Il Ministro Federale per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo tedesco, Gerd Muller, ad Asmara col Presidente eritreo Isaias Afewerki.

In questi giorni ha suscitato una certa attenzione, tanto a Berlino quanto ad Asmara, l’inasprirsi dei rapporti fra i governi di Germania ed Eritrea, dapprima con una dichiarazione da parte del Comitato per lo Sviluppo del Bundestag, decisamente molto critico nei confronti del governo eritreo e delle sue volontà di collaborazione con la Germania e con l’Europa, e quindi con una replica ancor più severa da parte dell’Ambasciata dello Stato di Eritrea a Berlino, diffusa dall’agenzia governativa Shabait. Com’è stato riportato anche delle autorità eritree, nelle sue conclusioni sulla “cooperazione economica con l’Eritrea”, il Comitato per lo Sviluppo del Bundestag ha letteralmente fatto di tutto pur d’insultare il governo eritreo, non esitando a ricorrere a dati falsi e tendenziosi e addirittura arrivando a mettere incomprensibilmente in secondo piano altri temi di cui per la Germania sarebbe stato sicuramente ben più urgente e sensato occuparsi, come ad esempio l’emergenza da Covid-19.

Il Comitato per lo Sviluppo del Bundestag, per esempio, “non vede alcuna possibilità di cooperazione bilaterale per lo sviluppo” per il semplice fatto che “la leadership eritrea respinge qualsiasi forma di cooperazione”. Non solo ma, sempre a detta del Comitato, vi sarebbe addirittura una vera e propria mancanza dell’Eritrea di “interesse a migliorare le relazioni commerciali, benché abbia diritto a beneficiare dell’esenzione dai dazi doganali”, ma che del resto “a causa delle gravi violazioni dei diritti umani, l’Eritrea non soddisfa i requisiti per la cooperazione bilaterale tedesca”. Tuttavia, tali dichiarazioni naufragano di fronte all’evidenza di ben altri fatti: dall’esperienza sin qui condotta, infatti, risulta che sia stata sempre proprio la Germania a frenare e a porre continue precondizioni per portare avanti la cooperazione, anche quando una delegazione eritrea aveva visitato Berlino con ottime prospettive e potenziale da valorizzare per il futuro. A tacer, poi, dei continui corteggiamenti che per molto tempo la Germania ha fatto alle autorità eritree, anche con visite di proprie personalità ministeriali ad Asmara, pure in quel caso almeno apparentemente foriere di buone premesse.

Andrebbe poi aggiunto come l’Eritrea abbia intrattenuto e continui tuttora tranquillamente ad intrattenere rapporti commerciali con vari paesi europei, compresa la stessa Germania, con la quale tuttavia vi fu un brusco raffreddamento di tali scambi quando, nel 2009, il Dipartimento di Stato USA esercitò su Berlino delle esplicite pressioni affinché stroncasse prima del nascere una trattativa economica su cui le diplomazie tedesca ed eritrea lavoravano insieme pure da molto tempo. Si trattava di un progetto decisamente vantaggioso per la Germania, che dalle miniere eritree avrebbe potuto importare a costi vantaggiosi il rame, a quel tempo già salito a valori di mercato decisamente sostenuti, ed estremamente importanti per la sua industria, oltre a partecipare alla lavorazione dell’oro nell’impianto di Bisha. Vi era un consorzio finanziario formato dalla Banca Tedesca di Sviluppo e dall’IDC del Sudafrica, ed era praticamente tutto pronto ma, a causa del richiamo americano, tutto venne revocato all’ultimo minuto. Con una certa malizia, l’Ambasciata eritrea a Berlino ha così voluto ricordare al governo tedesco quel non poi così lontano episodio, aggiungendo che se ne può trovar abbondante menzione anche nei “cables” di Wikileaks.

Vi è poi anche un altro nodo che ha pesato a lungo sui rapporti fra Germania ed Eritrea, ed è costituito dal fatto che Berlino abbia appoggiato fino all’ultimo momento il precedente governo etiopico guidato dal Fronte Popolare di Liberazione del Tigray, responsabile della guerra d’aggressione contro Asmara del 1998-2000 e che anche in seguito, pur avendo firmato gli Accordi di Algeri, ne ha violato i contenuti continuando ad occupare le aree di confine eritree che invece avrebbe fin da subito dovuto evacuare, come previsto dalla Commissione ONU delegata proprio a tracciarne la precisa demarcazione. Non si è trattato, ovviamente, solo di un appoggio politico, ma anche militare, dato che in tutti questi anni la Germania ha rifornito con la sua industria bellica gli arsenali etiopici di armamenti verosimilmente usati anche in altri contesti, sia interni (la repressione sulle popolazioni Oromo ed Amhara di tre anni fa) che esterni (l’invasione della Somalia del 2006, oltre ai ripetuti attacchi di confine con la stessa Eritrea negli anni seguenti al conflitto).

Infine, come viene correttamente fatto notare dalla nota dell’Ambasciata eritrea a Berlino, anche la politica tedesca e dell’intera UE nel suo complesso di continuare ad incoraggiare l’emigrazione di giovani dall’Eritrea (così come dal resto dei paesi africani) con la politica delle “domande d’asilo” facili ed agevolate, rappresenta un ulteriore colpo basso, teso ad impoverire il paese così come il resto del Continente di forza lavoro e delle sue risorse umane, compromettendone inevitabilmente il futuro. E’ difficile, insomma, intrattenere rapporti costruttivi con chi, in realtà, fa di tutto per operare in direzione contraria.

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