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Il compianto Girma Asmerom con la cubana Gladys Maria Bejerano Portela.

In tanti dicono che l’Eritrea sia “la Cuba dell’Africa”. Il paragone è azzardato, per non dire improvvido, perché parte da un presupposto negativo a causa di un certo martellamento mediatico che ha ormai pervaso la maggioranza dell’opinione pubblica occidentale (Cuba sarebbe, per costoro, il “male assoluto”, uno degli ultimi regimi “stalinisti” e “liberticidi”, ecc).

Tuttavia, in un senso più “estetico”, ha anche una sua attendibilità. Tanto Cuba quanto l’Eritrea si sono liberate dalle dominazioni precedenti a seguito di una lunga guerriglia, che ha instaurato due governi socialisti, sia pur con delle marcate differenze fra di loro dovute alle diverse condizioni storiche, geografiche e culturali. A L’Avana come ad Asmara si può ammirare un’atmosfera per certi versi similare, con antichi edifici che richiamano ad un passato lontano ma comunque ancora vivo, spagnolo nel primo caso ed italiano nel secondo. Lungo le strade della capitale cubana circolano molte vecchie berline di produzione americana, mentre in quelle della capitale eritrea è facilissimo imbattersi in vecchie FIAT 600 tenute con cura maniacale. Infine, i due paesi vantano ormai da tempo una forte amicizia, di cui fino ad oggi poco s’è parlato.

La Cuba di Fidel Castro, notoriamente vicina all’Africa (Ernesto Che Guevara, prima di morire in combattimento in Bolivia, trascorse molto tempo nel Continente Africano; L’Avana mandò propri volontari in soccorso del governo algerino di Ben Bella, attaccato da quello marocchino; negli Anni ‘70 ed ‘80 aiutò l’Angola contro i tentativi d’invasione dello Zaire di Mobutu e del Sudafrica segregazionista, e si schierò con l’Etiopia in guerra con la Somalia), s’accorse del movimento indipendentista eritreo fin dalla fine degli Anni ‘60. Nel 1967-1968 a Damasco, in Siria, in un paese già all’epoca molto vicino all’URSS e dove ormai da più di un decennio governava il Baath, Cuba concluse un accordo col FLE, il Fronte di Liberazione Eritreo, notoriamente sostenuto dai governi laici e progressisti del Mondo Arabo, Egitto nasseriano in primis. La convinzione dei cubani era che il FLE fosse un movimento soprattutto a carattere socialista, e pertanto fratello. Pertanto molti guerrieri eritrei poterono visitare Cuba, ottenervi borse di studio militari e mediche, e ricevere una formazione nelle tattiche di guerriglia ed anti-guerriglia per cui già allora le Forze Armate Rivoluzionarie cubane erano famose.

Tutto venne meno nel 1970-1971, quando emerse la reale natura politica del FLE, che intanto era entrato in forte crisi e vedeva forti tensioni al suo interno. Erano gli anni in cui nasceva il FPLE, dopo un infruttuoso tentativo dei suoi componenti di modificare l’orientamento del FLE dall’interno. Quando, poco tempo dopo, il regime del Negus in Etiopia crollò, e al suo posto s’affermò il DERG, i cubani credettero di vedere in quest’ultimo un nuovo ed importante alleato. Aiutarono l’Etiopia del DERG nella guerra contro la Somalia, inviando uomini e mezzi, ma contrariamente a quanto sostenuto dai più non intervennero nell’Operazione Stella Rossa voluta da Addis Abeba contro i guerrieri eritrei del FPLE. Gli etiopici s’avvalsero ovviamente dei loro mezzi e del loro sostegno diplomatico e politico, ma le operazioni militari rimasero saldamente nelle mani dell’Etiopia e dell’Unione Sovietica, che con la sua Marina bombardava dal Mar Rosso le postazioni eritree. Per questa ragione gli eritrei, una volta guadagnata l’indipendenza, compresero che i cubani erano, fondamentalmente, dei compagni e degli amici che avevano sbagliato, ma che un rapporto con loro era pur sempre auspicabilmente recuperabile, anche solo per la fiducia e l’aiuto che Cuba gli aveva dato negli Anni ‘60.

Cuba fu fra le prime nazioni al mondo a riconoscere il giovane Stato di Eritrea e ad accoglierlo in seno al Movimento dei Non Allineati, di cui da sempre è uno dei principali animatori e punto di riferimento. Ancora oggi le relazioni fra Cuba e l’Eritrea continuano ad essere positive, e soprattutto in crescita. Il prestigio di cui Cuba gode presso i suoi alleati latinoamericani, a cominciare dal Venezuela, ha indotto quest’ultimi a stringere a loro volta importanti legami con l’Eritrea. Poichè il Venezuela è attualmente membro di transizione dentro il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, il suo voto affinchè siano rimosse le sanzioni contro l’Eritrea è stato determinante, insieme a quello di Russia e Cina. Non ci sono dubbi che, in questa mossa diplomatica del Venezuela, anche Cuba non abbia avuto un proprio ruolo e dato un proprio importante consiglio.

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Nato a Pisa nel 1983. Direttore Editoriale de l'Opinione Pubblica. Esperto di politica internazionale e autore di numerosi saggi.

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