9/11 Twin Towers - Torri Gemelle

L’11 Settembre 2001, ormai quindici’anni fa, quattro aerei di linea compirono in terra statunitense una delle più grandi stragi dell’era contemporanea.

Il mattino di quel giorno due aerei Boing 767 si schiantarono contro le due torri, dette Twin Towers, del World Trade Center, conglomerato edile di Manhattan che ospitava uffici, aziende e centri del commercio per un totale di 50.000 tra impiegati, lavoratori e dirigenti e un qualcosa come 200.000 visite giornaliere. Lo schianto dei due aerei commerciali, provocò forti incendi sino al crollo dell’intera struttura delle due torri.

Sempre quel giorno presero parte all’attentato altri due aerei dirottati. Il primo di questi andò a schiantarsi al Pentagono, situato in Virginia, provocando circa 300 morti, il secondo tentò di raggiungere la Casa Bianca a Washington senza riuscirci, schiantandosi in Pennsylvania.

Alla fine saranno circa 3000 le vittime e migliaia di feriti. Gli attentatori furono contati in 19, riconducibili all’organizzazione terroristica di Al Qaeda, la maggior parte dei quali provenienti dall’Arabia Saudita.

Un casus belli che il 7 ottobre di quell’anno consentì a George W. Bush di portare in guerra la NATO contro il regime dei Talebani in Afghanistan, ritenuto responsabile dell’accaduto. Fu proprio durante l’invasione sovietica di Kabul che l’organizzazione terroristica cominciò a formarsi per mano del facoltoso saudita Osama bin Laden, in un contesto nel quale gli Stati Uniti e i paesi arabi del Golfo sostennero e finanziarono i mujaheddin in chiave anti-sovietica, sino all’instaurazione del regime islamista. Da allora nonostante il regime dei talebani sia stato sconfitto e un nuovo governo democratico è stato installato, la guerra è ancora in corso con un contingente USA e NATO ancora cospicuo presente nella regione.

Tuttavia gli attentati dell’11 settembre e le loro conseguenze hanno lasciato e lasciano ancora qualche perplessità. Innanzitutto sulla reazione americana di dichiarare guerra all’Afghanistan (e poi addirittura all’Iraq baathista di Saddam Hussein), quando forse ieri come oggi un isolamento delle facoltose petromonarchie del Golfo e la rinuncia ai loro emolumenti sarebbe la medicina migliore per il terrorismo islamico (si guardi i finanziamenti ricevuti dalla fondazione Clinton per le elezioni presidenziali di Novembre prossimo).

In seconda battuta le dinamiche e le motivazioni dell’attentato, che al di là di qualche eccessiva interpretazione complottistica non hanno mai convinto sino in fondo: è dura pensare che Osama bin Laden avesse davvero qualche interesse a colpire uno stato come gli USA che indirettamente ne avevano favorito l’ascesa. Mentre una vera e propria indagine sugli attentatori, se non un affrettata “versione ufficiale”, non è mai stata condotta sino in fondo, senza contare il fatto che trovare qualcuno addestrato a pilotare aerei complessi come dei Boing non dovrebbe essere così semplice.

Un’altra “stranezza” fu il fatto che piuttosto che inscenare una crisi diplomatica con i sauditi, le critiche dell’amministrazione Bush furono condotte verso un altro alleato nel sostegno ai jihadisti in Afghanistan: i pakistani. Segno che al di là di ogni ipotesi sull’attentato che probabilmente (a meno di affidarci a qualche ipotesi sui generis dei soliti bloggher complottisti) non sapremo mai, l’amministrazione Bush ha sacrificato la ricerca della verità sull’accaduto ai propri interessi geopolitici: la voglia di sistemare una regione incontrollabile come l’Afghanistan dei talebani e di far fuori in fretta un personaggio scomodo come Saddam Hussein ha prevalso su ogni altra cosa.

Una vera e propria ingiustizia che da 15 anni si ripete contro le vittime e i loro familiari. Oggi il (New) World Trade Center è stato ricostruito e inaugurato ben due anni fa, ma la lotta al terrorismo compiuta dagli USA continua a non essere efficace e ad assecondare, anche nell’era Obama, i propri interessi alla sicurezza e agli equilibri del mondo contemporaneo. Ma a differenza dell’era neocon deve fare i conti con la crescita di altri attori geopolitici come la Russia, che stanno conducendo alla costruzione di un mondo più equilibrato dal punto di vista politico.

Mirco Coppola

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