Ributtante, rivoltante, raccapricciante, raggelante. Non ci vengono in mente altri aggettivi per definire quanto sta emergendo sulla torbida vicenda che ha svelato i legami e gli intrecci esistenti tra componenti del Csm e pezzi del Pd.

“Il verminaio destinato a venire alla luce”, come l’ha definito Giuseppe Ayala, vicepresidente della Fondazione Giovanni Falcone, meriterebbe reazioni forti e prese di posizione nette da parte di quei “custodi” della Costituzione che, invece, continuano a temporeggiare, trincerandosi dietro parole masticate e silenzi indisponenti.

Tra le ultime giornate, quella odierna è stata una delle più burrascose. Un altro consigliere del Csm che incontrò i deputati del Pd, ha dato le dimissioni. Si tratta di Corrado Cartoni, che prima di entrare nell’organismo di autogoverno della magistratura era giudice a Roma. Prima di lui si erano dimessi Antonio Lepre, Luigi Spina e Gianluigi Morlini. Rimane solo Paolo Criscuoli. Il capo dello Stato Sergio Mattarella, in qualità di presidente del Csm, ha già indetto l’elezione suppletiva per due membri dimessi che occupavano i posti riservati ai pm. Al posto degli altri, invece, subentreranno i primi dei non eletti. In parole povere, non ci sarà nessuno scioglimento.

Ciò che ci lascia più sconcertati è il “garbo” con cui la stampa griffata e “togata” sta ovattando agli occhi dei cittadini quelle intercettazioni dalle quali viene fuori un sistema di potere nel potere al cui interno magistrati e vertici politici, forti dei propri agganci privati e protezioni altolocate, brigavano per mettere persone gradite nei posti giusti o per screditare persone sgradite.

Durante la perquisizione a casa del giudice Palamara gli inquirenti hanno trovato fascicoli processuali non assegnati a lui. E una scritta su un fascicolo che deve indignare e far riflettere attentamente su una “notte della Repubblica” che stava passando sotto traccia tra luci d’albergo e champagne: “Udienza da non fissare”.

Veniamo al secondo fatto importante di questo venerdì. L’ex ministro e deputato Pd Luca Lotti ha deciso di autosospendersi dal Partito democratico. E nel farlo se l’è presa con i compagni del suo stesso partito, Zanda in primis, senza risparmiare attacchi e offese. Uno sfogo di rabbia, il suo, che l’ha portato a rievocare episodi del passato e si è concluso con la citazione di una celebre frase di Enzo Tortora, poi assolto da tutte le accuse, quando ai giudici di Napoli disse: “Io sono innocente spero anche voi”.

A Lotti, per il quale la procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio, ha replicato il segretario Pd Nicola Zingaretti parlando di “gesto responsabile”.

Il gioco delle parti in casa Pd, stucchevole e tardivo, ha fatto esplodere il filosofo Massimo Cacciari, che ha scagliato fulmini e saette contro l’ex ministro: “Lotti è un intrallazzatore qualsiasi. È il ceto politico del Pd che dopo la fondazione non è mai riuscito a rinnovarsi, anzi è andato di male in peggio, attraverso meccanismi di pura cooptazione. Gigli magici e cerchietti arcani”.

Anche a Zingaretti l’ex sindaco di Venezia non ha riservato delle tenere carezze: “Vive nell’incertezza, nel dubbio, nei condizionamenti. Perché è debole. È un leader politico debole, non ci sono altre spiegazioni”.

Dalle trascrizioni depositate al Csm dal Gico della Guardia di Finanza di Perugia, traspare la cinica brutalità di uomini che, evidentemente, si ritenevano onnipotenti.

“Noi te lo dobbiamo togliere dai coglioni il prima possibile”, dice uno dei consiglieri a Lotti riferendosi al procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo, che aveva arrestato i genitori di Matteo Renzi. “Se lo mandi a Reggio liberi Firenze”, esclama Palamara. A un certo punto Ferri chiede a Palamara: “Ma secondo te poi Creazzo, una volta che perde Roma, ci vuole andà a Reggio Calabria o no, secondo voi?”. Il pm risponde: “Gli va messa paura con l’altra storia, no? Liberi Firenze, no?”.

“Togliere dai coglioni”, “gli va messa paura”, “se lo mandi a Reggio liberi Firenze”. Non sono i dialoghi tra i protagonisti di una delle serie sulla malavita che tanto successo di pubblico riscuotono. Sono i discorsi di uomini considerati senza macchia da migliaia di cittadini. Un insulto a quella Costituzione che questa volta deve essere sfuggita a qualche suo “garante”.

UN COMMENTO

  1. L’unico commento valido riguarda il Garante di questo CSM, il Capo dello Stato!
    Dove dormiva? Come fa a garantire e far finta di non sapere? Ci è stato pure lui li dentro prima, sa come vanno le cose! Non può far finta di nulla. Sciolga tutto il CSM, tutti a casa e si mettano regole ferree per cui se Magistrati collusi con la politica fanno altri giochetti e ritorsioni del genere vengano puniti esemplarmente e gli si tocchi la pensione con riduzione dei benefici.
    VEDI CHE POI NON LI PRENDONO PIU’ DI QUESTI RISCHI.

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