Qualcuno dirà: “anche se divisi in tante diverse letture ed interpretazioni dei Vangeli, i cristiani sono pur sempre tutti fratelli perché si riconoscono comunque sempre nel medesimo Dio e nel suo messaggio di pace”. Fin qui la cosa ci può anche stare, e a guardar bene non è molto diverso da quello che molti parroci raccontano la domenica a messa (e, prima di loro, pure tanti cristiani, cattolici od ortodossi o protestanti che siano, che in seminario nemmeno ci sono mai entrati).

Però non è che il discorso fili tanto liscio come l’olio, come ci si aspetterebbe. Un qualsiasi cattolico od ortodosso o protestante, per esempio, cosa direbbe di un gruppo religioso che si definisce “chiesa” cristiana e che venera la moglie del suo fondatore, identificandola come la reincarnazione del Messia, ovvero di Gesù Cristo, ritornato con tali sembianze sulla Terra? Non siamo nel Medioevo, ma in ogni caso questo cattolico, ortodosso o protestante griderebbe comunque all’eresia, o quantomeno alla follia. Di sicuro, la cosa gli parrebbe a dir poco blasfema.

Eppure è proprio questo quanto sostengono i seguaci della Chiesa di Dio Onnipotente, nota anche come Folgore da Oriente o Lampo da Levante, nata in Cina nel 1991 e per molto tempo tutto sommato tollerata anche dalle stesse autorità cinesi come una realtà non eccessivamente pericolosa: almeno finché, un brutto giorno, alcuni suoi fedeli non compirono un barbaro omicidio in un McDonald di Zhaoyuan, nello Shandong. Era il 28 maggio 2014 e da quel momento, per le autorità e per il popolo cinesi, quella setta diventò un gruppo terroristico a tutti gli effetti, esattamente come il Falun Gong che si era responsabile di azioni altrettanto eclatanti ed efferrate anni prima (ci si ricordi ad esempio l’auto-immolazione di alcuni suoi membri a Pechino, in Piazza Tienanmen).

Questi delitti settari, spesso plurimi, rappresentarono un duro shock per la Cina di quegli anni, esattamente come avvenuto anche in Occidente per episodi analoghi che anche in quei casi avevano obbligato le autorità a prendere seri provvedimenti, di ordine non di rado proprio poliziesco (si pensi, negli Stati Uniti, alla strage dei Davidiani di Waco, o fra Canada, Svizzera e Francia al suicidio-omicidio degli adepti dell’Ordine del Tempio Solare, o in Giappone agli attentati col gas nervino alla metropolitana di Tokyo condotti dalla setta Aum Shinrikyo; e pure qua in Italia non è che siano mancati episodi di minor gravità, soprattutto per mano di satanisti come la setta dei Bambini di Satana, giusto per citare uno dei fatti di cronaca nera più famosi).

Difficilmente, dunque, il Vaticano potrebbe o dovrebbe guardare con simpatia o con comprensione ad un gruppo tanto pericoloso, che ha dimostrato di non esitare a ricorrere a metodi terroristici o comunque tutt’altro che “cristiani” per predicare e diffondere il proprio verbo. Eppure, se guardiamo, non mancano voci all’interno del Vaticano o vicine al Vaticano che la pensano diversamente. Radio Maria Libera, per esempio, ha sostenuto di recente la tesi che quelli della Chiesa di Dio Onnipotente siano “cristiani perseguitati” dal Partito Comunista Cinese. Anche in questo caso l’accordo stabilito fra Papa Francesco e il governo di Pechino rappresenta il vero obiettivo a cui si vuole colpire, arrivando a fare paragoni col clima di grande cordialità che le autorità vaticane intessavano negli Anni ’30 con figure come Hitler o Mussolini. Tuttavia, il paragone fra Hitler e Xi Jinping ci appare decisamente azzardato ed esagerato, esattamente quanto lo poteva essere quello che persone un po’ più a sinistra mesi fa facevano fra Trump e Mussolini, e via dicendo. Però l’articolo è evidentemente piaciuto nel mondo dei vaticanisti, visto che è stato ripreso anche da altre fonti un po’ più ufficiali.

Del resto, si parte sostenendo la Chiesa di Dio Onnipotente per allargarsi con tutto il resto di corollario di fake news già viste in tanti altri contesti: ad esempio una gestione opaca dell’emergenza da Covid di cui le autorità di Pechino avrebbero approfittato proprio per poter meglio condurre la loro “repressione” dei vari gruppi cristiani. Secondo la fonte, nel 2020 almeno 7055 sarebbero stati i membri della Chiesa di Dio Onnipotente arrestati in Cina, e di questi 21 sarebbero morti in seguito alle torture. Ma sono dati, come ben sappiamo, non verificabili proprio perché inventati di sana pianta da fonti ben alimentate, economicamente parlando (e possiamo facilmente immaginare anche da dove provengano molti di quei denari).

In Italia abbiamo a tal proposito una discreta “esperienza” non soltanto in materia di articoli più o meno “divulgativi” o di “inchiesta” dove vengono narrate informazioni e snocciolati numeri partoriti dalla fantasia, ma anche di testimonianze in diretta (magari in occasione di particolari conferenze, spesso ospitate anche in luoghi istituzionali come università o persino a Roma, magari nei palazzi del Parlamento) sapientemente recitate da “vittime” dall’aspetto tutt’altro che patito o sacrificato. Questo vale sia per la Chiesa di Dio Onnipotente sia per i musulmani, uiguri e non, così come per i buddisti tibetani e non. Del resto, anche il meccanismo dell’immigrazione “a ritmi da catena di montaggio”, soprattutto allo scopo di garantire ospitalità ed asilo politico, si avvale dei medesimi espedienti, con testimonianze e ricostruzioni fabbricate: in quest’ultimo caso la principale “fabbrica di guadagni” e di “carriera”, per molti “operatori di settore”, verte sui migranti provenienti dall’Africa o dal Mondo Arabo. Ma il metodo è lo stesso, pari pari, anche per questi altri casi, riguardanti la Cina o il mondo asiatico, ed in particolare il tema delle “libertà religiose”.

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non alimentare discussioni polemiche e personali, mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected]

Inserisca il suo commento
Inserisca il Suo nome