltre al fatto che durante la Guerra Sociale contro i Romani gli Italici scelsero proprio il toro come proprio animale simbolo.

Un’altra ipotesi proposta da G. Rosa vede il termine Italia derivare dal greco Aithalia, in riferimento alla grande presenza di vulcani nel sud, legato al prefisso aith- (presente in termini legati al fuoco), e sopravvissuto nel nome dell’Etna (in greco Aitna, appunto). Un’ipotesi meno nota è di Massimo Pittau: egli rifiuta l’origine greca del nome Italia ritenendo che si attribuisca troppo valore alle indicazioni (indubbiamente etnocentriche) degli autori Greci, e ne propone un’origine Etrusca, con un’evoluzione del nome che va da nord a sud (anziché da sud a nord come abbiamo visto fino adesso). Egli vede l’origine nell’etrusco *vitalu, da cui anche l’etrusco italòs (toro) a seguito di un fenomendo di caduta della “v” che si riscontra spesso nella lingua etrusca. Il termine, peraltro, compare come etnico in un vaso rinvenuto ad Adria (in etrusco Italus, da tradurre probabilmente come “è di Italo”), ad indice del fatto che il termine veniva già da loro utilizzato ad indicare un popolo. Secondo Pittau l’ipotesi dell’origine greca sarebbe da rifiutare in favore di quella etrusca.

In fine si è anche proposta un’origine osco-umbra, dal già visto Viteliù, cui seguì la caduta della “v” nel passaggio alla lingua greca, che poi lo passò al latino. Perciò la Viteliù sarebbe la “terra dei vitelli” (in latino vitulus, in umbro vitlo). Inoltre la prima testimonianza epigrafica del termine Italia compare su una moneta presente a Corfinium datata al 90 a. C. in cui è presente una personificazione della dea Italia con scritto in latino ITALIA ed altre dove simile moneta trova il termine osco VITELIU.

La Dea Italia nella moneta coniata dagli Italici a Corfinio.

Sta di fatto che nel V Secolo a. C. Antioco di Siracusa aveva scritto un trattato intitolato “Sull’Italia” che descriveva il territorio che andava dallo stretto di Sicilia fino al golfo di Taranto ed al golfo di Posidonia. Solo con la conquista Romana, però, il termine Italia prese ad indicare l’intera penisola. Più precisamente il termine indicò il sud Italia fino a tutto il Vsec a.c.; poi si estese ad indicare anche il centro Italia fino al tratto Ancona-Pisa (più precisamente sui fiumi Arno ed Esino); con Silla si ebbe l’aggiunta anche della Liguria “allargata” e del territorio fino al Rubicone (a nord di Rimini); Cesare aggiunse tutta la pianura Padana e le Alpi via via fino al 45 a. C.; con Ottaviano si aggiunse il territorio dell’Istria fino a Pola; infine Diocleziano aggiunse le isole (compresa la Corsica) nel 292 d. C.

L’unità italiana è poi venuta meno con la caduta dell’Impero Romano e rimase un termine esclusivamente geografico fino alla costituzione del Regno Italico (1805-1814) sotto Napoleone che per primo riunì l’indicazione geografica con l’unità politica ed etnica. Con la Restaurazione l’indicazione “popolo italiano” sparì nuovamente, ed in tutta Italia le monarchie tiranniche da ancien régime vietavano ogni riferimento ad una nuova unità italiana, tanto che la gente dovette usare (per mantenere il segreto) l’augurio “VIVA VERDI!” (VIVA Vittorio Emanuele Re D’Italia). Fu solo con il Risorgimento che si poté riottenere un’unità nazionale agognata per 1500 anni (da quel triste 476 d. C.!), portata parzialmente a compimento con la Vittoria della Prima Guerra Mondiale (ricorderete la Vittoria Mutilata), mentre la Corsica era perduta per sempre.

Ancora oggi il termine Italia indica solo una parte di quello che era ciò che i nostri Maggiori vollero fosse l’insieme delle terre e dei popoli Italiani.

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Sabrina Romagnoli (Siena, 1969), si definisce e viene definita "diversamente storica", essendo pure archeologa; ma, sempre per questa ragione, potrebbe esser considerata anche "diversamente archeologa", essendo pure storica. Di conseguenza la definizione di "topo da biblioteca" le va molto stretta, ed infatti chi la conosce sa quanto non le si addica. Laureata all'Accademia di Belle Arti a Firenze (e non solo), studiosa di arte ed in particolare di scultura, esperta di altorilievi e bassorilievi, il suo curriculum è molto ricco, ma per la curiosità dei nostri lettori preferiamo non raccontarvelo tutto in un colpo solo.

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